giovedì 29 novembre 2012

Lectio da Citerna.


                                               1° DOMENICA AVVENTO   ANNO  C   2012-11-12

 Evangelo:  Lc 21, 25-28. 34-36.   Ia Lettura: Ger 33, 14-16;    IIa Lettura: 1a Tess 3, 12-4, 2.

Questo tempo felice che noi chiamiamo “Avvento del Signore”, presenta alla nostra meditazione un doppio motivo di gioia, perché duplice è il dono che ci porta. Ci ricorda una duplice venuta del Signore: quella dolcissima per lungo tempo attesa e desiderata ardentemente da tutti i padri, nella quale “il più bello tra i figli dell’uomo”, “il Desiderato da tutte le genti”, rese manifesta in questo mondo la sua visibile presenza nella carne quando venne sulla terra per salvare i peccatori e poi la venuta che dobbiamo ancora aspettare con sicura speranza quando apparirà fulgente nella sua gloria (S. Elredo abate).

 Non meditare però solo sulla prima venuta del Signore, quando egli entrò nel mondo per cercare di salvare ciò che era perduto, ma anche sulla seconda, quando tornerà per unirci a sé per sempre (S. Bernardo abate).

Si apre un nuovo anno liturgico, una nuova occasione di ripercorrere la vita del Signore in unione con lui.

La 1a Domenica di Avvento richiama alla vigilanza, ma anche alla fiducia e alla speranza. L’Evangelo ci  presenta l’ultima venuta del Signore, per farci intravvedere il termine verso il quale procede la storia.  Ogni inizio, infatti, dev’essere visto nell’ottica della sua fine.
La pericope è presa dal discorso escatologico[1] di Gesù, discorso che Luca colloca nel tempio, rivolto alla folla per annunciare la rovina di Gerusalemme (cf Lc 19, 42-44; 23,28-31). Gesù parla anche  della fine del mondo.

 Il nostro brano è composto di due parti:  1a parte:  Lc 21, vv. 25-28;         2° parte: vv. 34-36

                 vv. 25-28 presentano i segni anticipatori della venuta del Signore, 
                 vv. 34-36 indicano come prepararsi alla seconda venuta.

    La prima parte presenta uno scenario apocalittico: si parla infatti di segni nell’universo, segni cosmici che precederanno l’ultimo giudizio e la fine dei tempi. Sono immagini che si rifanno al genere letterario delle apocalissi[2] giudaiche che descrivono anche avvenimenti che sorreggono la speranza del popolo. E’ un linguaggio, quello dell’Evangelo odierno, che può incutere paura, ma la paura non è l’ultima parola. E’ come una gestazione, si avvicina la liberazione: “alzatevi e levate il capo” per vedere qualcosa di meraviglioso. “Il Figlio dell’uomo  viene su una nube con potenza e gloria grande”. Non è il momento della disperazione ma della speranza, perché è il mondo nuovo che nasce liberato dalla schiavitù del peccato “aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova” (1a Pt 3,13),  “quando Dio sarà tutto in tutti” (1a Cor 15,28), perché come dice un teologo ortodosso, il piano di Dio sul mondo è la “deificazione della creazione” (per la teologia ortodossa tutta la storia della salvezza è orientata verso l’unione personale fra il divino e l’umano). Luca concentra l’attenzione sulla potenza e la gloria di Gesù vincitore del male e Signore del regno. I segni e gli avvenimenti annunciati da Gesù sono terribili (cfr vv.8-24), gettano i viventi nell’angoscia, ma i seguaci di Gesù non hanno nulla da temere, perché è il regno di Dio  che si  avvicina.
E’ questo[3] un richiamo per noi tutti a guardare con sguardo profetico oltre la superficie degli avvenimenti, a scrutare in profondità per scorgere l’opera di Dio nella piccola e grande storia.                                   
  Quando i discepoli fanno delle domande a Gesù sulla fine dei tempi, è chiaro che Egli risponde con il linguaggio delle apocalissi che essi potevano comprendere.
 La 2a parte, che è anche la conclusione di tutto il discorso escatologico, è un richiamo alla vigilanza perché quel giorno non ci trovi impreparati. Fra la prima e la seconda venuta vi sono le venute del Signore attraverso le più varie circostanze, come la sua Parola, le persone e gli avvenimenti, la stessa morte. L’accoglienza di queste venute ci prepara alla venuta finale che sarà improvvisa. Essere pronti per il nostro evangelista significa assolvere il compito affidato dal padrone ai suoi servi (12, 35-48), significa pregare sempre senza mai stancarsi (Lc 18,1) . La fedeltà e la preghiera ci protendono verso l’attesa del Signore che viene; colui che sarà vigilante, sarà pronto ad accoglierlo per entrare nel suo regno.
Pregare significa rivolgersi a Colui che già è  venuto in mezzo a noi, ma che deve tornare. Vigilare significa essere in attesa di qualcosa o di qualcuno, senza adagiasi nell’abitudine o nella sonnolenza.  

 Dice il pastore valdese Paolo Ricca: ”Non è difficile aspettare quando si conosce l’ora. Ma quanto è difficile aspettare quando non si conosce l’ora! La chiesa è nata come popolo dell’attesa della venuta imminente del Signore: “Marana tha”, “Vieni Signore!”, era il grido liturgico, l’invocazione insistente che risuonava in ogni assemblea cultuale. Ma questo grido non si sente nelle nostre assemblee, siamo il popolo dell’attesa addormentata ?
    
In questo Evangelo si vede l’adempimento della profezia di Geremia (33,14-16, 1a Lettura). E’ il tema della speranza messianica che attraversa tutto l’A.T. e riaffiora anche in tempi bui quando la comunità di Gerusalemme poteva essere travagliata dal dubbio del compimento della promessa di Dio a David, di suscitare un suo discendente (germoglio). La profezia fa rinascere la speranza che le promesse di Dio non vengono meno. Il Messia porterà la pace a Giuda e a Gerusalemme, città che sarà chiamata con lo stesso nome del Signore che la salva: Signore nostra giustizia, Signore nostra salvezza, perché la giustizia di Dio è giustizia che salva e non che condanna. 

  Nella 2° Lettura, Paolo dopo aver ringraziato Dio per quello che ha compiuto nella città di Tessalonica, attende dai suoi fedeli una crescita nella carità in vista della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i Santi.
Si tratta di mettere in pratica il comandamento dell’amore verso Dio, e verso il prossimo, specialmente verso chi ci è più vicino.

PASSI BIBLICI DA CONSULTARE: Ger 23, 5-6; Rom 13,11, 1 Cor 10,12;  16, 13; 1 Tess 5,2; 1Pt 1,13; 2 Pt 3,17; Ap 3,11.

 SALMO RESPONSORIALE:  24 (25 ).

 Con il suo ritornello:  A te Signore innalzo l’anima mia, il Salmo indica l’atteggiamento da assumere in tutto questo periodo di grazia che è l’avvento. Se l’anima è rivolta al Signore non sarà difficile conoscere i suoi insegnamenti, lasciarsi guidare verso la verità che Egli insegna agli umili e ai poveri ai quali si rivela e fa conoscere la sua alleanza: il patto di amore che ci unisce a Lui. Sarà  la nostra preparazione migliore, la vigile attesa della sua venuta.
 Rit: A te Signore innalzo l’anima mia, in te confido

Fammi conoscere Signore le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
              Guidami nella tua verità e istruiscimi
Perché sei tu il Dio della mia salvezza.   Rit.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giustizia;
insegna ai poveri la sua via.  Rit.

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
Per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti. 
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.  Rit.



[1] Per escatologia s’intende tutto ciò che riguarda il futuro e la fine del mondo, o meglio la trasformazione, il futuro del mondo.

[2] Il genere letterario apocalittico entra nella Bibbia duecento anni prima di Cristo con il Libro di Daniele. Esistono altri libri apocrifi (= che non fanno parte del Canone dei libri ispirati). Le Apocalissi vengono scritte sempre in tempo di crisi, riguardano l’avvenire, il giudizio dei buoni e dei cattivi, la salvezza.

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