18 NOVEMBRE 2012
XXXIII DOMENICA
TEMPO ORDINARIO B
Letture: Dn 12,1-3; Sal 15; Eb 10,11-18;
Mc 13,24-37
Ci avviamo verso la
conclusione di un anno liturgico e veniamo colpiti da un linguaggio ricco di
simboli e immagini forti che richiamano a catastrofi cosmiche sotto il segno
della subitaneità e dell’angoscia. E’ il linguaggio apocalittico che
veicola il messaggio della prima e terza lettura di questa domenica.
Potremmo (e spesso lo facciamo) riferire le immagini
utilizzate ai nostri giorni - con la percezione che sottilmente abbiamo - della
precarietà e della fragilità della vita e del cosmo.
Il linguaggio apocalittico
vuole esprimere anzitutto una trasformazione profonda, una trasfigurazione, non
tanto la “fine del mondo”.
I testi della Scrittura non
avallano una sorta di "teoria della catastrofe", secondo la quale
deve esserci prima l'inabissarsi del mondo in un completo fallimento per poter
quindi attendere finalmente Dio che volgerà al bene ogni cosa.
Dio non rinnega la sua
creazione: nel libro dell'Apocalisse infatti leggiamo: "Tu hai creato
tutte le
cose, e per la tua volontà
furono create e sussistono" (4, 11).
Credo sia utile contestualizzare il brano evangelico di
questa penultima domenica del tempo ordinario.
Siamo nel cap. 13 di Mc
detto anche “l’apocalisse marciana”. Probabilmente è una composizione
redazionale nella quale vengono uniti alcuni detti di Gesù riletti alla luce
degli avvenimenti che culminarono con la distruzione del tempio di Gerusalemme
nel 70 d.C. a cui segue il racconto della passione e il brano evangelico
ascoltato è quello centrale del discorso escatologico.
Non vengono narrati i fatti
che precedono la fine del mondo, ma si narrano eventi, situazioni e realtà
presenti in ogni epoca storica. L’avvento del Cristo glorioso inaugurerà il
regno di Dio. Dal piano apocalittico siamo perciò trasferiti ad un piano
cristologico e salvifico.
Le immagini apocalittiche del v. 24-25 introducono - o
meglio orientano - alla visione del Figlio dell’uomo, al Signore della storia e
sua pienezza. E’ in Lui risorto e vittorioso sulla morte e sul peccato che ci
incamminiamo e s’incammina tutta la vicenda umana.
Egli ritorna per radunare
il popolo di Dio disperso. Nessuno sarà dimenticato (“dai quattro angoli della
terra”..) in quest’incontro di salvezza finale. Tale incontro ci rivelerà così
il fine delle tribolazioni, il senso più profondo delle nostre piccole storie e
della grande storia. Il punto di arrivo sarà la comunione che passa attraverso
la logica pasquale della prova.
Il primo messaggio è quindi di speranza: andiamo, ci orientiamo verso Colui che viene ed è
il compimento e il senso della storia e della creazione. E’ in questa luce del
compimento che viene fecondata la fatica del presente.
“Dall’albero di fico imparate la parabola..”
ci dice la certezza e la prossimità degli eventi annunciati, in modo
particolare la venuta del Figlio dell’uomo, prefigurata nella vicina passione,
morte e risurrezione.
Imparate! Questo imperativo è un invito a penetrare a fondo il senso
delle parole di Gesù e a comprendere il progetto di Dio sul mondo. La pianta di
fico che perde le foglie in autunno avanzato e le rimette tardi rispetto alle
altre piante, a primavera inoltrata, annuncia l’arrivo dell’estate, così il
discepolo deve imparare a discernere, a guardare quelle gemme come piccoli
annunci di vita.
Il secondo messaggio ci stimola a cogliere la salvezza
già operante nella nostra realtà e a
cogliere in essa la prossimità del Signore.
“Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non
passeranno”.. ciò che è stabile, ciò che rimane in eterno nel mutare dei
tempi e dei luoghi, è la sua Parola che illumina il cammino, dona senso e
appoggio sicuro nel viaggio della vita che ci porta alla meta dell’incontro con
il Signore.
Il terzo messaggio è la fiducia: se ci
edifichiamo sulla sua Parola avremo sempre la forza per fronteggiare ogni
disorientamento e ogni fatica.
Non ci viene consegnata la
conoscenza di quando sarà il giorno o l’ora, ma il come: imparare
a misurare il tempo con la pazienza del Padre!
Passi
biblici utili: Lc 11,2;
1 Cor 11,26; Fil 3,20; Col 3,4; 2 Tm 4,8; Eb 9,28; 1 Pt 1,13; 1 Gv 3,2; Gc 5,
7-11.
Condivisione
Dal salmo 15
Il Signore è mia parte di eredità
e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Io pongo sempre davanti a me il
Signore,
sta alla mia destra, non potrò
vacillare.
Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al
sicuro,
perché non abbandonerai la mia
vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele
veda la fossa.
Mi indicherai il sentiero della
vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua
destra.
Preghiamo
O Dio, che vegli sulle sorti del tuo popolo, accresci in noi la fede che
quanti dormono nella polvere si risveglieranno; donaci il tuo Spirito, perché
operosi nella carità attendiamo ogni giorno la manifestazione gloriosa del tuo
Figlio, che verrà per riunire tutti
Nessun commento:
Posta un commento