III a DOMENICA T.O. ANNO C 2013
LETTURE : Neemia 8, 1-4a. 5-6. 8-10 1 Cor 12, 12-30 Lc 1, 1-4; 4, 14-21
La liturgia della terza domenica di quest’anno ci presenta
due assemblee di fronte alla Parola di Dio: la prima nel Libro di Neemia, la seconda
nell’Evangelo secondo Luca. Luca, all’inizio della sua opera, riportata nella
prima parte dell’Evangelo che commenteremo, assicura - rivolgendosi a Teofilo
- che quello che scrive lo ha udito
personalmente da testimoni oculari, da coloro che hanno vissuto gli eventi che
narra riguardanti le opere e la persona di Gesù. Luca non ha conosciuto Gesù,
per questo ha fatto delle ricerche accurate presso coloro che si sono messi a
servizio della Parola di Dio, perché quello che trasmette alle generazioni
future sia realtà sicura.
La prima Lettura ci
presenta il popolo ebraico dopo il ritorno dall’esilio di Babilonia,
radunato come un sol uomo, in piazza, al quale il sacerdote e
scriba Esdra legge, proclama solennemente la Torà (termine ebraico che significa insegnamento,
tradotto in greco impropriamente con Legge; la Torà è il Pentateuco) a tutti coloro che erano in
grado di comprendere. Tutto il popolo tendeva l’orecchio al Libro della
Legge. Esdra benedice il Signore e tutto il popolo risponde Amen! Amen!
Tutti alzando le mani si inginocchiavano, si prostravano
con la faccia a terra ….e piangevano. I leviti leggevano, spiegavano e
facevano comprendere il senso della Scrittura. La lettura della Parola di
Dio era fatta in ebraico, tradotta e spiegata in aramaico, la lingua parlata
dal popolo.
Questa lettura ci presenta uno schema di Lectio divina. C’è
la benedizione del sacerdote Esdra, la lettura del testo,
(lectio), la spiegazione (meditatio), perché chi ascolta possa
comprendere; la preghiera (oratio) delle persone che alzano le mani, si
inginocchiano, si prostrano e piangono, preghiera che può essere intercessione,
richiesta di perdono, supplica, lode. E nell’esortazione alla gioia possiamo
intravvedere il momento della contemplazione (contemplatio), dono del
Signore che fa assaporare la
Parola. Segue poi l’attualizzazione nella vita
concreta che qui è la condivisione dei beni con i fratelli.
La parola di Dio si attualizza e porta frutto in chi
l’accoglie con fede e penetrando nel cuore lo cambia, provoca il pentimento,
non lascia indifferenti se è ascoltata con fede, perché “la
Parola di Dio è viva, penetrante e tagliente come una spada a
doppio taglio “(Eb 4, 12). La
Parola di Dio con le sue esigenze può anche creare un certo
sgomento, passeggero, ma è soprattutto portatrice di gioia. Per questo Esdra esorta
il popolo a non fare lutto, a mangiare carni grasse, a bere vini dolci e a
mandare porzioni a chi non ha nulla, come segno di fraternità, di
unità, di comunione. Non è solo la semplice gioia del banchetto, ma la gioia
profonda di chi pone la propria felicità nell’ascolto della Parola di vita: “perché
la gioia del Signore è la vostra forza”. Messaggio
bellissimo che dovrebbe concludere anche le nostre celebrazioni.
La prima e la terza lettura hanno dei punti in comune:
*il rientro in patria
del popolo ebraico dopo l’esilio di Babilonia,di Gesù dopo i quaranta giorni
nel deserto
*una persona che legge
la Parola di
Dio (Esdra – Gesù)
*una comunità in
ascolto
L’ Evangelo: nella seconda parte, ci presenta Gesù che, dopo
quaranta giorni nel deserto, con la potenza dello Spirito torna in
Galilea, nella terra dov’era vissuto fino all’età adulta, nella terra
disprezzata perché crocevia di pagani, ma proprio in quella terra esplode la
salvezza per la forza dello Spirito.
Matteo e Marco collocano l’episodio di Nazaret nel mezzo della vita
pubblica, Luca invece lo pone all’inizio. Gesù entra di sabato nella sinagoga e
si alza a leggere. Gli danno il rotolo del Profeta Isaia. Tutti gli
occhi sono su di Lui. Aperto il rotolo si ferma sulle parole del profeta.
Questa scena è piena di significato. Gesù entra di sabato nella sinagoga, come
più tardi farà Paolo (At 13, 14-41.
42-48; 17, 2-4; 18, 4) e definisce la sua missione, potremo
dire che presenta il suo programma, quello preparatogli dal Padre, partendo
dalle parole di Isaia 61, 1-2 che compie (gr. pléròo Lc 24,44) “oggi”.
Come il Profeta, Gesù ha ricevuto lo Spirito (Santo) per proclamare la
buona novella ai poveri, per portare agli infelici la libertà e la luce. Gesù è
venuto per tutti i poveri che siamo noi. Letteralmente qui i poveri sono coloro
che vanno curvi, che non hanno nemmeno il coraggio di alzare la testa, coloro
dei quali nessuno si occupa, gli afflitti di ogni specie, gli “anawim” coloro
che pongono la fiducia solo nel Signore. Pensiamo alle beatitudini. Gesù è
venuto a proclamare ai prigionieri e agli oppressi la liberazione e ai ciechi
la vista non soltanto quella fisica, ma anche a dare la possibilità di vedere
oltre le realtà terrene con gli occhi del cuore. Per questi poveri la venuta di
Gesù è una buona notizia, quella della loro liberazione che è anche salvezza e
perdono di Dio. Ci sono tante forme di schiavitù e di oppressione anche ai
giorni nostri che penso non sia necessario elencare. E noi stessi possiamo
dirci veramente liberi? Gesù è venuto a liberarci da ogni legame e a proclamare
un anno di grazia del Signore. Gesù non è un profeta come gli altri: ha
ricevuto l’unzione dello Spirito in pienezza (3, 22; 4, 1-4), tutta la sua storia è spinta da
questa forza e condotta da questo Spirito (23, 46). Con la venuta di
Gesù inizia il tempo della grazia (4, 19. 22). Egli è venuto a proclamare un
anno di grazia del Signore.
Questa presentazione
del messaggio di Gesù è significativa. Mt 4, 17 riassume il messaggio
nell’invito alla conversione perché il regno di Dio è vicino, così pure Mc 1,
14-15 con l’aggiunta che, Gesù proclama la buona novella e il compimento del
tempo. Luca parla come Marco della buona notizia (v. 18) e del compimento della
Scrittura (v. 21), ma il centro del messaggio non è più il Regno: è la persona
di Gesù. Per questo tutti gli occhi
sono su di Lui che oggi realizza, “compie” (gr. pléròo Lc 24,44 )la
parola del Profeta e inaugura l’anno di grazia, l’anno della gratuità. E’ l’anno giubilare in cui ogni debito era
condonato e le terre tornavano al primitivo proprietario, perché la terra è di
Dio e nessuno se ne può appropriare.
Gesù dichiara apertamente di essere il profeta messianico
annunciato da Isaia. L’oggi significa che la profezia di Isaia diventa
realtà: che Colui di cui parla il profeta è qui. Non è soltanto un oggi
temporale, ma un compimento, un oggi che è iniziato ma che continua nel tempo
della Chiesa. Le parole pronunziate a Nazaret tendono a fondersi con la sua
persona e con il suo messaggio, perché
la sua è una parola che compie ciò che annunzia ed è Parola incarnata in
Gesù.
Gesù dopo aver letto la Parola non fa la spiegazione del testo, ma dice
semplicemente: “Oggi si è compiuta questa parola che avete ascoltata” e
la sua parola può compiersi, attualizzarsi anche in noi oggi, nell’eucaristia, nella misura in cui
l’accogliamo con fede e teniamo i nostri occhi fissi su di Lui.
Passi da consultare:
1 Cron 16,36; Ne 13,24; Sal 18,9; 118,77.92.174; Gv 7,16.
SALMO RESPONSORIALE 18 (19)
La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.
I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.
Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.
Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore mia roccia e mio redentore. Gloria…
PREGHIAMO
O Padre, tu hai mandato tuo il Cristo, re e profeta, ad
annunziare ai poveri il lieto messaggio del tuo regno, fa’ che la tua parola,
che oggi risuona nella chiesa, ci edifichi in un corpo solo e ci renda
strumenti di liberazione ed i salvezza. Te lo chiediamo nel nome del nostro
Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio
e vive e regna con te nell’unità dello
Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.
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