domenica 20 gennaio 2013

Lectio da Citerna


II DOMENICA TEMPO ORDINARIO    anno C / 2013

                                                                       Gv 2,1-12   
       
“ Donna, che vuoi da me? Non è giunta ancora la mia ora”….Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.      
Il tempo di Natale è terminato; siamo ora nel tempo ordinario, ma il Vangelo della prossima domenica è ricchissimo di tutti i temi propri del tempo di Natale  (particolarmente in questo anno del ciclo C che  ci offre il brano di Vangelo che ora esamineremo).
“ Oggi la Chiesa lavata dalla colpa del fiume Giordano, si unisce a Cristo suo sposo; accorrono i Magi con doni alle nozze regali e l’acqua, cambiata in vino, rallegra la mensa, alleluia.”
Questa antifona che si canta nella festa del Battesimo del Signore, ci fa comprendere lo stretto legame che unisce i tre momenti che fanno seguito al mistero dell’incarnazione. Dopo aver contemplato, nel giorno solennissimo del S.Natale, il grande mistero del Dio fatto uomo, la liturgia offre alla nostra meditazione, tre momenti della manifestazione di Gesù: l’Epifania, si manifesta ai Magi; il Battesimo, si manifesta al mondo; a Cana , mediante un prodigio, Gesù manifesta la sua gloria.
Il “miracolo di Cana”, come abbiamo detto, è strettamente legato ai Vangeli del tempo di Natale, ma è altresì il preludio a tutto il Vangelo di Giovanni. Abbiamo sottolineato che si tratta del primo segno ( quelli che per i Sinottici sono miracoli in Giovanni si chiamano segni ) ( cfr. Gv 4,54; 6,2.14.26.30; 7,31; 12,18.37; 20,30.31 ). E’ importante  sottolinearne la differenza: Giovanni vuole con tale linguaggio sottolineare che i prodigi operati da Gesù non vogliono essere delle azioni finalizzate a stupire e attirare l’attenzione dei circostanti, ma è qualcosa di straordinario sotto i quali si cela un significato profondo che emerge nella comprensione dei simboli in esso racchiusi.
L’episodio infatti è ricchissimo di simboli; tra questi ne esaminiamo alcuni scoprendo il loro profondo significato e la risonanza che ha in tutta la Scrittura.
--Si celebrano delle nozze. Tutto il paragone del matrimonio, delle nozze ricorre nella Bibbia per raffigurare l’alleanza di Dio con il suo popolo, o l’unione di Cristo con la sua Chiesa.
--La metafora del banchetto, simboleggia la gioia, la beatitudine del regno messianico, i beni escatologici.
   Quindi, con questo primo segno, Gesù vuol rivelare che egli dà inizio dell’era messianica.
--“ Non hanno vino … non è ancora giunta la mia ora” L’ora di Gesù è in Giovanni, l’ora della sua glorificazione ( Gv 12, 23; 17,1 ), è l’ora determinata da Dio, nello svolgimento del suo piano, per la glorificazione del Figlio. Gesù verrà glorificato essenzialmente dalla sua resurrezione; e Giovanni vede nella medesima prospettiva tutto ciò che fa corpo con la resurrezione: la passione e il dono dello Spirito Santo. La glorificazione di Gesù s’inaugura già con la sua “esaltazione” in croce e si conclude con l’effusione dello Spirito ( 7,39 ) e continua nel tempo della Chiesa con il suo senso escatologico. Per cui il segno di Cana rappresenta un’anticipazione della grande manifestazione pasquale.
--L’acqua che diventa vino. Questo è il centro del segno. Per una piena comprensione di questo prodigio, occorre accostarlo a quell’altro prodigio della moltiplicazione dei pani ( Gv 6,5-13 ): si possono osservare in questi due brani delle analogie utili per scoprirvi il significato che essi racchiudono: 1) Gesù osserva una situazione di forte disagio: gli sposi che non hanno più vino per il banchetto – la folla che non ha pane da mangiare. 2) Gesù interviene: trasforma una gran quantità di acqua in vino – moltiplica cinque pani in tanti pezzi sufficienti per saziare una grande folla. Come non pensare all’istituzione dell’Eucarestia quando Gesù, giunta la sua ora, trasforma il pane e il vino per offrire il proprio corpo e il proprio sangue per saziare e,comunicando la propria divinità, donare la vera vita, la salvezza a tutta l’umanità?  Anche questa è una anticipazione di tutto il mistero pasquale.
--Il vino, il frutto della vite era uno dei prodotti più pregiati nel suolo palestinese, e l’A.T. sapeva apprezzare questo dono di Dio che diffonde la gioia e l’euforia nel cuore dell’uomo. Perciò il vino rappresenta qui i beni promessi per l’era messianica e la gioia che li accompagna, una gioia, dato il contesto di questo prodigio, che richiama la gioia degli sposi, la gioia dell’inizio di una nuova vita da vivere nella pienezza dell’amore. Anche di questa esperienza puramente umana, Gesù si serve per ricondurre tutto alla realtà nuova da lui inaugurata, per presentarsi come lo sposo dell’umanità da lui redenta e trasformata nella sposa perfetta alla quale donare il suo amore nella pienezza della gioia.
Manifestò la sua gloria” nel segno di Cana, Gesù anticipa il significato della sua missione, il vino nuovo, quello buono, è figura del mistero pasquale, della sua gloria. Ma la sua gloria totale sarà rivelata solo nella morte che avverrà quando sarà giunta la sua ora, cioè al terzo giorno. ( v.1 ).
“E i suoi discepoli credettero in lui “: i miracoli vogliono formare la fede, condurre anzi al grado perfetto della fede, che è adesione alla persona di Gesù, contemplazione della sua gloria, accoglimento della sua salvezza.
( Vedere - credere in Giovanni: 2,23; 4,48; 6,30.36.40; 11,45; 14,7; 20,8.29 s. ).
La gioia: Per concludere vorrei ritornare su questo simbolo che affiora dal brano di Vangelo ora esaminato: essa è un frutto dello Spirito, è il dono che Dio comunica alla sua Chiesa, a ciascuno dei battezzati, è la stessa presenza di Gesù che, offrendosi come vero cibo e vera bevanda ad ogni uomo, trasforma la povertà di ciascuno nella pienezza della vita divina. Ogni cristiano deve essere perciò portatore di gioia, deve saperla comunicare a tutti i “poveri” in cerca dei veri valori. In particolare noi monache possediamo una enorme ricchezza, la possibilità di vivere per Lui e in Lui, nel continuo ascolto della sua Parola. E’ una ricchezza che ci sentiamo obbligate a condividere con i fratelli, soprattutto comunicando gioia, la gioia che Gesù ci dona, la gioia della vera libertà da annunciare a tanti fratelli che non hanno ancora assaporato il vino nuovo, quello buono.

SALMO RESPONSORIALE   ( Sal. 95 (96)

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.

Prostratevi al Signore nel suo atrio santo.
Tremi davanti a lui tutta la terra
Dite tra le genti: “Il Signore regna!”.
Egli giudica i popoli con rettitudine.

PREGHIAMO:

O Dio, che nell’ora della croce hai chiamato l’umanità a unirsi in Cristo, sposo e Signore, fa che in questo convito domenicale la santa Chiesa sperimenti la forza trasformante del suo amore, e pregusti nella speranza la gioia delle nozze eterne. Te lo chiediamo nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio che vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo nei secoli dei secoli. AMEN.

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