venerdì 11 gennaio 2013

Lectio da Citerna


10 GENNAIO 2013
BATTESIMO DEL SIGNORE C
(Letture: Is 40, 1-5.9-11; Sal. 103; Tt 2,11-14;3,4-7; Lc 3,15-16.21-22)

Con la festa del Battesimo del Signore si conclude il ciclo liturgico natalizio. E’ la seconda delle tre manifestazioni che la liturgia ci propone: l’Epifania, il Battesimo e le nozze di Cana affinché anche noi riconosciamo la sua Divinità in quell’umanità in tutto simile alla nostra.

Luca considera secondario il fatto del battesimo – vi accenna fugacemente dopo quello di tutto il popolo - e pone l’accento sulla teofania e sulla dichiarazione della voce dal cielo.
E’ tipicamente lucana la menzione del popolo e della preghiera di Gesù connessa con la teofania. Lc rilegge l’episodio del battesimo in funzione catechetica: Gesù è il modello per i catecumeni e il nuovo Adamo, capo dell’umanità rigenerata dal battesimo.

ü     Giovanni Battista rivela al popolo in attesa di non essere il messia e indica nel “più forte di me” il solo capace di realizzare ciò che lui faceva come segno. →Cf. Is 9,5; Sal 93,1
ü     A questo personaggio misterioso il Battista non è “degno di slegare i lacci dei sandali”.
Sciogliere il legaccio dei sandali non è questione di un atto di umiltà, di un lavoro servile, ma è un simbolo antico che noi non riusciamo più a capire. Era un gesto che regolava il diritto di prelazione sul matrimonio e sulla vendita dei campi.
Per chiarire questa espressione del Battista è sufficiente leggere il capitolo 4 di Rut, dove si racconta una storia di diritto matrimoniale. →Cf. Libro di Rut 4,1-12.
Sciogliere il legaccio dei sandali vuol dire: “Ne avrei diritto io, ma lascio la precedenza a te”.
Giovanni Battista adopera questa espressione proverbiale per dire che chi viene dopo di lui ha tutto il diritto, non gli cedo niente, il posto è il suo! Questa precisazione è importante perché richiama una questione nuziale, riporta l’attenzione su Gesù presentato come lo sposo del popolo di Israele. →Cf. Is 54,5; 60,10; 62,4; Os 2,21-22; Mt 9,15; Gv 3,29; Ap 21,9

ü     “Egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco.” Questa immagine non deve essere però intesa come una punizione, perché il fuoco – in contrasto con l’acqua – diventa il simbolo dello Spirito di Dio, della vita, della potenza, di quella fiamma ardente della carità divina. Immergere nel fuoco, cioè nello Spirito Santo, significa trasformare le persone. È un’immagine che il Battista adopera in modo simbolico annunciando che il Messia purificherà, metterà nel fuoco le persone per portare ogni creatura alla purezza del progetto originale. È lo Spirito Santo che opererà questa purificazione, la trasformazione delle persone.

ü     Gesù scende dalla Galilea verso il sud – nella depressione del Giordano dove Giovanni battezza.
Al Giordano Gesù porta a compimento l’incarnazione, prefigurando la discesa sino alle profondità della terra della sua sepoltura. Il luogo del battesimo di Gesù è, infatti, da ritenersi presso le sorgenti più basse del fiume Giordano, ad est di Gerico, il punto più basso della terra, centinaia di metri sotto il livello del mare. Gesù anticipa nel gesto la sua Pasqua. Immergendosi nella fraternità dei peccatori, Lui l’unico Giusto, capovolge la logica perversa di Caino che non vuole essere custode del fratello e diviene il “primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29).

ü     Luca riferisce che Gesù, ricevuto il battesimo, «stava in preghiera»; è una caratteristica di Luca. Molte volte, nei momenti importanti della vita di Gesù, il terzo evangelista aggiunge che egli stava in preghiera. Cf. Lc 6,12-13; 9,18-22; 9,28-36; 10,21-22; 22,32.42; 23,24; 23,46.

ü     Avviene, in questa preghiera, la teofania (= manifestazione): si apre il cielo, lo Spirito discende come colomba; la voce dal cielo.
o       si apre il cielo: l’apertura del cielo significa la rivelazione di Dio, è la comunicazione di Dio. Dio risponde al grido del popolo: “Se tu squarciassi i cieli..” di Is 63,19. Il Padre non abbandona il suo popolo, ma rinnova la sua alleanza nel Figlio.
o       lo Spirito discende come colomba: è il simbolo dello Spirito. Nella tradizione biblica la colomba è legata alla fine del diluvio. Terminato il periodo in cui le acque avevano annientato la vita sulla terra, Noè lascia uscire la colomba la quale ritorna con un ramoscello di ulivo nel becco, segno che la vita riprende: quella colomba è l’annuncio della fine del diluvio. Così l’evocazione della colomba – che caratterizza in qualche modo lo Spirito Santo – serve per dire che proprio in quel momento, quando cioè Gesù inizia la sua missione scendendo fino in fondo, finisce il diluvio, finisce il naufragio dell’umanità: è il momento decisivo in cui Dio interviene nella storia dell’umanità.
La «sposa» del Cantico viene chiamata «mia colomba». Lo Spirito Santo è lo «sponsale» all'interno della Trinità.
Il popolo d'Israele, destinato a diventare «consorte» di Dio, sposa, è chiamato «colomba», ed è quello che dovrà essere la Chiesa, tanto che lo “Spirito e la Sposa diranno «Vieni!»”(Ap 22,17).
Anche il profeta Osea paragona il ritorno dall'esilio al ritorno di colombe al loro nido (Os 11,11)

o       la voce dal cielo: evoca primariamente due testi dell'AT. Il primo è un canto messianico che cita alcune parole di Dio rivolte al suo re-Messia: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato» (Sal 2,7). Nell'AT sia la figura del re che del Messia erano considerati come figli adottivi di Dio. Gesù, invece, è il figlio amato, sinonimo di unigenito. Il secondo testo è un passo attinto ai Canti del servo del Signore Is 42, 1.
Nella persona di Gesù convergono o si rendono presenti queste due figure: la speranza del messia-re e la figura del messia sofferente. Non è improprio dire che la scena del battesimo presentata da Luca è una vera catechesi sul mistero della persona di Gesù, messia, re, servo, profeta, Figlio di Dio.
Il termine “amato” riprende, nel testo greco, lo stesso termine che nell’AT risuona solo in Genesi 22,2 a proposito di Isacco che viene definito il figlio amato di Abramo. Gesù è il vero Isacco di Dio, il figlio che non viene chiesto ad Abramo, ma dato da Dio stesso per la salvezza di tutti.

La festa del battesimo del Signore e la veglia pasquale sono le due occasioni che la liturgia ci dona per fare memoria del nostro Battesimo: sono diventato figlio amato di Dio, partecipe della natura divina (con lo stesso DNA divino!!!), rivestito di Cristo sono anch’io re, sacerdote e profeta; libero dal peccato originale, tempio dello Spirito santo, pietra viva della Chiesa.
Vi sembra poco? Sì, veramente siamo stati consolati con la grazia di Dio che è apparsa e porta salvezza a tutti gli uomini!

Dal salmo 103 : Benedici il Signore, anima mia.
1. Sei tanto grande, Signore, mio Dio!                        2. Costruisci sulle acque le tue alte dimore,
Sei rivestito di maestà e di splendore,                            fai delle nubi il tuo carro,
avvolto di luce come di un manto,                                 cammini sulle ali del vento,
tu che distendi i cieli come una tenda.                           fai dei venti i tuoi messaggeri
                                                                                        e dei fulmini i tuoi ministri.

3. Quante sono le tue opere, Signore!                          4. Tutti da te aspettano
Le hai fatte tutte con saggezza;                                       che tu dia loro cibo a tempo opportuno.
la terra è piena delle tue creature.                                     Tu lo provvedi, essi lo raccolgono;
Ecco il mare spazioso e vasto:                                          apri la tua mano, si saziano di beni.
là rettili e pesci senza numero,
animali piccoli e grandi.
5. Nascondi il tuo volto: li assale il terrore;
togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

Preghiamo: Padre d’immensa gloria, tu hai consacrato con potenza di Spirito Santo il tuo Verbo fatto uomo, e lo hai stabilito luce del mondo e alleanza di pace per tutti i popoli; concedi a noi che oggi celebriamo il mistero del suo battesimo nel Giordano, di vivere come fedeli imitatori del tuo Figlio prediletto, in cui il tuo amore si compiace. Egli è Dio, e vive e regna con te...

Il cielo si aprì

Sappiamo qual è la potenza del battesimo e quanto guadagniamo avvicinandoci a tale dono; ora comincia lui per primo e, dopo essere stato battezzato, prega perché anche tu impari che quelli che sono stati fatti degni del santo battesimo è bene che preghino incessantemente.
L'evangelista dice che il cielo si aprì, come se fosse stato chiuso da lungo tempo. Cristo infatti ha detto: Ormai vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo (Gv 1,51).
Sembra voler mostrare che ormai vi è un solo gregge nei cieli e sulla terra e un solo pastore per tutti. Il cielo si è aperto e l'uomo sulla terra si è unito ai santi angeli.
Lo Spirito è disceso una seconda volta come per un secondo inizio del genere umano e innanzitutto su Cristo, secondo il disegno di salvezza, e Cristo lo ha ricevuto non per sé, ma per noi, perché abbiamo in lui e da lui ogni ricchezza.
In modo assolutamente conforme al disegno di salvezza si sottomette alla condizione umana; se così non fosse, come potremmo vederlo annientato, lui che possiede la pienezza della divinità? Come si farebbe povero per noi se non si conformasse alla nostra povertà?
La voce di Dio Padre si è fatta udire su Cristo al momento del santo battesimo, come se per mezzo suo e in lui avvolgesse l'uomo che è sulla terra: Questi è il mio Figlio amato (Mt 3,17).

Cirillo di Alessandria, Commento al Vangelo di Luca 3,21

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