giovedì 26 aprile 2012

Lectio da Citerna.


                                             IV   DOMENICA   T.P.             ANNO  B    2012 

Gv 10, 11-18     1^ Lettura  At  4, 8-12                              2^ Lettura  1 Gv 3, 1-2

La Liturgia della IV domenica del Tempo pasquale ci presenta sempre la figura del Buon Pastore o del Pastore Bello, come dice il greco, presa dal capitolo 10 dell’Evangelo di Giovanni. Giovanni usa un linguaggio simbolico. Lo scorso anno abbiamo visto Gesù come pastore e porta delle pecore (vv 1-10); i versetti seguenti, dopo la presentazione, mettono l’accento sull’azione del pastore.
V.11.  Io Sono: è la parola detta da Dio a Mosè, anch’egli pastore, al roveto ardente (Es 3, 1ss), quando si è rivelato a lui per la prima volta e questa parola ritorna spesso nell’Evangelo di Gv (Io sono la porta, Io sono la luce del mondo, Io sono la Via, la Verità e la Vita…). E’una parola oltre che di presentazione anche di rivelazione.
 Gesù non è “un” pastore qualsiasi, ma “il” pastore modello che ama le sue pecore, si prende cura di loro, le guida, le ama fino a dare la vita per ognuna. E’ il pastore, l’agnello immolato e vittorioso che “guida il gregge alle fonti dell’acqua di vita” (Ap 7, 17). “In nessun altro c’è salvezza” (1^ Lettura) . E’ lui che realizza le profezie di Geremia (23, 1-6) e di Ezechiele (34), che conduce le pecore al pascolo e le fa riposare. Chi non segue il pastore che dà la vita , può avere come pastore soltanto la morte (Sal 49 48,15.)             
Diverso è l’atteggiamento del mercenario, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono. Egli è preoccupato più del suo salario che delle pecore e quando vede venire il lupo fugge. Il lupo è il nemico tradizionale del gregge e rappresenta tutte le forze ostili del male. Gesù ha mandato i suoi seguaci “come agnelli in mezzo ai lupi” (Lc 10, 3), che sono sempre pronti a sbranare e a disperdere il gregge. E’ l’azione del demonio e dei suoi mandatari che cercano di deviare gli uomini dal retto cammino tracciato dal Signore. Le persecuzioni dei cristiani si ripetono in ogni epoca storica. L’arrivo del lupo mostra chi è pastore e chi è mercenario, chi pensa a salvare le pecore e chi pensa a salvare se stesso. Al mercenario non interessano le pecore. Davanti a chi vuol metterlo a morte (8, 59), Gesù non abbandona i suoi e difende le sue pecore.
v.14. Io Sono il pastore bello…Gesù presenta nuovamente se stesso con le parole del v.11 come per rivelare tutta la profondità del suo essere, l’amore del suo cuore per le pecore che il Padre gli ha affidato.
Conosco le mie pecore, come le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre. In due versetti troviamo ben quattro volte il verbo conoscere. Non si tratta soltanto di una conoscenza esterna e superficiale, ma di una conoscenza in profondità, è il modo di sperimentare una presenza. Gesù conosce l’intimo dei suoi, sa che cosa c’è nel cuore dell’uomo…e condivide la sua stessa vita che è la conoscenza e l’amore del Padre. Ci sono una conoscenza, un’intimità, un amore reciproco tra pastore e pecora. Egli chiama ciascuna per nome (v.3). ”Ti ho chiamato per nome, tu mi appartieni…sei prezioso ai miei occhi, sei degno di stima e ti amo” (Is 43, 1.4). Ogni pecora ha un rapporto personale con il pastore, un rapporto di amore ed è l’amore con il quale il Padre ama il Figlio, è la stessa vita che circola tra noi e lui.  
 e pongo la mia vita per le pecore. La vita del pastore è sempre a disposizione delle pecore. Il Figlio non la tiene per sé, ma come la riceve così la dona, come è amato dal Padre, così ama i fratelli.
v.16 E ho altre pecore che non provengono da questo recinto. Il recinto qui è il tempio, ma vi sono altri recinti all’infuori del tempio e il Figlio di Dio è venuto per liberare e salvare tutti. E’ lui la luce del mondo (8,12), innalzato non solo per radunare i figli dispersi d’Israele ma tutti i popoli (cfr 11,52). Gesù vuole condurre tutti alla libertà. Ogni uomo è figlio amato dal Padre, che Gesù non si vergogna di chiamare fratello (Eb 2, 11).
anche quelle io devo guidare. “Devo” richiama il dono della vita, donata per amore, offerta, immolata per tutti senza distinzione. Tutti egli vuole liberare dai recinti chiusi e guidare ai pascoli della vera vita.
Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. La voce del Figlio che chiama ciascuno per nome (10, 4), è riconosciuta nel cuore come vera ed è rivolta a ogni persona. Gesù con la sua morte ha abbattuto ogni muro di separazione (cf. Ef 2, 14-22) tra gli uomini, per fare di tutti un uomo solo, per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi (11, 52). Non un solo ovile, che darebbe l’idea di “chiuso”, ma un solo gregge, un solo pastore. C’è identificazione tra pastore e gregge, perché chi segue il Figlio, diventa “uno” con lui. “Il Signore volle che Gesù Cristo, l’Uomo-Dio,fosse una sola cosa con la sua Chiesa” dice S. Agostino. A chi accoglie la parola, è dato il potere di diventare figlio di Dio (1, 12)  - vedi 2^ lettura- ogni pecora è chiamata a sua volta a diventare pastore.
 Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Gesù depone la sua vita volontariamente come dono totale di amore e poiché l’amore è più forte della morte, ha il potere di riprenderla.
 v.18 Nessuno me la toglie...Nessuno può togliere la vita a Colui che è la Vita e la vita è amore e si realizza nel dono di sé. Il Figlio ha lo stesso potere del Padre: il potere di amare. La croce in Gv non è vista come una sconfitta, ma come un trono di gloria.
 Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio   e che lascerà ai suoi discepoli (13, 34) per farli partecipi della sua stessa vita. Il Figlio ha ricevuto dal Padre un unico comando: quello di dare la vita come la riceve, di amare com’è amato. Chi depone la sua vita la prende di nuovo, chi la perde la salva.
 I verbi che abbiamo incontrato nel nostro testo: conoscere, ascoltare, guidare, amare, dare la vita, seguire (v.4), sono i verbi propri della sequela, della chiamata del Signore. Per questo la Domenica del Buon pastore, la Chiesa prega per le vocazioni e per chi ha il compito di guida spirituale.
         Per la riflessione:   Sal. 22 (23);   49 (48);   Zc 11,4-7;   Lc 15,4-7;   Gv 10,1-11.26-30;   17,1ss.
SALMO RESPONSORIALE: 117 (118)
Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre.
E’ meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo. E’ meglio rifugiarsi nel Signore   che confidare nei
potenti.
Ti rendo grazie perché mi hai risposto, perché sei stato la mia salvezza.
La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie, sei il mio Dio e ti esalto.
Rendete grazie al Signore, perché è buono, perché il suo amore è per sempre. Gloria….
PREGHIAMO: O Dio creatore e Padre, che fai risplendere la gloria del Signore risorto quando nel suo nome è risanata l’infermità della condizione umana, raduna gli uomini dispersi nell’unità di una sola famiglia, perché aderendo a Cristo buon pastore gustino la gioia di essere tuoi figli. Te lo chiediamo nel Nome….

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