II DOMENICA TEMPO ORDINARIO anno C / 2013
Gv
2,1-12
“
Donna, che vuoi da me? Non è giunta ancora la mia ora”….Questo, a Cana di
Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò
la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Il
tempo di Natale è terminato; siamo ora nel tempo ordinario, ma il Vangelo della
prossima domenica è ricchissimo di tutti i temi propri del tempo di Natale (particolarmente in questo anno del ciclo C
che ci offre il brano di Vangelo che ora
esamineremo).
“
Oggi la Chiesa
lavata dalla colpa del fiume Giordano, si unisce a Cristo suo sposo; accorrono
i Magi con doni alle nozze regali e l’acqua, cambiata in vino, rallegra la
mensa, alleluia.”
Questa
antifona che si canta nella festa del Battesimo del Signore, ci fa comprendere
lo stretto legame che unisce i tre momenti che fanno seguito al mistero
dell’incarnazione. Dopo aver contemplato, nel giorno solennissimo del S.Natale,
il grande mistero del Dio fatto uomo, la liturgia offre alla nostra
meditazione, tre momenti della manifestazione di Gesù: l’Epifania, si manifesta
ai Magi; il Battesimo, si manifesta al mondo; a Cana , mediante un prodigio,
Gesù manifesta la sua gloria.
Il
“miracolo di Cana”, come abbiamo detto, è strettamente legato ai Vangeli del
tempo di Natale, ma è altresì il preludio a tutto il Vangelo di Giovanni.
Abbiamo sottolineato che si tratta del primo segno ( quelli che per i
Sinottici sono miracoli in Giovanni si chiamano segni ) ( cfr. Gv 4,54;
6,2.14.26.30; 7,31; 12,18.37; 20,30.31 ). E’ importante sottolinearne la differenza: Giovanni vuole
con tale linguaggio sottolineare che i prodigi operati da Gesù non vogliono
essere delle azioni finalizzate a stupire e attirare l’attenzione dei
circostanti, ma è qualcosa di straordinario sotto i quali si cela un
significato profondo che emerge nella comprensione dei simboli in esso
racchiusi.
L’episodio
infatti è ricchissimo di simboli; tra questi ne esaminiamo alcuni scoprendo il
loro profondo significato e la risonanza che ha in tutta la Scrittura.
--Si
celebrano delle nozze. Tutto il paragone del matrimonio, delle nozze
ricorre nella Bibbia per raffigurare l’alleanza di Dio con il suo popolo, o
l’unione di Cristo con la sua Chiesa.
--La
metafora del banchetto, simboleggia la gioia, la beatitudine del
regno messianico, i beni escatologici.
Quindi, con questo primo segno, Gesù vuol
rivelare che egli dà inizio dell’era messianica.
--“
Non hanno vino … non è ancora giunta la mia ora” L’ora di Gesù è
in Giovanni, l’ora della sua glorificazione ( Gv 12, 23; 17,1 ), è l’ora
determinata da Dio, nello svolgimento del suo piano, per la glorificazione del
Figlio. Gesù verrà glorificato essenzialmente dalla sua resurrezione; e
Giovanni vede nella medesima prospettiva tutto ciò che fa corpo con la
resurrezione: la passione e il dono dello Spirito Santo. La glorificazione di
Gesù s’inaugura già con la sua “esaltazione” in croce e si conclude con
l’effusione dello Spirito ( 7,39 ) e continua nel tempo della Chiesa con il suo
senso escatologico. Per cui il segno di Cana rappresenta un’anticipazione
della grande manifestazione pasquale.
--L’acqua
che diventa vino. Questo è il centro del segno. Per una piena comprensione
di questo prodigio, occorre accostarlo a quell’altro prodigio della
moltiplicazione dei pani ( Gv 6,5-13 ): si possono osservare in questi due
brani delle analogie utili per scoprirvi il significato che essi racchiudono:
1) Gesù osserva una situazione di forte disagio: gli sposi che non hanno
più vino per il banchetto – la folla che non ha pane da mangiare. 2) Gesù
interviene: trasforma una gran quantità di acqua in vino – moltiplica
cinque pani in tanti pezzi sufficienti per saziare una grande folla. Come non
pensare all’istituzione dell’Eucarestia quando Gesù, giunta la sua ora,
trasforma il pane e il vino per offrire il proprio corpo e il proprio sangue
per saziare e,comunicando la propria divinità, donare la vera vita, la salvezza
a tutta l’umanità? Anche questa è una
anticipazione di tutto il mistero pasquale.
--Il
vino, il frutto della vite era uno dei prodotti più pregiati nel suolo
palestinese, e l’A.T. sapeva apprezzare questo dono di Dio che diffonde la
gioia e l’euforia nel cuore dell’uomo. Perciò il vino rappresenta qui i beni
promessi per l’era messianica e la gioia che li accompagna, una gioia, dato il
contesto di questo prodigio, che richiama la gioia degli sposi, la gioia
dell’inizio di una nuova vita da vivere nella pienezza dell’amore. Anche di questa
esperienza puramente umana, Gesù si serve per ricondurre tutto alla realtà
nuova da lui inaugurata, per presentarsi come lo sposo dell’umanità da lui
redenta e trasformata nella sposa perfetta alla quale donare il suo amore nella
pienezza della gioia.
“Manifestò
la sua gloria” nel segno di Cana, Gesù anticipa il significato della sua
missione, il vino nuovo, quello buono, è figura del mistero pasquale, della sua
gloria. Ma la sua gloria totale sarà rivelata solo nella morte che avverrà
quando sarà giunta la sua ora, cioè al terzo giorno. ( v.1 ).
“E
i suoi discepoli credettero in lui “: i miracoli vogliono formare la
fede, condurre anzi al grado perfetto della fede, che è adesione alla persona
di Gesù, contemplazione della sua gloria, accoglimento della sua salvezza.
(
Vedere - credere in Giovanni: 2,23; 4,48; 6,30.36.40; 11,45; 14,7;
20,8.29 s. ).
La
gioia: Per concludere vorrei ritornare su questo simbolo che
affiora dal brano di Vangelo ora esaminato: essa è un frutto dello Spirito, è
il dono che Dio comunica alla sua Chiesa, a ciascuno dei battezzati, è la
stessa presenza di Gesù che, offrendosi come vero cibo e vera bevanda ad ogni
uomo, trasforma la povertà di ciascuno nella pienezza della vita divina. Ogni
cristiano deve essere perciò portatore di gioia, deve saperla comunicare a
tutti i “poveri” in cerca dei veri valori. In particolare noi monache
possediamo una enorme ricchezza, la possibilità di vivere per Lui e in Lui, nel
continuo ascolto della sua Parola. E’ una ricchezza che ci sentiamo obbligate a
condividere con i fratelli, soprattutto comunicando gioia, la gioia che Gesù ci
dona, la gioia della vera libertà da annunciare a tanti fratelli che non hanno
ancora assaporato il vino nuovo, quello buono.
SALMO
RESPONSORIALE ( Sal. 95 (96)
Cantate al Signore un
canto nuovo,
cantate al Signore, uomini
di tutta la terra.
Cantate al Signore,
benedite il suo nome.
Annunciate di giorno in
giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti
narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le
sue meraviglie.
Date al Signore, o
famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e
potenza,
date al Signore la gloria
del suo nome.
Prostratevi al Signore nel
suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta
la terra
Dite tra le genti: “Il
Signore regna!”.
Egli giudica i popoli con
rettitudine.
PREGHIAMO:
O Dio, che nell’ora della
croce hai chiamato l’umanità a unirsi in Cristo, sposo e Signore, fa che in
questo convito domenicale la santa Chiesa sperimenti la forza trasformante del
suo amore, e pregusti nella speranza la gioia delle nozze eterne. Te lo
chiediamo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio che vive e regna
con te nell’unità dello Spirito Santo nei secoli dei secoli. AMEN.
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