giovedì 19 aprile 2012

Lectio da Citerna.


                                          III   DOMENICA   DI   PASQUA           ANNO B

At 3,13-15.17-19        1Gv 2,1-5a         Lc 24, 35-48

Anche in questa terza Domenica il Vangelo ci racconta un’apparizione di Gesù risorto.
Viene messa in rilievo l’iniziativa da parte di Gesù di ritrovare, per così dire, il dialogo interrotto con i suoi discepoli nei giorni della sua morte e allo stesso tempo l’incapacità, l’incredulità da parte di essi di accettare questa presenza certamente diversa, nuova, anche se “familiare”.
Dal versetto 36 al versetto 42 viene come delineata questa presenza di Gesù risorto, che si impone all’attenzione dei discepoli e dunque anche alla nostra attenzione. Gesù viene e offre subito il dono della sua vittoria sul peccato e sulla morte dicendo: PACE A VOI, è la pace che aveva promesso e che ora dona. Nel discorso di addio ai discepoli del Vangelo di Giovanni leggiamo: +Vi lascio la pace, vi do la mia pace, non come la dà il mondo io la dò a voi.+ E’ quella pace piena che abbraccia tutto, è il compimento di tutte le attese dell’umanità e di ogni uomo.
Gesù si mostra in atteggiamento di dono verso i suoi e verso di noi.
Egli chiede poi  di essere guardato, toccato, (v.39), chiede di entrare in contatto con Lui offrendo alla nostra condizione umana limitata, ai nostri sensi corporei la possibilità di incontrarlo; vuole farci fare l’esperienza profonda di Sé, del Mistero immenso che ha vissuto nella sua Pasqua di passione, morte e risurrezione.
Il testo greco ci aiuta a fare una distinzione su come guardare Gesù: al versetto 37  è un vedere fisico, una percezione del nostro senso umano e al versetto 39 è invece un vedere in profondità, una conoscenza intima. C’è dunque come un passaggio da una esteriorità a un’interiorità nella relazione con Gesù e che Lui stesso ci chiama a fare.
Possiamo leggere qui l’esperienza dell’essere cristiani, inseriti in Cristo nella Chiesa, e che ciascuno di noi è chiamato a vivere nel dono del Battesimo che abbiamo rinnovato anche la notte di Pasqua, cioè vivere questa relazione con la persona di Gesù, come un entrare nel suo mistero.
Gesù  mostra le mani e i piedi, mette bene in evidenza i segni concreti che ricordano la sua morte, le ferite accettate per Amore che rimangono ben visibili, come segno che l’ultima sua parola è solo l’Amore per tutti e per ciascuno, quell’Amore che va oltre i tradimenti e l’incredulità, quell’Amore che lo ha mandato e condotto nella sua vita terrena, quell’Amore fino alla fine, fino al compimento.
Scriverà Giovanni nella sua prima lettera:
+..quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono…….+
È l’esperienza fatta dai discepoli che Gesù ha offerto loro e che offre oggi a noi perché ne diventiamo testimoni.
E’ bello leggere qui la terza strofa del salmo responsoriale: “Chi ci farà vedere il bene, se da noi Signore è fuggita la luce del tuo volto?”
Per avvicinare ancora di più i discepoli a Sé Gesù chiede da mangiare  e mangia davanti a loro per ricordare un gesto fatto tante volte insieme a loro, per richiamare quella quotidianità condivisa che non è andata perduta, ma che deve come fare un salto di qualità. Ci sarà una modalità nuova, diversa da quella di prima, nel vivere con Gesù.
Accanto a questa presenza forte di Gesù risorto c’è tutta una gamma di sentimenti e reazioni vissute dai discepoli: 
-erano sconvolti e pieni di paura
-credevano di vedere un fantasma
-erano pieni di stupore
-erano turbati e avevano dubbi nel cuore
-per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore
Mettiamoci per  un attimo nei loro panni  senza avere duemila anni di cristianesimo alle spalle!!
Sono sensazioni che possiamo provare anche noi.
E’ interessante rilevare la parola greca usata per dubbi: dialoghismoi, cioè quei pensieri della nostra mente che ci lavorano dentro come tarli e che indeboliscono la fede.
Oltre alla rivelazione della sua persona in questo nuovo stato di vita, Gesù opera nei discepoli un’altra rivelazione, cioè apre le loro menti per comprendere le scritture.
Questo è un passaggio che solo la persona di Gesù può donarci; noi infatti, possiamo leggere e comprendere le scritture,la legge di Mosè, i profeti e i salmi, solo alla luce di Gesù risorto, solo se Gesù ce le illumina. Addirittura ai  versetti da  25 a 27 sempre del capitolo 24 del Vangelo di Luca che precedono il brano di questa domenica, è Gesù stesso che spiega le scritture , Mosè e i profeti, in ciò che si riferiva a Lui ai due discepoli di Emmaus.
Penso che capiti a tutti noi di sentire come a volte la nostra intelligenza riesce a cogliere il senso della Parola di Dio che si svela e possiamo riconoscere in essa proprio la presenza di Gesù che ci parla direttamente.

Possiamo comprendere ora la forza della testimonianza di Pietro riportata nella prima lettura dagli Atti degli Apostoli. Pietro infatti riesce a “leggere”l’evento della morte e risurrezione di Gesù e a proclamarlo come testimone credibile in forza del passaggio(la sua Pasqua= passaggio) che anch’egli ha vissuto e che Gesù stesso gli ha donato come ci descrive Luca nel Vangelo:
dall’incredulità alla fede, dal rinnegamento al perdono, un passaggio di conversione, una conoscenza per esperienza, un cambio di vita come egli stesso poi annuncia e chiede  ai fratelli.
In questo brano degli Atti, Pietro ha il coraggio di dire al popolo che hanno rinnegato il Santo e il Giusto. Pensiamo a ciò che lui stesso ha vissuto la sera dell’arresto di Gesù nel cortile della casa del sommo sacerdote quando disse di non conoscere quell’uomo. Ma Gesù ha fatto fare il passaggio pasquale a Pietro donandogli il perdono, il pentimento e una nuova possibilità di vita con Lui tanto da essere testimone di Gesù ai fratelli!
Gesù ha vissuto la sua Pasqua e ci chiede ancora di “fare Pasqua” con Lui, di compiere un passaggio, oggi, nella nostra vita attraverso l’incontro che Lui stesso ci invita a vivere.








Salmo responsoriale

Quando t’invoco rispondimi, Dio della mia giustizia!
Nell’angoscia mi hai dato sollievo;
pietà di me, ascolta la mia preghiera.

Sappiatelo: il Signore fa prodigi per il suo fedele;
il Signore mi ascolta quando lo invoco.

Molti dicono: “Chi ci farà vedere il bene,
se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?”

In pace mi corico e subito mi addormento,
perché Tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare.



Preghiamo:

O Padre, che nella gloriosa morte del tuo Figlio,
vittima di espiazione per i nostri peccati,
hai posto il fondamento della riconciliazione e della pace,
apri il nostro cuore alla vera conversione
e fa di noi i testimoni dell’umanità nuova pacificata nel tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…….

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