Diocesi di Città di Castello - Parrocchia di San Giustino
CELLULE DI EVANGELIZZAZIONE
193° INSEGNAMENTO
“BEATO CHI CREDE IN ME”
L’opinione
mondana più diffusa pensa all'atto di
fede come a qualcosa di facoltativo, anzi di fortuito e di occasionale. Si dice: «Io non ho la fede» press’a poco come si dice:
«Io non
ho gli occhi azzurri» o «Io sono basso di statura». Oppure dice: «Purtroppo io non ho la fede», è detto con lo stesso
rammarico con cui si ammette: «Purtroppo
sono stonato», o «Purtroppo non riesco in matematica»; quasi supponendo cioè che l’assenza della
fede sia qualcosa che non dipenda da
noi.
Ma
la fede citata in questi termini non è certo quella di cui ha parlato Gesù.
Basterebbe ricordare il finale del vangelo di Marco: «Chi crederà e sarà battezzato sarà
salvo, ma chi non crederà sarà
condannato» (Marco 16,16). Dove è
chiaro che per Gesù l’atto di fede è tutt’altro che qualcosa di facoltativo:
determina la nostra “salvezza definitiva”; ed è tutt’altro che fortuito ed
occasionale: dipende dalla decisione responsabile dell’uomo, il quale per il
mancato raggiungimento della fede può essere accusato e condannato.
Per
capire cos’è l’atto di fede ascoltiamo di nuovo il vangelo dell’apparizione di
Gesù a Tommaso: « Otto giorni dopo i
discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a
porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi! ». poi disse a Tommaso:«Metti qui il
tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente! ».
Quando
Gesù sottopose le sue ferite alla prova empirica richiesta da Tommaso,
accompagna questa offerta con un’esortazione: “non essere incredulo, ma credente”, che tradotto letteralmente
suona così: “non diventare incredulo, ma
diventa credente”. Significa che Tommaso non è ancora né l’uno né l’altro.
Non è ancora incredulo, ma non è nemmeno ancora un credente.
La
fede di Tommaso è tesa tra lo sforzo di
credere che Gesù è risorto e la gioia della solenne confessione finale: “Mio Signore e mio Dio”. Quindi, prima della gioia di credere, c’è lo sforzo
del credere. L’atto di fede è un dinamismo, un percorso, un cammino che può
partire anche dal dubbio come quello di Tommaso. Vari sono i percorsi, vari i punti di partenza, ma lo stesso è il
punto di arrivo: vedere e toccare il Signore Risorto, cioè fare una
personale esperienza con Lui vivo!
Noi
a che punto siamo in questo cammino di fede? proviamo a elencare alcuni di
questi percorsi e guardiamo anche da dove siamo partiti.
~ Da una fede diffidente: è quella di chi tiene a debita distanza Dio perché
pensa che se lo accettasse come suo Dio perderebbe la propria libertà e
autonomia. Diffida del suo amore, della sua presenza… è una fede che oscilla,
che non si affida.
~ Da una fede questuante: è quella di chi è in ricerca, che vorrebbe credere,
ma non ha slancio. Vogliamo la fede ma ne abbiamo poca. Cerca sempre conferme,
rassicurazioni.
~ Da una fede fragile e intermittente: Gesù ai discepoli che hanno
dubitato della sua presenza nel mare tempestoso dice: “Uomini di poca fede” (Matteo 8,23-26). La loro fede era stata
sufficiente per salire sulla barca con Lui, ma insufficiente per affrontare la
tempesta. Così a Pietro che dubita mentre sta camminando sulle acque e sta per
affogare, Gesù gli dice: “Uomo di poca
fede, perché hai dubitato?” (Matteo 14,22-23).
Qual’
è, invece, la nostra meta, l’obiettivo che dobbiamo porci davanti?:
~ La fede coraggiosa, combattente: è quella di Abramo che
nella prova vede crescere e irrobustirsi la sua fede. sopra la porta dello
studio avevo attaccato un quadretto con un versetto della Bibbia che ho
intitolato: Manifesto della fede. “Abramo
credette, saldo nella speranza contro ogni speranza… Egli non vacillò nella
fede… Di fronte alla promessa di Dio non esitò per incredulità, ma si rafforzò
nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto Egli aveva
promesso era anche capace di portarlo a compimento” (Romani 4,18-21). È la
fede di Giobbe che non si perde e non vacilla anche davanti a ogni sorta di
tribolazione. È la fede che da forza a chi soffre e che si manifesta come una
grazia proprio nel momento del turbamento e dello smarrimento.
~ La fede di chi si affida: è la fede di chi può dire come Paolo: “So infatti a chi ho creduto” (1Timoteo
1,12). Non è una fede credulona, ma cosciente e vigile di chi ha sperimentato
la presenza di Dio nella propria vita tanto da potersi affidare ciecamente.
~ La fede è certezza che Gesù è vivo, presente, operante: non solo vivo: magari in
America e qui no… non solo presente: è qui davanti a me, ma con le mani in
mano… ma operante: cioè come quello che leggo nel Vangelo.
Se
manca uno di questi aspetti non c’è la fede. satana ti vuole convincere che Lui
non c’è. Se poi tu lo convinci che c’è, lui ti convincerà che è disinteressato
a te. E se tu lo convincerai che Lui è presente, il maligno farà di tutto per
farti credere che è impotente.
Nutriamo
la nostra fede, facciamola crescere con le parole del padre che aveva il figlio
malato e che ad alta voce grida a Gesù: “Credo,
aiutami nella mia incredulità”(Marco 9,24).
Domande
per l’approfondimento:
· Da quale percorso dei
precedenti sei partito?
· A che punto sei del cammino
di fede?
· In quale aspetto della fede
devi ancora crescere?
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