lunedì 21 maggio 2012

193° INSEGNAMENTO


Diocesi di Città di Castello  - Parrocchia di San Giustino

CELLULE DI EVANGELIZZAZIONE
193° INSEGNAMENTO
“BEATO CHI CREDE IN ME”

 L’opinione mondana più diffusa pensa all'atto di fede come a qualcosa di facoltativo, anzi di fortuito e di occasionale. Si dice: «Io non ho la fede» press’a poco come si dice: «Io non ho gli occhi azzurri» o «Io sono basso di statura». Oppure dice: «Purtroppo  io non ho la fede», è detto con lo stesso rammarico con cui si ammette: «Purtroppo  sono stonato», o «Purtroppo non riesco in matematica»;  quasi supponendo cioè che l’assenza della fede sia qualcosa che non dipenda da noi.
Ma la fede citata in questi termini non è certo quella di cui ha parlato Gesù. Basterebbe ricordare il finale del vangelo di Marco: «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Marco 16,16). Dove è chiaro che per Gesù l’atto di fede è tutt’altro che qualcosa di facoltativo: determina la nostra “salvezza definitiva”; ed è tutt’altro che fortuito ed occasionale: dipende dalla decisione responsabile dell’uomo, il quale per il mancato raggiungimento della fede può essere accusato e condannato.
Per capire cos’è l’atto di fede ascoltiamo di nuovo il vangelo dell’apparizione di Gesù a Tommaso: « Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi! ». poi disse a Tommaso:«Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente! ».

Quando Gesù sottopose le sue ferite alla prova empirica richiesta da Tommaso, accompagna questa offerta con un’esortazione: “non essere incredulo, ma credente”, che tradotto letteralmente suona così: “non diventare incredulo, ma diventa credente”. Significa che Tommaso non è ancora né l’uno né l’altro. Non è ancora incredulo, ma non è nemmeno ancora un credente.
La fede di Tommaso è tesa tra lo sforzo di credere che Gesù è risorto e la gioia della solenne confessione finale: “Mio Signore e mio Dio”. Quindi, prima della gioia di credere, c’è lo sforzo del credere. L’atto di fede è un dinamismo, un percorso, un cammino che può partire anche dal dubbio come quello di Tommaso. Vari sono i percorsi, vari i punti di partenza, ma lo stesso è il punto di arrivo: vedere e toccare il Signore Risorto, cioè fare una personale esperienza con Lui vivo!
Noi a che punto siamo in questo cammino di fede? proviamo a elencare alcuni di questi percorsi e guardiamo anche da dove siamo partiti.

~       Da una fede diffidente: è quella di chi tiene a debita distanza Dio perché pensa che se lo accettasse come suo Dio perderebbe la propria libertà e autonomia. Diffida del suo amore, della sua presenza… è una fede che oscilla, che non si affida.
~       Da una fede questuante: è quella di chi è in ricerca, che vorrebbe credere, ma non ha slancio. Vogliamo la fede ma ne abbiamo poca. Cerca sempre conferme, rassicurazioni.
~       Da una fede fragile e intermittente: Gesù ai discepoli che hanno dubitato della sua presenza nel mare tempestoso dice: “Uomini di poca fede” (Matteo 8,23-26). La loro fede era stata sufficiente per salire sulla barca con Lui, ma insufficiente per affrontare la tempesta. Così a Pietro che dubita mentre sta camminando sulle acque e sta per affogare, Gesù gli dice: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Matteo 14,22-23).

Qual’ è, invece, la nostra meta, l’obiettivo che dobbiamo porci davanti?:
~       La fede coraggiosa, combattente: è quella di Abramo che nella prova vede crescere e irrobustirsi la sua fede. sopra la porta dello studio avevo attaccato un quadretto con un versetto della Bibbia che ho intitolato: Manifesto della fede. “Abramo credette, saldo nella speranza contro ogni speranza… Egli non vacillò nella fede… Di fronte alla promessa di Dio non esitò per incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto Egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento” (Romani 4,18-21). È la fede di Giobbe che non si perde e non vacilla anche davanti a ogni sorta di tribolazione. È la fede che da forza a chi soffre e che si manifesta come una grazia proprio nel momento del turbamento e dello smarrimento.
~       La fede di chi si affida: è la fede di chi può dire come Paolo: “So infatti a chi ho creduto” (1Timoteo 1,12). Non è una fede credulona, ma cosciente e vigile di chi ha sperimentato la presenza di Dio nella propria vita tanto da potersi affidare ciecamente.
~       La fede è certezza che Gesù è vivo, presente, operante: non solo vivo: magari in America e qui no… non solo presente: è qui davanti a me, ma con le mani in mano… ma operante: cioè come quello che leggo nel Vangelo.

Se manca uno di questi aspetti non c’è la fede. satana ti vuole convincere che Lui non c’è. Se poi tu lo convinci che c’è, lui ti convincerà che è disinteressato a te. E se tu lo convincerai che Lui è presente, il maligno farà di tutto per farti credere che è impotente.
Nutriamo la nostra fede, facciamola crescere con le parole del padre che aveva il figlio malato e che ad alta voce grida a Gesù: “Credo, aiutami nella mia incredulità”(Marco 9,24).



Domande per l’approfondimento:

·       Da quale percorso dei precedenti sei partito?
·       A che punto sei del cammino di fede?
·       In quale aspetto della fede devi ancora crescere?

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