Sansepolcro
19/01/2013
“L’UOMO E LA FEDE”
Enzo
Bianchi - Priore della Comunità Monastica di Bosè
La fede è
un’attitudine dell’uomo. Nelle difficoltà del mestiere di vivere, comprendiamo
che la “fede” è una realtà umana costitutiva. Come la
ragione è un atto umano, così anche la
fede è un’operazione umana, tanto che non ci può essere umanizzazione certa là
dove non c’è fede.
Non si può
essere realmente umani senza aver fiducia, non si può vivere senza fidarsi di
nessuno! Noi, a differenza degli animali, nasciamo incompleti; gli animali, subito dopo la nascita, sono pronti, si rendono subito
indipendenti dalla madre . Noi al contrario, abbiamo bisogno di tempo, di anni,
per essere autonomi; abbiamo fin da subito, bisogno di qualcuno in cui riporre
la nostra fiducia.
Del resto è
stato dimostrato come il feto, fin dalla sua vita intrauterina, crede in sua
madre. Il bambino per crescere deve sentire che è voluto; alla base di
gravidanze interrotte, a volte, c’è la mancanza di “desiderio” di maternità da
parte della donna. Quindi fin da neonati noi mostriamo la nostra propensione
all’attaccamento fisico; il bambino nasce urlando, pertanto sentiamo
immediatamente il bisogno di essere toccati per essere rassicurati da coloro
che saranno i depositari della nostra fiducia: i nostri genitori. Se non
troviamo questa fiducia noi non cresceremo bene e porteremo per sempre una
ferita.
Domandiamoci:
cos’è che cambia davvero in un ragazzo che passa dall’essere un bambino ad
essere adulto?
Che in questo
momento dovrebbero essere i genitori a riporre fiducia in lui, quella stessa
fiducia che il figlio da sempre ha riposto in loro.
Con il
fidanzamento e poi con il matrimonio, si continua a fare un “atto di fede”
verso l’altro…si continua a dire “mi fido di te”; non si
potrebbe mai pensare ad un progetto comune senza fidarsi totalmente dell’altro.
Al giorno d’oggi purtroppo aumentano le convivenze perché i giovani non
riescono ad essere fedeli al per sempre! Stando così le
cose la fede diventa un iperbole!
Se non riusciamo
ad avere fede su chi vediamo e viviamo tutti i giorni, come possiamo avere
fede, credere, in un Dio invisibile? Ce lo ricorda anche la Parola di Dio nella
1° Lettera di Giovanni :
“ Chi dice;’ Lo conosco’, e non osserva i suoi comandamenti,
è un bugiardo e in lui non c’è verità!”. (1 Gv 2, 4)
Quindi ad
esempio se uno dice di essere cristiano ma non ripone fiducia e non è
caritatevole con il fratello che gli sta accanto tutto il giorno come può dire
di credere a Dio ? E’ un bugiardo, la sua fede è una idolatria, perchè non
mette in pratica la Parola di Dio.
Solo Dio può
dare la fede. Se c’è la fede come esercizio umano di fiducia in Dio, allora
Esso può concederla, ma se non c’è terreno fertile, se il nostro cuore non è
predisposto a fare un atto di fiducia e non vi è in noi nessuna intenzione di credere, allora Dio non
può donarci la fede.
La verità è
questa; la fede cristiana è un’adesione a Gesù Cristo, a qualcuno che con la
sua vita umana raccontava Dio. Dobbiamo pertanto cercare di avere fiducia nella
vita e nel prossimo altrimenti non possiamo credere in Dio. Per i primi
cristiani Gesù era davvero colui che insegnava a credere; Colui che ha
tracciato il modello della fede. Siamo figli del Padre buono e fratelli del
grande pedagogo, Gesù Cristo. Noi cristiani dobbiamo seguire la traccia che Lui
ci ha lasciato, vivendo la fede come lui l’ha vissuta!
Gesù nella sua
vita terrena, come ci raccontano i Vangeli, insegnava con autorità. Questa
autorevolezza non veniva dalla sua divinità, ancora non vi era nulla in Lui di
divino. Era un Rabbì come tanti altri, ma Lui , a differenza degli altri, era
autorevole, era conforme nella sua vita, a ciò che professava. Non c’era
divisione tra ciò che diceva e ciò che faceva. Non ha mai detto una parola che
non corrispondesse a ciò che faceva quotidianamente. Era coerente, viveva ciò
che diceva!
Pertanto, la
prima qualità di chi dice di essere credente , è l’essere una persona
affidabile.
Gesù raggiungeva
l’altro là dove si trovava e iniziava a parlare sempre ponendo una domanda,
quindi non asserendo delle verità, ma ponendo delle domande e mettendosi
accanto all’altro per camminare insieme a loro. Gesù dava fiducia all’altro
fino a raggiungerlo dove lui era e soprattutto, NON HA MAI ESCLUSO NESSUNO. Amava i ricchi e i poveri, gli stranieri , gli uomini iniqui, i
peccatori come i malati e condivideva la tavola con loro. Gesù sapeva creare
uno spazio di accoglienza con chiunque incontrava. Non ha mai incontrato un
malato perché era malato, o l’anziano perché anziano o , ancora, il peccatore
perché peccatore; no , Lui incontrava “l’uomo “ e la “donna” visti come fratello e sorella e basta, poi li
conosceva cercando con loro una relazione faccia a faccia.
Quando a Gesù
gli portavano i malati, lui per prima cosa cercava in loro la fede. Sovente nei
Vangeli si trovano espressioni come “… và la tua fede ti ha salvato” oppure “ donna davvero grande è la tua fede”, frasi
che ci testimoniano che è la fede che porta alla guarigione; è la fede che
guarisce. In questo tempo di crisi , anche nella fede, dobbiamo chiedere
continuamente a Dio Padre più fede e fiducia. Più ci esercitiamo nella fede,
più la custodiamo, più la portiamo agli altri e più cresciamo noi stessi nella fede. I cristiani mettono al centro della loro
vita la fede.
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