Sof 3, 14 -18; Fil 4,
4-7; Lc 3, 10 -18
Il tema centrale della liturgia della
Parola di questa domenica è la gioia che è un dono da accogliere.
Nel Prologo, v. 15 della RB dice san Benedetto: “C’è qualcuno che desidera la
vita e vuole vedere dei giorni felici?”(Sal 33, 13) e invita a rispondere
al Signore che cerca operai per la sua messe. Nella fede
cristiana vivere la volontà di Dio è il massimo della gioia del vero credente. S.
Paolo, nella lettera ai Galati ci mostra la gioia come frutto dello Spirito
(5,22). Stiamo attenti però, perché si può frapporre degli ostacoli a questa
gioia. Le letture di questa domenica ci aiuteranno a identificarli per poterli
rimuovere.
Nel
suo libro il profeta Sofonia ci racconta uno dei momenti più difficili della
storia d’Israele. Dice che in Gerusalemme tutti sono corrotti: il re, i
sacerdoti, i profeti e i giudici; il popolo ha abbandonato la fede e tradito il
suo Dio. Come tutti i profeti anche Sofonia pronuncia in nome di Dio delle
minacce e castighi (Sof 1, 2 – 3; 15 – 16). Poi improvvisamente rivolgendo al
popolo dice: “gioisci, esulta, sii felice, rallegrati con tutto il cuore!
(v.14), “ non temere, non lasciarti cadere le braccia!” (v.16). Qual è la
ragione di questo cambiamento? Nel versetto 15 si legge così: il Signore
ha rievocato la condanna! Allora viene spontaneo
un’altra domanda: allora i castighi minacciati? Però bisogna tenere in mente che
nel linguaggio biblico l’ira di Dio, la giustizia di Dio non significa Dio
perde la pazienza come noi e si arrabbia per la malvagità degli uomini e decide
di punirli. Nella bibbia l’ira di Dio e la giustizia di Dio non si scaglia
contro i peccatori e i malvagi ma, contro il PECCATO. Giorno d’ira quindi è il
giorno in cui si trionfa il suo AMORE. In questa breve profezia il profeta
Sofonia annuncia la vittoria dell’amore di Dio sul peccato e la trasformazione
radicale della situazione sociale, politica e religiosa. Ecco la ragione per cui
invita tutti i poveri del paese a gioire.
Quando Paolo scrive questa lettera alla
comunità di Filippi, con tutta probabilità si trovava in carcere a Efeso. Aveva
tutte le ragioni per essere triste e abbattuto. Invece nella sua lettera
riscontriamo molte volte l’invito di essere nella gioia. (Fil 2, 17 – 18; 3, 1;
4, 4 – 5) Qual è il motivo di questa gioia? Sicuramente non il successo nella
vita o la buona salute. Neppure il buon andamento dell’economia o l’assenza
delle preoccupazioni ma, la certezza che “il Signore è vicino!” (v.5) Questa
“esperienza” rende il discepolo affabile e generoso nei confronti di tutti. Chi
crede che tutto ciò che accada non sfugge al progetto di Dio non si dispera mai,
ma espone al Signore ogni sua necessità nella preghiera e da quest’unione con
Dio ottiene come dono la pace.
Il brano del Vangelo di oggi è tratto dal
secondo preludio del Vangelo secondo Luca. Per merito suo possiamo collocare la
storia del Maestro e l’intervento di Dio nel mondo e la sua venuta nella nostra
storia, in un ambiente ben preciso. I primi versetti del capitolo 3 appunto ci
riferisce tutto questo. La pericope nostra riassume una parte della
predicazione del Battista. Se ascoltiamo con attenzione l’inizio della
predicazione del Battista, non ci sembrerà come buona notizia. Notate i
versetti 7 – 10. E non ci sembrerà neppure in armonia con il tema della gioia
che caratterizza questa domenica. Per non equivocare certe sue espressioni leggiamo
per primo il v. 18 e alla luce di questo versetto costruiamo la nostra
riflessione. Soffermiamo sui versetti 10
– 14. Ci sono tre gruppi di persone (il popolo, i pubblicani e i soldati) che
vanno a chiedere al Battista: “Che cosa dobbiamo fare?”
(v. 10. 12. 14). Io prenderei il dialogo
di queste persone con il Battista come spunto di riflessione per prepararsi a
incontrare Gesù che viene. Nell’opera di Luca queste domande (At 2,37; 16, 30;
22,10) indica la completa disponibilità di uno che vuol accogliere la volontà
di Do e che chiede un’indicazione sul cammino
da intraprendere.
In questo dialogo delle persone con il Battista,
l’evangelista Luca ci fa una catechesi e ci mostra il cammino che ci porta alla
vera gioia, all’incontro con Gesù che abita in mezzo a noi. Nel mondo esistono
molte allegrie che non sono cristiane ... Per entrare nella vera gioia il
Battista esige dai suoi interlocutori qualcosa di molto concreto: una revisione
radicale della propria vita a partire dal principio etico dell’amore al
fratello. Al popolo dice di condividere i loro beni con i più bisognosi. Il
pubblicano è il simbolo di colui che maneggia il denaro in modo “disinvolto”,
quindi chi compra e vende senza scrupoli pensando solo al proprio tornaconto,
imbrogliando, truffando e approfittando degli altri. Il soldato è il simbolo di
coloro che possono abusare della loro forza, ad es. chi si approfitta del posto
che occupa, della professione che svolge per dominare e per sopraffare i più
deboli. A questi due gruppi dice di rifiutare ogni forma di abuso, di
prepotenza, di ruberie nei confronti del fratello. Anche san Benedetto sempre
nel Prologo cita i Salmi 14, 2-3 e 33, 14-15 indicando la via per chi desidera
ad abitare con Dio e vuol dimorare nella Sua casa.
La lettera agli Ebrei 10, vv.7 e 9 ci
illumina sul senso dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Con la sua venuta egli
ha dichiarato chiuso il tempo delle offerte e degli olocausti, delle pratiche
rituali e di cerimonie esteriori. Una liturgia nuova è stata inaugurata: quella
dell’adesione alla volontà del Padre. Vedete che anche nel nostro brano il
Battista non suggerisce nulla specificamente religioso, non raccomanda pratiche
devozionali … nella sua risposta ci suggerisce la ricerca dell’intesa con tutti
e la pratica dell’amore vicendevole che non possono essere sostituite da
nessuna pratica devozionale (Is 1, 10-17; Amos 5, 21-24). Esige appunto un
cambiamento nel modo di pensare e di agire. Mette alla luce il nuovo rapporto che si deve
instaurare con il prossimo. La radicalità delle proposte morali di Gesù nel
vangelo secondo Mt (le beatitudini, la condanna del ripudio, dell’accumulo e
dell’idolatria del denaro, la richiesta di porgere l’altra guancia, di amare il
nemico, di essere misericordiosi come il Padre che sta nei cieli) sicuramente faceva
non solo stupire i suoi ascoltatori ma, li sconcertavano e sentivano smarriti
dinanzi ad una proposta del genere. Non vi risuona negli orecchi che il
contenuto dell’evangelizzazione del Battista è esattamente a quello di Gesù? Riflettiamo.
SALMO RESPONSORIALE
Ecco, Dio è la mia salvezza; io avrò fiducia,
non avrò timore,
perché mia forza e mio canto è il
Signore; egli è stato la mia salvezza.
Attingerete acqua con gioia alle
sorgenti della salvezza.
Rendete grazie al Signore e invocate
il suo nome, proclamate fra i popoli le sue opere,
fate ricordare che il suo nome è
sublime.
Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose
eccelse, le conosca tutta la terra.
Canta ed esulta, tu che abiti in
Sion, perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.
PREGHIAMO
O Dio, fonte della vita e
della gioia, rinnovaci con la potenza dello Spirito, perché corriamo sulla via dei
tuoi comandamenti, e portiamo a tutti gli uomini il lieto annunzio del
Salvatore, Gesù Cristo tuo Figlio. Egli è Dio vive e regna con te nell’unità
dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.
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