Mi
5,1-4a Salmo 79 Ebr 10, 5-10 Lc 1,39-45
Il Vangelo di questa IV ed ultima
domenica di Avvento, celebrata all’interno della Novena in preparazione del
Natale del Signore, ci presenta l’incontro di due donne, Maria ed Elisabetta, e
dei loro due bambini, Gesù e Giovanni, ancora nascosti nel grembo materno.
Questa pericope, nota come il
Vangelo della Visitazione, è strettamente collegata al passo precedente dove
l’Evangelista Luca racconta la visita dell’angelo Gabriele a Maria di Nazaret e
l’annuncio della nascita del Messia: Maria, visitata da Dio e resa Madre dallo
Spirito, visita Elisabetta, sua parente e incinta al sesto mese, và a vedere il
segno dato dall’angelo (Lc 1,37).
I primi due capitoli del Vangelo
secondo Luca, che raccontano l’infanzia di Gesù, sono costruiti secondo un
parallelismo tra la vita di Giovanni e quella di Gesù stesso, con un accento,
spesso sottile, sul primato di quest’ultimo perché il Messia e Figlio di Dio:
anche in questo passo troviamo un parallelismo tra Maria, vergine, ed
Elisabetta, sterile, entrambe, madri per opera di Dio, ricevono un saluto,
rimangono stupite e lodano i prodigi divini.
Nelle due domeniche precedenti
abbiamo ascoltato l’invito di Giovanni alla conversione, a preparare la via al
Signore e il modo concreto per farlo, attraverso la carità e la giustizia (Lc3,
1-18): ora Maria ci viene presentata come Colei che ha preparato questa via e
ha accolto nella sua vita la
Parola , in tutta la sua potenza ed efficacia, capace di
trasformare una intera esistenza.
Maria, “piena da grazia”, si
mette in cammino spinta dall’amore concreto verso Elisabetta che riteneva
bisognosa di aiuto: con sollecitudine si mostra custode di questa sorella nella
fede superando e sanando quel primo peccato tra fratelli (Gen 4,9).
Maria intraprende così un viaggio
che dura, nella fede, per tutta la sua vita.
Possiamo infatti scorgere in
questo passo evangelico un triplice viaggio: quello fisico e concreto di Maria
alla casa di Zaccaria, quello della Parola e, infine, quello della fede di
Maria e, con Lei, di ogni credente.
1) v.39 IL VIAGGIO DI MARIA
Maria intraprende un viaggio da
Nazaret a Ain-Karim, villaggio a 6
Km ad ovest di Gerusalemme. Dice S.Luca che “si alzò”
utilizzando il participio anastàsa che
ha la stessa radice di anastasis, il
termine che indica l’avvenimento centrale della nostra fede, cioè la
risurrezione del Signore.
L’Evangelista Luca rilegge
infatti l’infanzia di Gesù alla luce degli avvenimenti pasquali e Maria diviene
il simbolo della Chiesa “risorta” che, in fretta, si muove per portare il lieto
annuncio al mondo: per questo riferimento alla Pasqua Elisabetta chiama Maria
“madre del mio Signore”, Kurios,
titolo divino di Gesù risorto.
Maria, possiamo tradurre
“risorta”, andò in fretta verso una città di Giuda, portando in sé il dono di
grazia ricevuto: S. Ambrogio commenta che “la grazia dello Spirito non comporta
lentezze”.
In questa parola si condensa il
compito missionario di ogni battezzato il quale, dopo la risurrezione del Signore,
ha il compito di portare nel grembo Gesù per offrirlo agli altri come fece
Maria con Elisabetta, raggiungendo in fretta anche le “regioni montuose” della
società.
2) vv.40-44
IL “VIAGGIO” DELLA PAROLA
In questo passo ci viene mostrato
anche un “viaggio” della Parola che si è compiuto in queste due madri ma
continua a compiersi nella vita di ogni credente.
Maria rivolge ad Elisabetta un
saluto, colmo della grazia e dell’efficacia dello Spirito Santo, come quello
che Lei stessa aveva ricevuto dall’angelo Gabriele (Lc 1,29): la Parola viene ascoltata con
orecchio attento, accolta nella vita, nel grembo simbolo della novità di vita
custodita- nutrita- generata, e sale dalla bocca come inno di lode a Dio.
Questa dinamica la ritroviamo
nell’esistenza di Maria che ascolta l’annuncio dell’angelo, accoglie la Parola che in Lei si fa
carne, loda Dio con il canto del Magnificat; ma anche in quella di Elisabetta
che ascolta il saluto di Maria, accoglie lo Spirito che la colma e fa
sussultare il bambino nel suo grembo e la proclama beata e benedetta tra tutte
le donne.
Questo “viaggio” della Parola
(ascolto-accoglienza-risposta) si compie in Maria, in Elisabetta, in Giuseppe,
in Paolo…in ogni credente: Zaccaria è l’esempio opposto e rimane muto (Lc
1,5-25.57-66).
Il Verbo di Dio che si fa carne
attende di essere ascoltato, accolto, in tutta la sua divina presenza, e lodato
da ogni uomo: come sottolinea la
Lettera agli Ebrei “Entrando nel mondo Cristo dice “Tu non
hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato”(Ebr 10,5).
Per il mistero dell’Incarnazione
la salvezza si sperimenta nella nostra carne e la fede è vissuta nella
esistenza quotidiana: Dio ha scelto il grembo di una donna, di un villaggio
piccolo e sconosciuto, come lo è anche Betlemme (Mi 5,1-4a), per farne la
dimora del Suo Figlio.
Maria porta in grembo il frutto
più bello della sua unione con Dio così come Gesù stesso dirà ad ogni discepolo
“Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto” (Gv 15, 5).
Tra Maria ed Elisabetta c’è uno
scambio di Spirito Santo, si incontrano per la prima volta i loro bambini
ancora nascosti nel grembo materno e Giovanni “sussulta” all’arrivo di Gesù: il
verbo skirtao significa saltare,
danzare ma è utilizzato in senso comune anche per indicare lo scalciare dei
cavalli.
3) v. 45 IL
“VIAGGIO” DELLA FEDE
Elisabetta proclama Maria “beata
perché ha creduto”: l’evangelista utilizza il participio aoristo pisteusasa che indica un’azione che
continua a compiersi in modo perfetto nel tempo. Maria è Colei che continua a
credere nel compimento della Parola del Signore.
Ha creduto all’annuncio
dell’angelo, ha detto il suo “Eccomi” e canta il Magnificat prima della nascita
di Gesù: la sua fede, la sua adesione alla volontà di Dio (Ebr 10,7) continua
per tutta la vita e oggi è modello e sostegno per ogni credente.
“Dolce peso accolse
in seno la vergine per l’Incarnazione.
Dolce peso sia ai nostri cuori la
fede in Cristo”. S.Agostino
PASSI
UTILI PER APPROFONDIRE:
Il “viaggio” della Parola: Lc 1, 26-38; Lc 1,5-25.57-66; Mt 1,18-24; At
9,1-20.
Il “viaggio” della fede di Maria:
Lc 1,26-55; Lc 2,1-20; Lc 2, 33-35; Lc
2, 41-52; Lc 8,19-21; Lc 11,27-28; Gv 2,1-11; Gv 19,25-27.
Salmo 79
Tu, pastore d’Israele, ascolta,
seduto sui cherubini, risplendi.
Risveglia la tua potenza
e vieni a salvarci.
Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,
sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il suo nome.
Orazione
O Dio che hai scelto l’umile figlia di Israele per farne la
tua dimora, dona alla Chiesa una totale adesione al tuo volere, perché imitando
l’obbedienza del Verbo, venuto nel mondo per servire, esulti con Maria per la
tua salvezza e si offra a te in perenne cantico di lode.
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