2 DOMENICA DI QUARESIMA
ANNO B
1^
LETTURA:Gen 22,1-2.9a.10-13.15-18
2^LETTURA:Rm
8,31b-34
VANGELO:
Mc 9,2-10
Siamo
alla seconda domenica di quaresima. Questo importante periodo dell’anno liturgico
può essere considerato e affrontato sotto diversi aspetti. L’aspetto
principale, a nostro avviso, è quello di un cammino, un itinerario che la
Chiesa ci offre come preparazione alla Santa Pasqua. Il principale strumento,
compagno di viaggio per affrontare questo cammino, è la Parola di Dio che ci
viene offerta nelle letture nella Santa Messa di ogni giorno e, in modo tutto
particolare, in quelle della Santa Messa delle domeniche del periodo
quaresimale.
Non
ci è stata data la possibilità di meditare insieme le letture della prima
domenica: Ricordiamo brevemente il Vangelo: Mc 1,12-15: dopo aver ricevuto il
battesimo (Mc 1,9-11), Gesù viene sospinto dallo Spirito ( sceso su di lui nel
Battesimo) nel deserto dove rimane per quaranta giorni tentato da Satana. Dopo
inizia la predicazione del Vangelo.
Il
Vangelo di questa seconda domenica, ci offre la possibilità di approfondire il
grande mistero della Trasfigurazione di Gesù davanti ai suoi discepoli. Ma per
analizzare questo brano del Vangelo, nel racconto in particolare
dell’evangelista Marco, è necessario inquadrarlo nel contesto nel quale è
collocato agganciandolo alla prima lettura tratta dal libro della Genesi.
La prima lettura è il racconto del
sacrificio di Isacco, cioè la prova di fede alla quale Abramo viene sottoposto
da parte di Dio.( è un racconto che letto e meditato nel suo insieme – Gn,22,1-19
-- si rivela una capolavoro letterario ricco di sfumature e di particolari
incisivi e drammatici che coinvolgono il lettore sì che le richieste di Dio
fatte ad Abramo vengono percepite come rivolte a ciascuno, il lettore si sente
cioè coinvolto nel dramma come protagonista sollecitato a dare una risposta in
prima persona.).Ma in realtà Dio più che chiedere una prova di fede, si rivela
ad Abramo come vero padrone della vita e nello stesso tempo, come Padre
misericordioso e fedele alle promesse. Ricordiamo a questo proposito il libro
di Giobbe:” Nudo uscii dal grembo di mia madre, e nudo vi ritornerò. Il Signore
ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!” ( Gb 2, 21 ).
Il Signore aveva donato ad Abramo un figlio al di là di ogni possibilità umana;
ora lo stesso Signore chiede ad Abramo di sacrificare questo suo unico figlio,
sul quale lo stesso Abramo riponeva tutte le speranze per poter avere una
discendenza numerosa, secondo la promessa del Signore. Abramo obbedisce a
questa richiesta di Dio: è la completa disponibilità che il Signore attendeva
da lui; per cui quella benedizione che già era stata per lui l’aver ottenuto un
figlio, si estenderà a tutta la sua discendenza e, attraverso questa, a tutte
le nazioni della terra.
Il mistero della
Trasfigurazione di Gesù è proposto nella liturgia di Quaresima alla contemplazione
del fedele che sale lentamente verso la festa di Pasqua. I tre Vangeli
sinottici vedono in questo avvenimento un momento critico e decisivo del
ministero di Gesù in cammino verso la Passione. Dopo essere stato riconosciuto
come messia dai discepoli ai quali predice le sofferenze e la morte a cui va
incontro, Dio stesso ha voluto confermare la fede dei discepoli rivelando loro,
sia pur fugacemente, la gloria del Figlio suo, che al di là della Passione, si
sarebbe pienamente manifestata nella Risurrezione e nell’Ascensione.
Nel
Vangelo di Marco in cui è situata la nostra pericope, è importante sottolineare,
nella parte che la precede, (Mc 8,29) la professione di fede di Pietro: “ Tu
sei il Cristo”; poi il primo annuncio della passione: “…..E cominciò a insegnar
loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire….Allora Pietro lo prese in
disparte e si mise a rimproverarlo….” Poi le condizioni per seguire Gesù: “ Se
qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi
segua…”. “E diceva loro:In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non
morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza”. A questo punto
ha inizio il brano della Trasfigurazione: “Dopo sei giorni, Gesù prese con sé
Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo
appartato, loro soli.”
Salendo
sul monte, Abramo (come abbiamo visto) portava in sé , nonostante la sua fede
in Dio, la sofferenza per la rinuncia che il Signore gli aveva chiesto;
soltanto arrivato alla meta avrebbe sperimentato che la sua sofferenza, per la
benevolenza del Signore sarebbe divenuta una grande gioia.
Ora
sono i discepoli, ancora sotto la sofferenza provocata dalle parole di Gesù
riguardo la propria passione e le esigenze richieste come condizione per
continuare il loro cammino dietro al Maestro, che salgono il monte ignari di
ciò che potrà succedere, seguono soltanto quel Gesù dal quale sono stati
attratti, ma che non dà loro quelle sicurezze che umanamente si aspettano da
colui che li ha invitati a seguirlo. Anche per i discepoli, come per Abramo, il
termine dell’ascesa sul monte coincide con un evento straordinario: Dio che si
manifesta; Gesù fu trasfigurato davanti a loro: il protagonista è il
Padre che concede ai discepoli di sperimentare con gli occhi lo straordinario
mistero di Dio nell’uomo-Gesù, quali siano le dimensioni della sua missione e
della sua prossima glorificazione. A questo punto Pietro si sente “arrivato” e
desidera fissare una situazione ottimale con la costruzione di tre tende, ma lo
spavento indica che i discepoli sono ancora lontani da una completa presa di
coscienza; sarà necessaria un ulteriore intervento da parte di Dio, la Sua voce
che proclama l’intimità filiale di Gesù con il Padre: “Questi è il Figlio mio,
l’amato”. I discepoli così immersi nell’ombra della nube, ora percepiscono con
chiarezza la portata del mistero a loro rivelato. Anche se la comprensione piena
giungerà dopo la resurrezione di Gesù, i discepoli hanno fatto un’esperienza
che permetterà loro, nonostante le incertezze e i timori, di seguirlo fino al
calvario e di divenire subito suoi
testimoni.
Tanti
elementi importanti sono emersi dalla riflessione su queste due letture di
questa II domenica di quaresima, e tanti altri potrebbero essere evidenziati
per permetterci un ulteriore approfondimento. In entrambe le letture ci è stata
proposta l’immagine del monte.
Questa immagine viene spesso assunta anche dai mistici come simbolo di una
realtà spirituale in quanto implica un cammino obbligato per conquistare una
meta: la cima della montagna mediante quella fatica e sofferenza necessarie per
raggiungerla; ma la sua conquista ci dona la possibilità di spaziare su
orizzonti ancora sconosciuti, di respirare un’aria nuova, pulita, ma
soprattutto di poter udire più chiaramente la voce del Padre facendo la
straordinaria esperienza della sua presenza.
Questo
è il percorso che ogni Quaresima ci propone perché possiamo ogni anno rivivere
in pienezza la gioia della Resurrezione, dopo aver condiviso con Gesù la sua
sofferenza, la sofferenza dei nostri fratelli nel mondo mediante un cammino
faticoso ma illuminato dalla luce che la Parola di Dio ci dona ogni giorno.
CAMMINERO’ ALLA PRESENZA DEL SIGNORE NELLA
TERRA DEI VIVENTI
Ho creduto anche quando dicevo:
Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
“
Sono troppo infelice”. io sono tuo
servo, figlio della tua schiava:
Agli
occhi del Signore è preziosa
tu hai spezzato le mie catene.
la
morte dei suoi fedeli. A te offrirò un
sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò
i miei voti al Signore
davanti
a tutto il suo popolo,
negli
atri della casa del Signore,
in
mezzo a te, Gerusalemme.
PREGHIAMO: O Dio, Padre buono, che non hai risparmiato
il tuo Figlio unigenito, ma lo hai dato per noi peccatori; rafforzaci
nell’obbedienza della fede, perché seguiamo in tutto le sue orme e siamo con
lui trasfigurati nella luce della tua gloria. AMEN.
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