martedì 18 dicembre 2012

IL ROVETO ARDENTE - Cellulone del 17.12.12


Siamo davanti al Roveto Ardente. Passiamo stare davanti a Lui in due modi. O come un materiale infiammabile o come un materiale refrattario. Può anche accadere che una parte di noi è infiammabile e un'altra parte è refrattaria. C'è anche una terza situazione che è quella di contenere il fuoco. E' quello che fa la stufa. Come vogliamo stare davanti al Roveto Adente?
A un anno dalla mia presenza qui, ho capito che sono chiamato a portare avanti un'opera iniziata, un'opera che non ha, per la prima volta il mio “copyright”. Questa è una esperienza nuova e bellissima, perché noi siamo trasmettitori e non inventori. Io sono felice della nostra realtà delle cellule . Come proseguire allora? Aumentando di numero le cellule? Questa certamente è la volontà di Dio, ma l'obbiettivo si raggiunge solo se ci radichiamo in Gesù. Alla domanda perché ci troviamo volentieri in cellula, la risposta dovrebbe essere una sola: perché non possiamo tacere di condividere l'incontro con Gesù. Perché evangelizziamo? Perché non possiamo tacere l'incontro con Gesù. Non l'incontro che ho avuto, ma l'incontro che ho con Gesù. Solo il verbo coniugato al presnte da forza alla nostra condivisione e della nostra evangelizzazione. Non si evangelizza raccontando che un giorno di tanti o pochi anni fa ho avuto l'incontro con il Signore. La gente ha fame del pane fresco, non di quello secco e nemmeno di quello tirato fuori in fretta dal freezer e in un attimo riscaldato al forno.
Noi non possiamo essere refrattari con il ghiaccio delle nostre freddezze al fuoco del Signore. Noi non possiamo nemmeno essere delle stufe che riscaldano e basta. Noi dobbiamo essere incendio per Dio. Si diventa fuoco a contatto con il fuoco.

L'essere afferrati, ghermiti, conquistati, incendiati, da Cristo fuoco è un'azione violenta del suo amore, della sua carità. Soffermiamoci su questa espressione. San Paolo lo lascia intendere quando scrive: L'amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro (2 Corinti 5,14-15). Il verbo greco συνεχει ha diverse sfumature, che non si riescono a rendere con un solo termine. Per esprimere appieno il valore di questo verbo occorre tradurlo con più parole perché se non si può definire l'amore di Cristo lo si può, tuttavia, descrivere: esso contiene, unifica, sostiene, guida, sospinge, abbraccia, stringe, travolge, coinvolge, reclama, obbliga, costringe, brucia, opprime, affligge, comprime, sequestra e tormenta. Il suo amore è talmente sconfinato, esagerato, che non si può ridurre a una sola funzione. Essa comprende sia un aspetto negativo come opprimere, sia un aspetto positivo come abbracciare. Se dovessimo scegliere un verbo che non escluda gli altri, ma li comprenda, dovremmo pensare a tormentare. Il credente è tormentato da questo amore pressante di Gesù che non lascia tregua. Dove sta tutto il tormento? Sta nel fatto che l'amore di Gesù non solo si riceve, ma anche si dona così come lo si riceve, nella stessa misura e nella stessa qualità. La carità di Cristo ci infiamma e ci tormenta al punto che distrugge la nostra bramosia di vivere sempre e soltanto per noi stessi e ci costringe a vivere per Cristo. Dio ci ama con violenza!
Ricordo una poesia di J.Donne, poeta inglese del 1600 dove chiede a Dio che sia violento e forte perchè lotti e vinca con ciò che lo allontana da lui:

Sfascia il mio cuore, Dio in tre persone!
Per ora tu solo bussi, aliti, risplendi e tenti di emendare.
Ma perché io sorga e regga, tu rovesciami e piega la tua forza
a spezzarmi, ad esplodermi, bruciarmi e farmi nuovo.
Usurpata citta', dovuta ad altri, io mi provo a farti entrare, ma ahi! Senza fortuna.
La ragione, in me tuo vicerè,
mi dovrebbe difendere ma è
prigioniera e si mostra molle o infida.
Eppure teneramente io t'amo e vorrei essere riamato.
Ma fui promesso al tuo nemico.
Divorzami, disciogli, spezza il nodo, rapiscimi, imprigionami:
se tu non m'incateni non sarò mai libero, casto mai se tu non mi violenti.

Quindi Dio è violento perchè è violento chi ci vuole strappare da Lui. Dio usa le stesse armi del nemico. Pensate a quello che può fare Dio pur di averci!

E per questo che la nostra parrocchia avrà l'adorazione perpetua. Un desiderio che covavo nel cuore finché un giorno, parlando con Salvatore, ho avvertito che quel desiderio di adorazione era il bisogno più o meno conscio di tutti. Non solo di tutti noi, ma di tutti in generale.

                                                                                             Don Livio






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