DOMENICA
DELLE PALME. Mc 14,1-15-47.
I Lettura: Is 50, 4-7. II
Lettura: Fil 2,6-11. ANNO B.
2012
Abbiamo due momenti distinti:
1° -la processione delle palme:
anticipazione della glorificazione di Gesù che ha vinto la morte con la
sua resurrezione. (Mc 11,1-10,
o Gv 12,12-16).
2°-la proclamazione dell’Evangelo della
passione e della morte (Mc 14,1-15,47).
Prendiamo in considerazione il secondo
momento con alcune riflessioni tratte dal libro di Papa Benedetto XVI: “Gesù di
Nazaret” (Vol 2°).
“Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il Monte degli ulivi”. Termina così l’ultima cena nella narrazione
evangelica di Mt e Mc (Mt 26,30; Mc 14, 26). Gesù esce pregando con i suoi
nella notte, che richiama la notte dell’uscita degli ebrei dall’Egitto, salvati
dal sangue dell’agnello (cfr. Es 12). Si
pensa che Gesù abbia cantato i salmi dell’hallel (112-117 e 135) che sono il
ringraziamento a Dio per la liberazione di Israele dall’Egitto e in cui si
parla anche della pietra, scartata dai costruttori. I Salmi pregati sono
ringraziamento per il passato, ma anche invocazione per affrontare il futuro
nel buio di quella notte. Gesù prega
in comunione con Israele: è l’unità dei due Testamenti. E’ lui stesso, Israele
in modo nuovo, è la nuova Pasqua e la stessa liberazione.
Giunsero in un podere chiamato
Getsèmani e Gesù disse ai suoi discepoli: “Sedetevi qui, mentre io prego” (Mc
14, 32).
In quel luogo c’erano una fattoria, un frantoio, e una
caverna. Nel IV sec., racconta la pellegrina Egeria, c’era una chiesa, oggi Chiesa
dell’Agonia, uno dei luoghi più venerati dell’umanità. Qui Gesù ha sperimentato
l’ultima solitudine, l’abisso del peccato e di tutto il male che gli è
penetrato nel più profondo dell’anima. Qui lo ha toccato lo sconvolgimento
della morte imminente, qui il traditore lo ha baciato, tutti lo hanno
abbandonato, qui ha lottato anche per me. In quel giardino Gesù ha accettato
fino in fondo la volontà del Padre, l’ha fatta sua e così ha capovolto la
storia.
Dopo la preghiera dei Salmi sempre in cammino,
Gesù applica a sé la profezia di Zaccaria, che aveva predetto che il pastore
sarebbe “stato percosso, ucciso e le pecore sarebbero state disperse” (cfr. Zc
13,7; Mt 26, 31). E’ Gesù il pastore d’Israele e dell’umanità che prende su di
sé l’ingiustizia e si lascia percuotere. E’ il “buon pastore che dà la vita per
le sue pecore” (Gv 10,11). E’ l’ora della realizzazione della profezia di Zc. A
questa profezia segue subito la promessa della salvezza: “Dopo che sarò risorto,
vi precederò in Galilea” (Mc 14, 28). Gesù risorto è il pastore che attraverso
la morte conduce sulla strada della vita.
La terza profezia è una modifica delle
discussioni fatte con Pietro nell’ultima cena. Pietro vuole arrivare al
successo senza la croce, perché confida nelle sue forze: è la tentazione
continua dei cristiani e di tutta la chiesa. Gesù annuncia a Pietro la sua
debolezza, il triplice rinnegamento.
Della preghiera sul monte degli ulivi
abbiamo cinque relazioni (cfr Mt 26, 36-46;
Mc 14, 32-42; Lc 22, 39-46; Gv 12,27s; Eb 5, 7ss). Dopo la preghiera dei
Salmi, Gesù prega da solo, come aveva già fatto tante notti. Lascia vicino a sé
i tre che erano stati testimoni della sua Trasfigurazione: Pietro. Giacomo e
Giovanni, che sopraffatti dal sonno saranno testimoni della sua lotta notturna.
Racconta Marco che Gesù cominciò a “sentire paura e angoscia” e dice ai
discepoli: “La mia anima è triste fino alla morte, restate qui e vegliate!” (14,33
ss). Appello alla vigilanza. La sonnolenza dei discepoli è lungo i secoli, l’occasione
favorevole per il potere del male, è un intorpidimento dell’anima che non si
lascia scuotere dal potere del male nel mondo, dall’ingiustizia e dalla
sofferenza che devastano la terra; è un’insensibilità che si tranquillizza col
pensiero che tutto, in fondo non è poi tanto grave…, è insensibilità per la
vicinanza di Dio e per la potenza del maligno sul mondo. Dopo questa esortazione
alla vigilanza, Gesù si allontana un po’ e inizia la preghiera vera e propria
del monte degli ulivi e cade con la faccia a terra: è l’estrema sottomissione
al Padre, il più radicale abbandono a Lui. Qui è presente tutto il dramma della
nostra redenzione. Mc dice che pregava affinché
“se fosse possibile, passasse via da Lui quell’ora” (14, 35). “Abbà!
Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che
voglio io, ma ciò che vuoi tu” (14, 36). Abbiamo qui l’esperienza primordiale della
paura, lo sconvolgimento di fronte al potere della morte, lo spavento davanti
al potere del nulla che lo fa tremare e “sudare gocce di sangue” (cfr Lc 22,
44). Giovanni parla di profondo turbamento. E’ lo sconvolgimento di Colui che è
la Vita , di
fronte a tutto quello che si oppone a Dio e che gli crolla direttamente addosso
e che ora deve accogliere dentro di sé fino al punto di essere personalmente
“fatto peccato” (2 Cor 5, 21). Proprio perché è il Figlio, sente profondamente
l’orrore, tutta la sporcizia e la perfidia che deve bere in quel “calice”a lui
destinato: tutto il potere del peccato e della morte. L’angoscia di Gesù è
molto di più dell’angoscia di ogni uomo di fronte alla morte, è lo scontro tra
la luce e le tenebre, tra vita e morte: il vero dramma della scelta che
caratterizza la storia umana.
“Non la mia ma la tua volontà” è la
preghiera di Gesù sul monte degli ulivi. Gesù riporta la volontà naturale
dell’uomo dall’opposizione alla sinergia e ristabilisce l’uomo nella sua
grandezza. Nell’umana volontà naturale di Gesù è, per così dire, presente tutta
la resistenza della natura umana contro Dio. L’ostinazione di tutti noi,
l’intera opposizione contro Dio sono presenti e Gesù, lottando, trascina la
natura ricalcitrante in alto verso la sua vera essenza. “Abbà”, “Padre” ! (Mc
14, 36) è il linguaggio dei bambini verso il padre. Svela l’intimità del suo rapporto
con Dio.
PROCESSO A GESU’
Il movimento formatosi attorno a Gesù
in un primo tempo non aveva suscitato grande interesse nelle autorità del
tempio. In seguito, con l’ossequio messianico dell’entrata di Gesù a
Gerusalemme e la profezia sulla distruzione del tempio, come ci riferisce Gv,
si sono riuniti i capi dei sacerdoti e dei farisei, che dominavano al tempo di
Gesù, preoccupati, perché “verranno i romani e ci toglieranno il -luogo -
(tempio) e la nazione”, realtà politiche e religiose entrambe. In realtà il
culto del tempio di pietra giungeva al suo termine per far posto all’adorazione
di Dio “in spirito e verità”.
Gesù, davanti al sinedrio (composto di
sacerdoti, anziani e scribi), interrogato da Caifa sommo sacerdote, era stato
dichiarato colpevole di bestemmia, reato che comportava la pena di morte che
non gli ebrei, ma i romani potevano infliggere.
Gesù allora fu trasferito davanti a Pilato, autorità politica, perché era
dichiarato messia, (reato politico) e aveva preteso per sé la dignità regale
anche se in modo particolare
Ricordiamo le domande fatte a Gesù da
Caifa, secondo Mc: “Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?” (=Dio). Gesù risponde: “Io lo sono e vedrete
il Figlio dell’uomo seduto alla destra della potenza e venire sulle nubi del
cielo” (Mc 14, 62).” Per le autorità
questa era una bestemmia e nel momento in cui Gesù si professa Figlio di Dio,
Pietro afferma di non conoscere Gesù, “e subito un gallo cantò…” (Mc 14, 72).
Gv esprime chiaramente l’intreccio tra
l’esecuzione della volontà di Dio e la cecità egoistica di Caifa: “Non vi
rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo e
non vada in rovina la nazione intera?” (Gv 11, 50). E ancora Gv dice: “Gesù
doveva morire…non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi” (11, 52).
Alla domanda di Pilato, giudice romano:
“Dunque tu sei re?” Gesù risponde: “Tu lo dici: io sono re: Per questo io sono
nato e per questo sono venuto nel mondo, per rendere testimonianza alla verità.
Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce” (Gv 18, 37). Già prima aveva
detto: “La mia regalità non è di questo mondo…il mio regno non è di quaggiù” (Gv
18,36).
Questa confessione di Gesù mette Pilato
di fronte ad una strana situazione. L’accusato rivendicava regalità e regno, ma
il regno di Gesù non è violento. E la verità?….Pilato, chiede: “Che cos’è la
verità?” (Gv 18, 38). “Dare testimonianza alla verità” significa mettere in
risalto Dio e la sua volontà di fronte agli interessi del mondo e alle sue
potenze. Dio è la misura dell’essere. La verità è il vero “re” che dà a tutte
le cose la loro luce e la loro grandezza. E’ chiaro che Pilato di fronte alla
figura di Gesù, come rileva Giovanni, ebbe paura. Prima voleva liberarlo, poi lo pone in
alternativa a Barabba, poi lo fa flagellare, incoronare di spine, lo presenta
alla folla, dicendo: “Ecco il vostro re!” (Gv 19, 14). Infine pronunzia la
sentenza di morte
Chi furono gli accusatori? Giovanni dice: gli
ebrei, ma questo termine in Gv significa l’aristocrazia del tempio. Mc parla di
una quantità di gente: “la massa”. In realtà si trattava del gruppo dei
sostenitori di Barabba, mobilitati per l’amnistia, che, come rivoltoso contro i
romani poteva contare su un certo numero di partecipanti.
Secondo Mt, tutto il popolo avrebbe
detto: “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli” (27, 25). Il
cristiano ricorda che il sangue di Gesù parla un’altra lingua rispetto a quella
di Abele (cfr Eb 12, 24): non chiede vendetta né punizione, ma è
riconciliazione; non è versato contro qualcuno, ma è versato per la salvezza di
tutti. Tutti noi abbiamo bisogno della forza purificatrice dell’amore e tale è
il suo sangue. Non è maledizione ma redenzione e salvezza.
Tutti e quattro gli evangelisti ci
parlano delle sofferenze e della morte di Gesù sulla croce. Nessuno si era
aspettato una fine in croce del Messia. Fino a quel momento erano state
ignorate le parole della Sacra Scrittura? In un primo tempo erano incomprensibili,
ma questi eventi hanno condotto a una nuova comprensione delle Scritture (cfr
Sl 21 e Is 53).
“Padre
perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23, 34). E’ la
prima parola di Gesù sulla croce. Quello che aveva predicato nel discorso della
montagna lo compie sulla croce. È beffeggiato e deriso dai passanti, dai membri
del sinedrio e dai malfattori crocifissi con lui, uno dei quali si accorge che
quest’uomo rende visibile il volto di Dio. Lo prega così: “Gesù, ricordati di
me quando sarai nel tuo regno” (Lc 23, 42). Egli ottiene subito la risposta: “Oggi sarai con me in paradiso” (Lc 23, 43). Gesù dalla croce
che è il suo trono, dal luogo dell’estremo dono di sé, domina da vero re e
attira a sé il mondo. All’ora nona, Gesù esclamò a gran voce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”
(Mt 27, 46; Mc 15, 34). Sono le parole d’inizio del Salmo 21. Gesù muore
pregando, ma quelle parole sono anche il grido del mondo tormentato
dall’assenza di Dio.
Sotto la croce, i soldati si dividono
le vesti (cfr Sal 21,19 e Gv 19,24), la tunica, invece, tessuta tutta di un
pezzo è tirata a sorte (cfr Gv 19, 23s). I Padri dicono che è un’immagine
dell’unità indistruttibile della chiesa.
Gesù sulla croce, al culmine della
passione, nel sole rovente di mezzogiorno, gridò: “Ho
sete” (Gv 19,28). Gli venne offerto il vino acidulo diffuso tra i poveri
qualificato anche come aceto, considerato bevanda dissetante. Questo richiama
il Salmo 68,22: “Quando avevo sete mi hanno dato aceto”.”Ho sete”. Questo grido
di Gesù è rivolto a ciascuno di noi: Gesù ha sete di te.
Gv racconta che
presso la croce di Gesù stavano delle donne: “Sua Madre e la sorella di sua
Madre…(19,25). Gesù allora, vedendo sua Madre e la sorella di sua Madre e
accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla Madre: -Donna, ecco tuo Figlio! – poi disse al
discepolo: -Ecco tua Madre! – e da
quell’ora il discepolo la accolse con sè” (Gv 19, 26 s). Gesù non lascia sola sua Madre, ma la affida
al discepolo a lui molto vicino e nel Figlio affida alla Madre tutta l’umanità.
Secondo gli evangelisti, Gesù muore all’ora nona, alle
tre del pomeriggio. La sua ultima preghiera, secondo Lc era tratta dal Salmo 30. “Padre, nelle tue mani consegno il mio
spirito” (Lc 23,46; Sal 30,6) e secondo Gv: ”Tutto è compiuto!” (19,30). Gesù ha realizzato la totalità
dell’amore, ha dato tutto se stesso.
La morte di Gesù è vista dai sinottici come un evento
cosmico e liturgico: il sole si oscura, il velo del tempio si squarcia in due,
la terra trema, i morti risorgono. Il centurione riconosce Gesù come “Figlio di
Dio” (Mc 15, 39).
Ai due briganti che sono accanto a Gesù
sono spezzate le gambe, a Lui, vedendo che era già morto, uno dei soldati
trafigge il cuore” e subito ne uscirono sangue e acqua” (Gv 19,34).
E’ l’ora in cui sono immolati gli
agnelli pasquali. Per essi vige la prescrizione secondo la quale non dev’essere
spezzato alcun osso (cfr Es 12,46). Gesù qui è il vero Agnello pasquale. Di
Gesù, Gv Battista aveva detto: “Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il
peccato del mondo!” (Gv 1,29). A sua volta il Salmo 33 (v.21) profetizzava: “Il
Signore custodisce tutte le sue ossa, neppure uno sarà spezzato”.
Sangue e acqua uscirono dal cuore
trafitto di Gesù e i Padri hanno visto in questo duplice flusso un’immagine dei
due sacramenti fondamentali -l’Eucaristia e il Battesimo -: è l’origine, la
nascita della Chiesa. Un altro passo della Scrittura dice ancora: “Volgeranno
lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19,37).
Dopo questi avvenimenti, Gesù è deposto
nel sepolcro in attesa della sua resurrezione. La passione, infatti, acquista
il suo vero significato soltanto nella resurrezione.
Dalla croce viene incontro agli uomini una vita nuova. Sulla croce Gesù
diventa fonte di vita per sé e per tutti. Sulla croce la morte viene vinta.
Gesù profeta e Figlio di Dio è il risorto, il Vivente per sempre.
SALMO
RESPONSORIALE 21 (22)
Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Si fanno beffe di
me quelli che mi vedono,
- storcono le labbra, scuotono il capo.
“si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo
porti in salvo se davvero lo ama!
Un branco di cani mi circonda,
- mi accerchia
una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.-.
posso
contare tutte le mie ossa.
Si dividono le
mie vesti,
sulla mia tunica
gettano la sorte.
Ma tu Signore non stare lontano, .
mia forza vieni presto in mio aiuto
Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la
discendenza di Israele. Gloria…
PREGHIAMO Dio onnipotente ed eterno che hai
dato agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, che si è fatto uomo e
umiliato fino alla morte di croce, fa che abbiamo sempre presente il grande
insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della
resurrezione. Egli è Dio e vive e regna nei secoli dei secoli. AMEN
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