Baruc 5,1-9
Lettera ai Filippesi 1,4-6. 8-11
Vangelo di Luca 3,1-6
In questa seconda domenica di avvento c’è un’immagine che
ricorre nei testi biblici che siamo invitati ad ascoltare ed è quella della VIA.
Nella prima lettura il profeta Baruc ci parla della via che
il popolo di Israele è chiamato a percorrere, via sulla quale Dio lo chiama per
ritornare a Lui, per vivere la comunione piena con Lui dopo la deportazione e l’esilio a Babilonia:
“ Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi
perenni, di colmare le valli livellando il terreno perché Israele proceda
sicuro sotto la gloria di Dio.”
Anche nel salmo responsoriale troviamo la via che si apre
per ricondurre i prigionieri:
“Nell’andare se ne va piangendo….ma nel tornare viene con
gioia.” Il salmo esprime infatti l’esultanza del popolo esiliato a Babilonia
quando, per intervento di Dio, si aprì la strada per il ritorno in patria.
Nel Vangelo la via è quella stessa del Signore che Giovanni
Battista , la voce del deserto, ci indica e ci invita con forza a preparare:
“Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sia riempito, ogni monte e colle sarà abbassato; le vie tortuose
diverranno diritte e quelle impervie spianate.”
Dunque questo tempo di avvento ci mostra la via, il cammino
per incontrare il Signore che viene, ci dice che la via è aperta e in essa
possiamo camminare. Il Vangelo ci parla di un tempo storico in cui è avvenuta
l’incarnazione del nostro Dio, ma la venuta di Gesù è reale e concreta anche
per noi oggi, nella nostra vita, nella storia dell’umanità. Scrive san Bernardo: Come è venuto una volta, visibile nella carne, ora viene ogni giorno,
in modo invisibile a salvare le nostre anime. La strada, la via, può dunque aprirsi dentro di noi, nel nostro
cuore se lasciamo che , come ci fa pregare la colletta della Messa, il Signore
raddrizzi nei nostri cuori i suoi sentieri e spiani le alture della superbia,
se ci mettiamo in atteggiamento di vigilanza e di preghiera, di attenzione, di
ascolto.
Scrive ancora san Bernardo:
Non ti è chiesto o uomo di varcare i mari; non è necessario salire
sulle nubi o valicare le montagne. Ti è indicata una strada non lunga: và
incontro al tuo Dio dentro te stesso.
L’apertura di questa via, la possibilità di un nuovo
cammino, la troviamo nell’inizio solenne del
brano del Vangelo di Luca:
“Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare,
mentre Ponzio Pilato era governatore ( hgemoneÚontoj da egemonia=
comando, primato) della Giudea, Erode
tetrarca ( la tetrarchia è una
forma di governo risalente all’antica Grecia che consiste nella divisione del
territorio in quattro parti, ognuna retta da un'amministrazione distinta.) della
Galilea e Filippo suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconitide, e
Litania tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti ( arcieršωj = capi dei sacerdoti) Anna e Caifa, la Parola di Dio venne su
Giovanni figlio di Zaccaria, nel deserto.”
Notiamo subito un contrasto forte tra la storia della
Palestina al tempo di Gesù che scorre con i suoi “potenti” di turno e la storia
della salvezza così piccola e apparentemente insignificante. Sono riportati infatti 5 nomi dei rappresentanti del potere politico e 2
del potere religioso ai quali si contrappone Giovanni, il figlio di Zaccaria,
ben poca cosa rispetto ai “7”
(numero che esprime la totalità, la completezza della storia) e che addirittura sta nel deserto, fuori , ai
margini di ciò che quotidianamente avviene sotto il potere dei vari governanti.
I nomi dei regnati del tempo,( alcuni nomi li troveremo
riportati nei racconti evangelici della Passione di Gesù) di cui esiste memoria
storica, richiamano la realtà pagana e giudaica e proprio in questa realtà
storica si situa l’annuncio profetico di Giovanni Battista che , come investito
dall’alto, dà inizio alla sua missione di “precursore” di colui cioè che
prepara la via a Gesù che viene.
Mentre Gesù è nascosto agli occhi del mondo, e attende di
essere manifestato come avverrà nel brano del Battesimo al Giordano alla fine
del capitolo terzo, Dio è all’opera nella storia e attraverso Giovanni Battista
(la parola venne su di lui) con il suo annuncio preparerà i cuori alla venuta
del Messia.
Ci sono dei riferimenti all’inizio dei libri del profeta Geremia e del
profeta Osea, come a indicare ancora con forza che l’attività profetica nasce da un intervento divino, dall’alto.
Si apre dunque la via della salvezza “ogni uomo vedrà la
salvezza di Dio”, un cammino di ritorno e di liberazione che già i profeti più
antichi come Isaia avevano annunciato al popolo di Israele e di cui Giovanni si
fa come eco riprendendo proprio la parole della profezia di Isaia al capitolo 40 in cui ha inizio il Libro
della Consolazione e che vi invito a
leggere.
Questo ultimo versetto della profezia è aggiunto
dell’evangelista Luca che vuole dare alla salvezza portata da Gesù un orizzonte universale, la Parola di Dio è rivolta a
tutti.
Notiamo così che una parola annunciata nel silenzio del
deserto può cambiare il corso della storia e l’orientamento della vita di
coloro che si lasciano raggiungere e toccare da questo annuncio.
Come in effetti avviene per lo stesso Giovanni Battista: La
parola venne( egšneto =accadde, azione compiuta,
confrontare il prologo del Vangelo di Giovanni Gv 1,14) su
Giovanni nel deserto, un luogo vuoto e di silenzio non come i palazzi dei potenti,
luogo in cui questa Parola può risuonare
con forza.
Dunque Giovanni
Battista per primo si è lasciato raggiungere dalla Parola e si è rivolto,
orientato alle promesse di Dio,
all’annuncio della venuta di Gesù, della salvezza per l’umanità che Gesù,
vangelo vivente, indicherà con le sue parole e i suoi gesti, preparando così
dentro di sé la via al Signore perché altri potessero accoglierlo nella loro
vita.
Salmo responsoriale
Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.
Allora si diceva tra le genti:
Il Signore ha fatto grandi cose per loro.
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.
Ristabilisci Signore la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.
Nell’andare se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.
Preghiamo
O Dio grande nell’amore, che chiami gli umili alla luce
gloriosa del tuo regno,
raddrizza nei nostri cuori i tuoi sentieri, spiana le alture
della superbia,
e preparaci a celebrare con fede ardente la venuta del
Salvatore,
Gesù Cristo tuo figlio.
Egli è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo
per tutti i secoli dei secoli.
Amen
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