giovedì 13 dicembre 2012

III Domenica di Avvento


Sof 3, 14 -18;    Fil 4, 4-7;     Lc 3, 10 -18
      Il tema centrale della liturgia della Parola di questa domenica è la gioia che è un dono da accogliere. Nel Prologo, v. 15 della RB dice san Benedetto: “C’è qualcuno che desidera la vita e vuole vedere dei giorni felici?”(Sal 33, 13) e invita a rispondere al Signore che cerca operai per la sua messe. Nella fede cristiana vivere la volontà di Dio è il massimo della gioia del vero credente. S. Paolo, nella lettera ai Galati ci mostra la gioia come frutto dello Spirito (5,22). Stiamo attenti però, perché si può frapporre degli ostacoli a questa gioia. Le letture di questa domenica ci aiuteranno a identificarli per poterli rimuovere.
      Nel suo libro il profeta Sofonia ci racconta uno dei momenti più difficili della storia d’Israele. Dice che in Gerusalemme tutti sono corrotti: il re, i sacerdoti, i profeti e i giudici; il popolo ha abbandonato la fede e tradito il suo Dio. Come tutti i profeti anche Sofonia pronuncia in nome di Dio delle minacce e castighi (Sof 1, 2 – 3; 15 – 16). Poi improvvisamente rivolgendo al popolo dice: “gioisci, esulta, sii felice, rallegrati con tutto il cuore! (v.14), “ non temere, non lasciarti cadere le braccia!” (v.16). Qual è la ragione di questo cambiamento? Nel versetto 15 si legge così: il Signore ha rievocato la condanna! Allora viene spontaneo un’altra domanda: allora i castighi minacciati? Però bisogna tenere in mente che nel linguaggio biblico l’ira di Dio, la giustizia di Dio non significa Dio perde la pazienza come noi e si arrabbia per la malvagità degli uomini e decide di punirli. Nella bibbia l’ira di Dio e la giustizia di Dio non si scaglia contro i peccatori e i malvagi ma, contro il PECCATO. Giorno d’ira quindi è il giorno in cui si trionfa il suo AMORE. In questa breve profezia il profeta Sofonia annuncia la vittoria dell’amore di Dio sul peccato e la trasformazione radicale della situazione sociale, politica e religiosa. Ecco la ragione per cui invita tutti i poveri del paese a gioire.
      Quando Paolo scrive questa lettera alla comunità di Filippi, con tutta probabilità si trovava in carcere a Efeso. Aveva tutte le ragioni per essere triste e abbattuto. Invece nella sua lettera riscontriamo molte volte l’invito di essere nella gioia. (Fil 2, 17 – 18; 3, 1; 4, 4 – 5) Qual è il motivo di questa gioia? Sicuramente non il successo nella vita o la buona salute. Neppure il buon andamento dell’economia o l’assenza delle preoccupazioni ma, la certezza che “il Signore è vicino!” (v.5) Questa “esperienza” rende il discepolo affabile e generoso nei confronti di tutti. Chi crede che tutto ciò che accada non sfugge al progetto di Dio non si dispera mai, ma espone al Signore ogni sua necessità nella preghiera e da quest’unione con Dio ottiene come dono la pace.
      Il brano del Vangelo di oggi è tratto dal secondo preludio del Vangelo secondo Luca. Per merito suo possiamo collocare la storia del Maestro e l’intervento di Dio nel mondo e la sua venuta nella nostra storia, in un ambiente ben preciso. I primi versetti del capitolo 3 appunto ci riferisce tutto questo. La pericope nostra riassume una parte della predicazione del Battista. Se ascoltiamo con attenzione l’inizio della predicazione del Battista, non ci sembrerà come buona notizia. Notate i versetti 7 – 10. E non ci sembrerà neppure in armonia con il tema della gioia che caratterizza questa domenica. Per non equivocare certe sue espressioni leggiamo per primo il v. 18 e alla luce di questo versetto costruiamo la nostra riflessione.  Soffermiamo sui versetti 10 – 14. Ci sono tre gruppi di persone (il popolo, i pubblicani e i soldati) che vanno a chiedere al Battista: “Che cosa dobbiamo fare?” (v. 10. 12. 14).  Io prenderei il dialogo di queste persone con il Battista come spunto di riflessione per prepararsi a incontrare Gesù che viene. Nell’opera di Luca queste domande (At 2,37; 16, 30; 22,10) indica la completa disponibilità di uno che vuol accogliere la volontà di Do  e che chiede un’indicazione sul cammino da intraprendere.
      In questo dialogo delle persone con il Battista, l’evangelista Luca ci fa una catechesi e ci mostra il cammino che ci porta alla vera gioia, all’incontro con Gesù che abita in mezzo a noi. Nel mondo esistono molte allegrie che non sono cristiane ... Per entrare nella vera gioia il Battista esige dai suoi interlocutori qualcosa di molto concreto: una revisione radicale della propria vita a partire dal principio etico dell’amore al fratello. Al popolo dice di condividere i loro beni con i più bisognosi. Il pubblicano è il simbolo di colui che maneggia il denaro in modo “disinvolto”, quindi chi compra e vende senza scrupoli pensando solo al proprio tornaconto, imbrogliando, truffando e approfittando degli altri. Il soldato è il simbolo di coloro che possono abusare della loro forza, ad es. chi si approfitta del posto che occupa, della professione che svolge per dominare e per sopraffare i più deboli. A questi due gruppi dice di rifiutare ogni forma di abuso, di prepotenza, di ruberie nei confronti del fratello. Anche san Benedetto sempre nel Prologo cita i Salmi 14, 2-3 e 33, 14-15 indicando la via per chi desidera ad abitare con Dio e vuol dimorare nella Sua casa.
      La lettera agli Ebrei 10, vv.7 e 9 ci illumina sul senso dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Con la sua venuta egli ha dichiarato chiuso il tempo delle offerte e degli olocausti, delle pratiche rituali e di cerimonie esteriori. Una liturgia nuova è stata inaugurata: quella dell’adesione alla volontà del Padre. Vedete che anche nel nostro brano il Battista non suggerisce nulla specificamente religioso, non raccomanda pratiche devozionali … nella sua risposta ci suggerisce la ricerca dell’intesa con tutti e la pratica dell’amore vicendevole che non possono essere sostituite da nessuna pratica devozionale (Is 1, 10-17; Amos 5, 21-24). Esige appunto un cambiamento nel modo di pensare e di agire.  Mette alla luce il nuovo rapporto che si deve instaurare con il prossimo. La radicalità delle proposte morali di Gesù nel vangelo secondo Mt (le beatitudini, la condanna del ripudio, dell’accumulo e dell’idolatria del denaro, la richiesta di porgere l’altra guancia, di amare il nemico, di essere misericordiosi come il Padre che sta nei cieli) sicuramente faceva non solo stupire i suoi ascoltatori ma, li sconcertavano e sentivano smarriti dinanzi ad una proposta del genere. Non vi risuona negli orecchi che il contenuto dell’evangelizzazione del Battista è esattamente a quello di Gesù? Riflettiamo.

      SALMO RESPONSORIALE
         Ecco, Dio è la mia salvezza; io avrò fiducia, non avrò timore,
          perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza.
          Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza.
          Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome, proclamate fra i popoli le sue opere,
          fate ricordare che il suo nome è sublime.
          Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose eccelse, le conosca tutta la terra.
          Canta ed esulta, tu che abiti in Sion, perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

     PREGHIAMO   O Dio, fonte della vita e della gioia, rinnovaci con la potenza dello Spirito, perché corriamo sulla via dei tuoi comandamenti, e portiamo a tutti gli uomini il lieto annunzio del Salvatore, Gesù Cristo tuo Figlio. Egli è Dio vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

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