giovedì 15 novembre 2012

Lectio da Citerna.


18 NOVEMBRE 2012
XXXIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO B

Letture: Dn 12,1-3; Sal 15; Eb 10,11-18; Mc 13,24-37

Ci avviamo verso la conclusione di un anno liturgico e veniamo colpiti da un linguaggio ricco di simboli e immagini forti che richiamano a catastrofi cosmiche sotto il segno della subitaneità e dell’angoscia. E’ il linguaggio apocalittico che veicola il messaggio della prima e terza lettura di questa domenica.
            Potremmo (e spesso lo facciamo) riferire le immagini utilizzate ai nostri giorni - con la percezione che sottilmente abbiamo - della precarietà e della fragilità della vita e del cosmo.
Il linguaggio apocalittico vuole esprimere anzitutto una trasformazione profonda, una trasfigurazione, non tanto la “fine del mondo”.
I testi della Scrittura non avallano una sorta di "teoria della catastrofe", secondo la quale deve esserci prima l'inabissarsi del mondo in un completo fallimento per poter quindi attendere finalmente Dio che volgerà al bene ogni cosa.
Dio non rinnega la sua creazione: nel libro dell'Apocalisse infatti leggiamo: "Tu hai creato tutte le
cose, e per la tua volontà furono create e sussistono" (4, 11).

            Credo sia utile contestualizzare il brano evangelico di questa penultima domenica del tempo ordinario.
Siamo nel cap. 13 di Mc detto anche “l’apocalisse marciana”. Probabilmente è una composizione redazionale nella quale vengono uniti alcuni detti di Gesù riletti alla luce degli avvenimenti che culminarono con la distruzione del tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. a cui segue il racconto della passione e il brano evangelico ascoltato è quello centrale del discorso escatologico.
Non vengono narrati i fatti che precedono la fine del mondo, ma si narrano eventi, situazioni e realtà presenti in ogni epoca storica. L’avvento del Cristo glorioso inaugurerà il regno di Dio. Dal piano apocalittico siamo perciò trasferiti ad un piano cristologico e salvifico.

            Le immagini apocalittiche del v. 24-25 introducono - o meglio orientano - alla visione del Figlio dell’uomo, al Signore della storia e sua pienezza. E’ in Lui risorto e vittorioso sulla morte e sul peccato che ci incamminiamo e s’incammina tutta la vicenda umana.
Egli ritorna per radunare il popolo di Dio disperso. Nessuno sarà dimenticato (“dai quattro angoli della terra”..) in quest’incontro di salvezza finale. Tale incontro ci rivelerà così il fine delle tribolazioni, il senso più profondo delle nostre piccole storie e della grande storia. Il punto di arrivo sarà la comunione che passa attraverso la logica pasquale della prova.
Il primo messaggio è quindi di speranza: andiamo, ci orientiamo verso Colui che viene ed è il compimento e il senso della storia e della creazione. E’ in questa luce del compimento che viene fecondata la fatica del presente.

            “Dall’albero di fico imparate la parabola..” ci dice la certezza e la prossimità degli eventi annunciati, in modo particolare la venuta del Figlio dell’uomo, prefigurata nella vicina passione, morte e risurrezione.
Imparate! Questo imperativo è un invito a penetrare a fondo il senso delle parole di Gesù e a comprendere il progetto di Dio sul mondo. La pianta di fico che perde le foglie in autunno avanzato e le rimette tardi rispetto alle altre piante, a primavera inoltrata, annuncia l’arrivo dell’estate, così il discepolo deve imparare a discernere, a guardare quelle gemme come piccoli annunci di vita.
            Il secondo messaggio ci stimola a cogliere la salvezza già operante nella nostra realtà e a cogliere in essa la prossimità del Signore.

            “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.. ciò che è stabile, ciò che rimane in eterno nel mutare dei tempi e dei luoghi, è la sua Parola che illumina il cammino, dona senso e appoggio sicuro nel viaggio della vita che ci porta alla meta dell’incontro con il Signore.
            Il terzo messaggio è la fiducia: se ci edifichiamo sulla sua Parola avremo sempre la forza per fronteggiare ogni disorientamento e ogni fatica.
Non ci viene consegnata la conoscenza di quando sarà il giorno o l’ora, ma il come: imparare a misurare il tempo con la pazienza del Padre!

Passi biblici utili:  Lc 11,2; 1 Cor 11,26; Fil 3,20; Col 3,4; 2 Tm 4,8; Eb 9,28; 1 Pt 1,13; 1 Gv 3,2; Gc 5, 7-11.

Condivisione

Dal salmo 15

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.


Preghiamo
O Dio, che vegli sulle sorti del tuo popolo, accresci in noi la fede che quanti dormono nella polvere si risveglieranno; donaci il tuo Spirito, perché operosi nella carità attendiamo ogni giorno la manifestazione gloriosa del tuo Figlio, che verrà per riunire tutti gli eletti nel suo regno.

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