venerdì 1 febbraio 2013

Lectio da Citerna.


IV  DOMENICA  Tempo ordinario  ANNO  C

Ger 1,4-5. 17-19       1Cor 12,31-13.13     Lc 4,21-30

Il brano del Vangelo di Luca che abbiamo ascoltato domenica scorsa era un po’ come l’investitura di Gesù con il suo annuncio del progetto di salvezza di Dio per l’umanità che in Lui veniva portato a compimento, si realizzava nella sua persona, con la sua presenza.
Gesù continua nel brano del Vangelo di Luca di questa quarta domenica la sua “presentazione” nella sinagoga di Nazareth. Ricordiamo bene il suo percorso: il Battesimo, il deserto, il ritorno “pieno dello Spirito Santo”.
La prima lettura che la liturgia ci propone ha toni molto forti ed è l’investitura profetica di Geremia. Queste parole ci danno luce sulla persona di Gesù, sul personaggio che hanno di fronte gli abitanti di Nazareth in questo momento, i frequentatori della sinagoga che ogni sabato lo vedevano, infatti leggevamo nel Vangelo di domenica scorsa: secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga.
“Prima che tu uscissi alla luce ti ho consacrato. Ti ho stabilito profeta delle nazioni. Ed ecco oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro, un muro di bronzo…”
Notiamo subito un contrasto forte tra l’atteggiamento  di coloro che erano presenti nella sinagoga all’intervento di Gesù al versetto 22 e  ai versetti 28 e 29. Che cosa è successo?
Dopo aver ricevuto le lodi dei suoi “compaesani”al suo commento al passo di Isaia, Gesù li provoca con delle frasi forti:
al versetto 23 infatti  dice: “Certamente voi mi citerete questo proverbio: Medico cura te stesso” e ancora “Nessun profeta è bene accetto in patria”, come a dire :  voi mi direte, anche tu sei uno di noi e hai bisogno della salvezza di Dio….e ancora, compi i miracoli per noi  dato che sei “uno dei nostri”….
Poi riporta  ai versetti 24-27 due episodi della tradizione profetica dell’antico testamento uno riguardante Elia e uno Eliseo che sono come i padri del profetismo biblico.( 1° libro dei Re 17, 7-16  e  2° libro dei Re 5, 1 27)
Mette così in evidenza che la sua presenza e il suo annuncio non riguardano una cerchia ristretta di persone, non si chiudono alla piccola realtà come può essere quella di Nazareth, ma sono per  tutti, arrivano fino agli “stranieri” come la vedova di Sidone e Naaman il siro due persone abitanti in territori pagani e dunque considerate  impure, tenute a distanza dal popolo eletto.
Afferma così che i miracoli sono prima di tutto destinati agli “estranei” e ai “lontani”: non è forse vero che Elia si preoccupò di una vedova della regione fenicia(territorio pagano) durante una terribile carestia che aveva colpito anche la terra di Israele? Non è forse vero che Eliseo guarì dalla lebbra il generale siro (altro territorio pagano), quando anche Israele pullulava di malati di lebbra?
L’amore di Dio è universale e, se ha delle preferenze, le riserva agli ultimi. Gesù non fa altro che dimostrare concretamente questo atteggiamento divino nei confronti dell’umanità, rivolgendosi ai poveri che incontra per le strade senza badare ai
“privilegi” di cui si faceva forte il popolo di Israele.
 Questo lo ritroviamo in tutti gli incontri di Gesù con vari personaggi narrati dall’evangelista Luca:  Levi e i suoi amici pubblicani( Lc 5, 27-32), le donne( che non contavano nulla nella società del tempo Lc 8, 1-3), la donna peccatrice in casa di Simone (Lc 7,36-49), gli indemoniati (Lc 8,26-39), i 10 lebbrosi (Lc 17,11-19), il cieco di Gerico (Lc 18,35-43), Zaccheo (Lc 19,1-10) e nell’ultimo incontro durante la crocifissione, il buon ladrone (Lc 23, 39-43).
In questo capitolo quarto l’evangelista Luca fa iniziare il ministero di Gesù in Galilea, è l’inizio del suo cammino “per tutta la regione” insegnando nelle sinagoghe. Dopo Nazareth lo vedremo a Cafarnao e poi in altre città com’è scritto nei capitoli seguenti. E’ un cammino che lo condurrà a Gerusalemme per compiere la sua missione di profeta delle nazioni e proprio a Gerusalemme come a Nazareth sarà rifiutato e stavolta sarà veramente ucciso. Si consumerà a Gerusalemme infatti il dramma del rifiuto della salvezza anticipato nei versetti 28 e 29 del vangelo di questa domenica:  ma Egli passando in mezzo a loro si mise in cammino. Gesù continua il suo cammino e lo continua ancora con la potenza di risorto in mezzo a noi per portare  anche oggi la salvezza  nonostante il rifiuto che l’umanità continua a opporgli. 



Salmo responsoriale

In Te Signore mi sono rifugiato,
mai sarò deluso.
Per la tua giustizia liberami e difendimi,
tendi a me il tuo orecchio e salvami.

Sei Tu la mia roccia
una dimora sempre accessibile;
hai deciso di darmi salvezza:
davvero mia rupe e mia fortezza Tu sei!
Mio Dio liberami dalle mani del malvagio.

Sei Tu mio Signore la mia speranza,
la mia fiducia, Signore,fin dalla mia giovinezza.
Su di Te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre sei Tu il mio sostegno.

La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
E oggi ancora proclamo le tue meraviglie.



PREGHIAMO
O Dio che nel profeta accolto dai pagani e rifiutato in patria
manifesti il dramma dell’umanità che accetta o respinge la tua salvezza,
fa che nella tua Chiesa non venga meno il coraggio
dell’annunzio missionario del Vangelo.
Per il nostro Signore Gesù Cristo tuo Figlio che è Dio
e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo
per tutti i secoli dei secoli. AMEN

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