giovedì 17 maggio 2012

Lectio da Citerna.


ASCENSIONE DEL SIGNORE

At 1,1-11    Sal 46     Ef 4,1-13     Mc 16,15-20

“ Gesù disse agli Undici:” Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”

 Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Una piccola riflessione prima di iniziare. Negli anni ’50 uscì un film dal titolo “ Dio ha bisogno degli uomini” che narrava la vita di un missionario che aveva speso la sua vita operando in un’isola sperduta del Pacifico. Ricordo che qualcuno reagì un po’ scandalizzato:” Ma è l’uomo che ha bisogno di Dio, non viceversa!....Invece è proprio così: il Signore si vuol servire degli uomini per continuare la sua opera di salvezza iniziata durante la sua vita terrena: è questo il significato, l’inizio del mistero della Chiesa. Forse quando si parla della Chiesa, il nostro pensiero si focalizza su alcune immagini, su alcuni aspetti esteriori con i quali si presenta la vita ecclesiale nel nostro tempo. Le letture che ci offre la liturgia di questa domenica, ci aiutano a comprendere quale sia l’origine, la natura profonda e la missione di questo grande mistero che è la Chiesa, voluta, istituita e donata da Gesù a tutta l’umanità per portare tutti gli uomini alla salvezza.
Le letture della solennità dell’Ascensione, sono strettamente legate. Ne esamineremo brevemente il Vangelo; il Salmo responsoriale e la I lettura.
Vangelo:Dopo la resurrezione di Gesù, c’è ancora tra gli Undici un clima di paura,sgomento, incertezza e di incredulità per cui ricevono un rimprovero da parte di Gesù ( vedi v. 14 ). Ma ora ecco le “ultime parole di Gesù ai suoi: “Andate…” è il verbo della missione apostolica che non è più limitata ai confini della Palestina e neppure ai soli figli di Israele, ma estesa a tutto il mondo e diretta a tutte le creature  “Proclamate il Vangelo a ogni creatura…”proprio come aveva fatto il Cristo iniziando il suo ministero (Mc 1,14). Devono perciò in primo luogo ripetere il suo messaggio di salvezza: ora che hanno acquistato la piena fede nel Risorto, ne renderanno partecipi tutti gli uomini senza eccezione: “ogni creatura…”.
“Chi crederà…”: la predicazione apostolica non ha per scopo la formazione delle intelligenze, ma la salvezza delle anime mediante la partecipazione al mistero di Cristo, ci deve essere cioè, una piena adesione non solo dell’intelligenza, ma anche della volontà e del cuore; e la fede va completata con il rito esterno del Battesimo; per esso l’uomo che ha già aderito con l’ubbidienza al messaggio evangelico, esprime la sua volontà di rinnovarsi interiormente in Cristo inserendosi nel mistero salvifico della morte e resurrezione di Gesù Cristo.
I segni derivanti da poteri straordinari o carismatici dei quali cristo si era servito per confermare la sua predicazione; ora estende tale potere a tutti i credenti, purchè lo pratichino nel suo nome.
Il versetto 19 costituisce il centro della nostra pericope: dopo aver dato l’avvio alla missione apostolica, Gesù ci viene presentato assunto in cielo per ricevervi quella signoria su tutti gli uomini che gli apostoli dovranno proclamare.
Questo mistero della glorificazione di Gesù nella sua umanità santa è espresso qui con l’immagine dell’assidersi alla destra di Dio (cfr.Sal 110,9); “Fu elevato” un verbo questo che vuol dire: preso su, assunto; ad una persona assunta per un lavoro gli viene per prima cosa assegnato un posto, il luogo dove egli possa eseguire il suo lavoro; il posto di Gesù è alla destra del Padre.
 Essere alla destra di un re vuol dire regnare con, avere gli stessi poteri; il posto dell’erede che già regna con il Padre. Questa identità di Gesù affermata in questo versetto è il coronamento di quello che in tutto il suo vangelo Marco ci vuol rivelare “..il sacerdote lo interrogò dicendogli: “Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?. Gesù rispose: Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del ciolo”. (vedi Mc 1,1.11; 13,11; 15,2.26.32.38 ).
Da questo posto il Cristo come Signore esplica la sua funzione regale, dirige ma è anche con coloro che predicano, continua la sua opera operando con loro. Ora gli Apostoli che hanno potuto assistere a questo straordinario avvenimento, ne possono essere veramente testimoni: “Iddio lo ha costituito Signore e Cristo” (At 2,34-36) proclamerà Pietro il giorno di Pentecoste.
Il versetto conclusivo (v.20), descrive, in poche parole, l’esecuzione del mandato del v.15. Ricordando la situazione dei discepoli anche dopo la Resurrezione, situazione di smarrimento e di “incredulità e durezza di cuore” (v.14), ora ci sorprende la loro determinazione a mettere subito in atto l’ordine di Gesù. Senza accennare alla venuta dello Spirito, lEvangelista Marco ci mostra gli Undici che portano il messaggio in ogni luogo. La sua preoccupazione è quella di affermare che, nella loro attività missionaria, gli Apostoli e dopo di essi la Chiesa di tutti i tempi, possono contare sulla presenza, invisibile ma efficace, di Gesù vivente in cielo con tutta la sua potenza di Signore (Kirios) e Re. Egli infatti congiunge la sua “energia” di risorto con l’attività dei suoi umili messaggeri :“agiva insieme”.
Anche il Salmo responsoriale sottolinea come l’ascensione di Cristo costituisce la sua intronizzazione regale per assumere il possesso e il potere che gli spetta. L’immagine esprime così una verità: Cristo risorto giunge nell’ascensione alla glorificazione celeste, alla sua condizione di Signore dell’uomo, del mondo e della storia; ha cioè preso possesso dell’universo che egli “riempie”  e “ricapitola” (Ef 1,10; 4,10 ) nella sua realtà di re.
Ora esaminiamo la I lettura: At 1,1-11
“Nel mio primo racconto, o Teofilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo…
 Riceverete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”- Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi”.(vv.1-2.8-9)
Il libro degli “Atti degli Apostoli” è opera di Luca e nella sua introduzione egli lo collega al “suo primo libro”, cioè al Vangelo di Luca stesso; ad esso infatti si collega strettamente nel pensiero teologico e nella sequenza della narrazione. E’ da notare soprattutto la presenza dello Spirito Santo spesso menzionata da questo Evangelista . Lo Spirito Santo appare come colui nel quale si attua il legame tra il signore risorto, che sta per lasciare definitivamente i suoi, e la chiesa apostolica che nello Spirito riceverà la forza di testimoniare fino ai confini della terra; e sarà proprio lo Spirito che guiderà gli sviluppi
missionari della Chiesa, garantendo che i passi da essa compiuti ( in particolare l’apertura al Vangelo dei pagani espressione dell’ universalità senza limiti a cui è destinato il messaggio evangelico ), saranno veramente l’attuazione del programma del Risorto. Il racconto dell’Ascensio, così come è presentato in questo brano di Luca, ha dunque lo scopo di costituire la premessa per introdurre il tempo della Chiesa, che è tempo di attività di testimonianza fondata sugli apostoli.

La seconda lettura ( Ef 4,1-13 ) così si conclude: “…Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finchè arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo”.

Con queste parole dell’apostolo Paolo, tutti ci sentiamo destinati a compiere un compito specifico nella Chiesa per essere, ognuno nella propria vocazione, costruttori di quel Corpo di Cristo del quale ciascuno è pietra viva.
Il mistero dell’Ascensione ricorda la presenza attiva di Cristo glorioso nella sua Chiesa, ed il bisogno che egli ha di noi per rivelarsi al mondo, finchè egli venga.

L’Ascensione di cristo è la nostra esaltazione, e quanto più si elevò la gloria del capo, tanto più è stimolata la speranza del corpo, perciò rallegriamoci, dilettissimi, con degna letizia ed esultiamo nel rendere grazie. Oggi non solo siamo stati confermati possessori del paradiso, ma in Cristo siamo anche penetrati nelle sublimità dei cieli, acquistando, per l’ineffabile grazia di Cristo, più di quanto avevamo perduto per l’invidia del diavolo. Infatti, coloro che il velenoso nemico aveva cacciato dalla felicità della prima dimora, il Figlio di Dio, incorporandoli a sé, li ha collocati alla destra del Padre, con cui vive e regna nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen” ( dai discorsi di S: Leone Magno, papa )

Salmo responsoriale:

Popoli tutti battete le mani !
Acclamate Dio con grida di gioia,
perchè terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.

PREGHIAMO:  Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, pichè nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria. Amen.

Nessun commento:

Posta un commento