A un anno
dalla mia presenza qui, ho capito che sono chiamato a portare avanti
un'opera iniziata, un'opera che non ha, per la prima volta il mio
“copyright”. Questa è una esperienza nuova e bellissima, perché
noi siamo trasmettitori e non inventori. Io sono felice della nostra
realtà delle cellule . Come proseguire allora? Aumentando di numero
le cellule? Questa certamente è la volontà di Dio, ma l'obbiettivo
si raggiunge solo se ci radichiamo in Gesù. Alla domanda perché ci
troviamo volentieri in cellula, la risposta dovrebbe essere una sola:
perché non possiamo tacere di condividere l'incontro con Gesù.
Perché evangelizziamo? Perché non possiamo tacere l'incontro con
Gesù. Non l'incontro che ho avuto, ma l'incontro che ho
con Gesù. Solo il verbo coniugato al presnte da forza alla
nostra condivisione e della nostra evangelizzazione. Non si
evangelizza raccontando che un giorno di tanti o pochi anni fa ho
avuto l'incontro con il Signore. La gente ha fame del pane fresco,
non di quello secco e nemmeno di quello tirato fuori in fretta dal
freezer e in un attimo riscaldato al forno.
Noi non
possiamo essere refrattari con il ghiaccio delle nostre freddezze al
fuoco del Signore. Noi non possiamo nemmeno essere delle stufe che
riscaldano e basta. Noi dobbiamo
essere incendio per Dio. Si diventa fuoco a contatto con
il fuoco.
L'essere
afferrati, ghermiti, conquistati, incendiati, da Cristo
fuoco è un'azione violenta del suo amore, della sua carità.
Soffermiamoci su questa espressione. San Paolo lo lascia intendere
quando scrive: L'amore
del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per
tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché
quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è
morto e risorto per loro (2
Corinti 5,14-15). Il verbo greco συνεχει
ha
diverse sfumature, che non si riescono a rendere con un solo termine.
Per esprimere appieno il valore di questo verbo occorre tradurlo con
più parole perché se non si può definire l'amore di Cristo lo si
può, tuttavia, descrivere: esso contiene,
unifica, sostiene, guida, sospinge, abbraccia, stringe, travolge,
coinvolge, reclama, obbliga, costringe, brucia, opprime, affligge,
comprime, sequestra e tormenta. Il
suo amore è talmente sconfinato, esagerato,
che non si può ridurre a una sola funzione. Essa comprende sia un
aspetto negativo come opprimere,
sia un aspetto positivo come abbracciare.
Se dovessimo scegliere un verbo che non escluda gli altri, ma li
comprenda, dovremmo pensare a tormentare.
Il
credente è tormentato da questo amore pressante di Gesù che non
lascia tregua.
Dove sta tutto il tormento? Sta nel fatto che l'amore di Gesù non
solo si riceve, ma
anche si dona così come lo si riceve, nella stessa misura e nella
stessa qualità. La carità di Cristo ci infiamma e ci tormenta al
punto che distrugge la nostra bramosia di vivere sempre e soltanto
per noi stessi e ci costringe a vivere per Cristo. Dio
ci ama con violenza!
Ricordo
una poesia di J.Donne, poeta inglese del 1600 dove chiede a Dio che
sia violento e forte perchè lotti e vinca con ciò che lo allontana
da lui:
Sfascia il mio
cuore, Dio in tre persone!
Per ora tu solo
bussi, aliti, risplendi e tenti di emendare.
Ma perché io
sorga e regga, tu rovesciami e piega la tua forza
a spezzarmi, ad
esplodermi, bruciarmi e farmi nuovo.
Usurpata citta',
dovuta ad altri, io mi provo a farti entrare, ma ahi! Senza fortuna.
La ragione, in me
tuo vicerè,
mi dovrebbe
difendere ma è
prigioniera e si
mostra molle o infida.
Eppure
teneramente io t'amo e vorrei essere riamato.
Ma fui promesso
al tuo nemico.
Divorzami,
disciogli, spezza il nodo, rapiscimi, imprigionami:
se tu non
m'incateni non sarò mai libero, casto mai se tu non mi violenti.
Quindi Dio è
violento perchè è violento chi ci vuole strappare da Lui. Dio
usa le stesse armi del nemico. Pensate a quello che può fare Dio pur
di averci!
E per questo che la
nostra parrocchia avrà l'adorazione perpetua. Un desiderio che
covavo nel cuore finché un giorno, parlando con Salvatore, ho
avvertito che quel desiderio di adorazione era il bisogno più o meno
conscio di tutti. Non solo di tutti noi, ma di tutti in generale.
Don
Livio
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