III DOMENICA DI
PASQUA ANNO B
At 3,13-15.17-19 1Gv 2,1-5a Lc 24, 35-48
Anche in questa terza Domenica il Vangelo ci racconta
un’apparizione di Gesù risorto.
Viene messa in rilievo l’iniziativa da parte di Gesù di
ritrovare, per così dire, il dialogo interrotto con i suoi discepoli nei giorni
della sua morte e allo stesso tempo l’incapacità, l’incredulità da parte di
essi di accettare questa presenza certamente diversa, nuova, anche se
“familiare”.
Dal versetto 36 al versetto 42 viene come delineata questa
presenza di Gesù risorto, che si impone all’attenzione dei discepoli e dunque
anche alla nostra attenzione. Gesù viene e offre subito il dono della sua
vittoria sul peccato e sulla morte dicendo: PACE A VOI, è la pace che aveva
promesso e che ora dona. Nel discorso di addio ai discepoli del Vangelo di
Giovanni leggiamo: +Vi lascio la pace, vi do la mia pace, non come la dà il
mondo io la dò a voi.+ E’ quella pace piena che abbraccia tutto, è il
compimento di tutte le attese dell’umanità e di ogni uomo.
Gesù si mostra in atteggiamento di dono verso i suoi e verso
di noi.
Egli chiede poi di
essere guardato, toccato, (v.39), chiede di entrare in
contatto con Lui offrendo alla nostra condizione umana limitata, ai nostri
sensi corporei la possibilità di incontrarlo; vuole farci fare l’esperienza
profonda di Sé, del Mistero immenso che ha vissuto nella sua Pasqua di
passione, morte e risurrezione.
Il testo greco ci aiuta a fare una distinzione su come
guardare Gesù: al versetto 37 è un
vedere fisico, una percezione del nostro senso umano e al versetto 39 è invece
un vedere in profondità, una conoscenza intima. C’è dunque come un passaggio da
una esteriorità a un’interiorità nella relazione con Gesù e che Lui stesso ci
chiama a fare.
Possiamo leggere qui l’esperienza dell’essere cristiani,
inseriti in Cristo nella Chiesa, e che ciascuno di noi è chiamato a vivere nel
dono del Battesimo che abbiamo rinnovato anche la notte di Pasqua, cioè vivere
questa relazione con la persona di Gesù, come un entrare nel suo mistero.
Gesù mostra le mani e
i piedi, mette bene in evidenza i segni concreti che ricordano la sua morte, le
ferite accettate per Amore che rimangono ben visibili, come segno che l’ultima
sua parola è solo l’Amore per tutti e per ciascuno, quell’Amore che va oltre i
tradimenti e l’incredulità, quell’Amore che lo ha mandato e condotto nella sua
vita terrena, quell’Amore fino alla fine, fino al compimento.
Scriverà Giovanni nella sua prima lettera:
+..quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto
con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono…….+
È l’esperienza fatta dai discepoli che Gesù ha offerto loro
e che offre oggi a noi perché ne diventiamo testimoni.
E’ bello leggere qui la terza strofa del salmo
responsoriale: “Chi ci farà vedere il bene, se da noi Signore è fuggita la luce
del tuo volto?”
Per avvicinare ancora di più i discepoli a Sé Gesù chiede da
mangiare e mangia davanti a loro per
ricordare un gesto fatto tante volte insieme a loro, per richiamare quella
quotidianità condivisa che non è andata perduta, ma che deve come fare un salto
di qualità. Ci sarà una modalità nuova, diversa da quella di prima, nel vivere
con Gesù.
Accanto a questa presenza forte di Gesù risorto c’è tutta
una gamma di sentimenti e reazioni vissute dai discepoli:
-erano sconvolti e pieni di paura
-credevano di vedere un fantasma
-erano pieni di stupore
-erano turbati e avevano dubbi nel cuore
-per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore
Mettiamoci per un
attimo nei loro panni senza avere
duemila anni di cristianesimo alle spalle!!
Sono sensazioni che possiamo provare anche noi.
E’ interessante rilevare la parola greca usata per dubbi:
dialoghismoi, cioè quei pensieri della nostra mente che ci lavorano dentro come
tarli e che indeboliscono la fede.
Oltre alla rivelazione della sua persona in questo nuovo
stato di vita, Gesù opera nei discepoli un’altra rivelazione, cioè apre le loro
menti per comprendere le scritture.
Questo è un passaggio che solo la persona di Gesù può
donarci; noi infatti, possiamo leggere e comprendere le scritture,la legge di
Mosè, i profeti e i salmi, solo alla luce di Gesù risorto, solo se Gesù ce le
illumina. Addirittura ai versetti
da 25 a 27 sempre del capitolo 24 del Vangelo di
Luca che precedono il brano di questa domenica, è Gesù stesso che spiega le
scritture , Mosè e i profeti, in ciò che si riferiva a Lui ai due discepoli di
Emmaus.
Penso che capiti a tutti noi di sentire come a volte la
nostra intelligenza riesce a cogliere il senso della Parola di Dio che si svela
e possiamo riconoscere in essa proprio la presenza di Gesù che ci parla
direttamente.
Possiamo comprendere ora la forza della testimonianza di
Pietro riportata nella prima lettura dagli Atti degli Apostoli. Pietro infatti
riesce a “leggere”l’evento della morte e risurrezione di Gesù e a proclamarlo
come testimone credibile in forza del passaggio(la sua Pasqua= passaggio) che
anch’egli ha vissuto e che Gesù stesso gli ha donato come ci descrive Luca nel
Vangelo:
dall’incredulità alla fede, dal rinnegamento al perdono, un
passaggio di conversione, una conoscenza per esperienza, un cambio di vita come
egli stesso poi annuncia e chiede ai
fratelli.
In questo brano degli Atti, Pietro ha il coraggio di dire al
popolo che hanno rinnegato il Santo e il Giusto. Pensiamo a ciò che lui stesso
ha vissuto la sera dell’arresto di Gesù nel cortile della casa del sommo
sacerdote quando disse di non conoscere quell’uomo. Ma Gesù ha fatto fare il
passaggio pasquale a Pietro donandogli il perdono, il pentimento e una nuova
possibilità di vita con Lui tanto da essere testimone di Gesù ai fratelli!
Gesù ha vissuto la sua Pasqua e ci chiede ancora di “fare
Pasqua” con Lui, di compiere un passaggio, oggi, nella nostra vita attraverso
l’incontro che Lui stesso ci invita a vivere.
Salmo responsoriale
Quando t’invoco rispondimi,
Dio della mia giustizia!
Nell’angoscia mi hai dato
sollievo;
pietà di me, ascolta la mia
preghiera.
Sappiatelo: il Signore fa
prodigi per il suo fedele;
il Signore mi ascolta quando
lo invoco.
Molti dicono: “Chi ci farà
vedere il bene,
se da noi, Signore, è fuggita
la luce del tuo volto?”
In pace mi corico e subito mi
addormento,
perché Tu solo, Signore,
fiducioso mi fai riposare.
Preghiamo:
O Padre, che nella gloriosa
morte del tuo Figlio,
vittima di espiazione per i
nostri peccati,
hai posto il fondamento della
riconciliazione e della pace,
apri il nostro cuore alla
vera conversione
e fa di noi i testimoni
dell’umanità nuova pacificata nel tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù
Cristo…….
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