venerdì 2 marzo 2012

Lectio da Citerna.


 2 DOMENICA DI QUARESIMA
ANNO B
1^ LETTURA:Gen 22,1-2.9a.10-13.15-18
2^LETTURA:Rm 8,31b-34
VANGELO: Mc 9,2-10

Siamo alla seconda domenica di quaresima. Questo importante periodo dell’anno liturgico può essere considerato e affrontato sotto diversi aspetti. L’aspetto principale, a nostro avviso, è quello di un cammino, un itinerario che la Chiesa ci offre come preparazione alla Santa Pasqua. Il principale strumento, compagno di viaggio per affrontare questo cammino, è la Parola di Dio che ci viene offerta nelle letture nella Santa Messa di ogni giorno e, in modo tutto particolare, in quelle della Santa Messa delle domeniche del periodo quaresimale.
Non ci è stata data la possibilità di meditare insieme le letture della prima domenica: Ricordiamo brevemente il Vangelo: Mc 1,12-15: dopo aver ricevuto il battesimo (Mc 1,9-11), Gesù viene sospinto dallo Spirito ( sceso su di lui nel Battesimo) nel deserto dove rimane per quaranta giorni tentato da Satana. Dopo inizia la predicazione del Vangelo.
Il Vangelo di questa seconda domenica, ci offre la possibilità di approfondire il grande mistero della Trasfigurazione di Gesù davanti ai suoi discepoli. Ma per analizzare questo brano del Vangelo, nel racconto in particolare dell’evangelista Marco, è necessario inquadrarlo nel contesto nel quale è collocato agganciandolo alla prima lettura tratta dal libro della Genesi.
 La prima lettura è il racconto del sacrificio di Isacco, cioè la prova di fede alla quale Abramo viene sottoposto da parte di Dio.( è un racconto che letto e meditato nel suo insieme – Gn,22,1-19 -- si rivela una capolavoro letterario ricco di sfumature e di particolari incisivi e drammatici che coinvolgono il lettore sì che le richieste di Dio fatte ad Abramo vengono percepite come rivolte a ciascuno, il lettore si sente cioè coinvolto nel dramma come protagonista sollecitato a dare una risposta in prima persona.).Ma in realtà Dio più che chiedere una prova di fede, si rivela ad Abramo come vero padrone della vita e nello stesso tempo, come Padre misericordioso e fedele alle promesse. Ricordiamo a questo proposito il libro di Giobbe:” Nudo uscii dal grembo di mia madre, e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!” ( Gb 2, 21 ). Il Signore aveva donato ad Abramo un figlio al di là di ogni possibilità umana; ora lo stesso Signore chiede ad Abramo di sacrificare questo suo unico figlio, sul quale lo stesso Abramo riponeva tutte le speranze per poter avere una discendenza numerosa, secondo la promessa del Signore. Abramo obbedisce a questa richiesta di Dio: è la completa disponibilità che il Signore attendeva da lui; per cui quella benedizione che già era stata per lui l’aver ottenuto un figlio, si estenderà a tutta la sua discendenza e, attraverso questa, a tutte le nazioni della terra.
Il mistero della Trasfigurazione di Gesù è proposto nella liturgia di Quaresima alla contemplazione del fedele che sale lentamente verso la festa di Pasqua. I tre Vangeli sinottici vedono in questo avvenimento un momento critico e decisivo del ministero di Gesù in cammino verso la Passione. Dopo essere stato riconosciuto come messia dai discepoli ai quali predice le sofferenze e la morte a cui va incontro, Dio stesso ha voluto confermare la fede dei discepoli rivelando loro, sia pur fugacemente, la gloria del Figlio suo, che al di là della Passione, si sarebbe pienamente manifestata nella Risurrezione e nell’Ascensione.
Nel Vangelo di Marco in cui è situata la nostra pericope, è importante sottolineare, nella parte che la precede, (Mc 8,29) la professione di fede di Pietro: “ Tu sei il Cristo”; poi il primo annuncio della passione: “…..E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire….Allora Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo….” Poi le condizioni per seguire Gesù: “ Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua…”. “E diceva loro:In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza”. A questo punto ha inizio il brano della Trasfigurazione: “Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli.”
Salendo sul monte, Abramo (come abbiamo visto) portava in sé , nonostante la sua fede in Dio, la sofferenza per la rinuncia che il Signore gli aveva chiesto; soltanto arrivato alla meta avrebbe sperimentato che la sua sofferenza, per la benevolenza del Signore sarebbe divenuta una grande gioia.
Ora sono i discepoli, ancora sotto la sofferenza provocata dalle parole di Gesù riguardo la propria passione e le esigenze richieste come condizione per continuare il loro cammino dietro al Maestro, che salgono il monte ignari di ciò che potrà succedere, seguono soltanto quel Gesù dal quale sono stati attratti, ma che non dà loro quelle sicurezze che umanamente si aspettano da colui che li ha invitati a seguirlo. Anche per i discepoli, come per Abramo, il termine dell’ascesa sul monte coincide con un evento straordinario: Dio che si manifesta; Gesù fu trasfigurato davanti a loro: il protagonista è il Padre che concede ai discepoli di sperimentare con gli occhi lo straordinario mistero di Dio nell’uomo-Gesù, quali siano le dimensioni della sua missione e della sua prossima glorificazione. A questo punto Pietro si sente “arrivato” e desidera fissare una situazione ottimale con la costruzione di tre tende, ma lo spavento indica che i discepoli sono ancora lontani da una completa presa di coscienza; sarà necessaria un ulteriore intervento da parte di Dio, la Sua voce che proclama l’intimità filiale di Gesù con il Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato”. I discepoli così immersi nell’ombra della nube, ora percepiscono con chiarezza la portata del mistero a loro rivelato. Anche se la comprensione piena giungerà dopo la resurrezione di Gesù, i discepoli hanno fatto un’esperienza che permetterà loro, nonostante le incertezze e i timori, di seguirlo fino al calvario e di  divenire subito suoi testimoni.
Tanti elementi importanti sono emersi dalla riflessione su queste due letture di questa II domenica di quaresima, e tanti altri potrebbero essere evidenziati per permetterci un ulteriore approfondimento. In entrambe le letture ci è stata proposta l’immagine del monte. Questa immagine viene spesso assunta anche dai mistici come simbolo di una realtà spirituale in quanto implica un cammino obbligato per conquistare una meta: la cima della montagna mediante quella fatica e sofferenza necessarie per raggiungerla; ma la sua conquista ci dona la possibilità di spaziare su orizzonti ancora sconosciuti, di respirare un’aria nuova, pulita, ma soprattutto di poter udire più chiaramente la voce del Padre facendo la straordinaria esperienza della sua presenza.
Questo è il percorso che ogni Quaresima ci propone perché possiamo ogni anno rivivere in pienezza la gioia della Resurrezione, dopo aver condiviso con Gesù la sua sofferenza, la sofferenza dei nostri fratelli nel mondo mediante un cammino faticoso ma illuminato dalla luce che la Parola di Dio ci dona ogni giorno.


     CAMMINERO’ ALLA PRESENZA DEL SIGNORE NELLA TERRA DEI VIVENTI

Ho creduto anche quando dicevo:                  Ti prego, Signore, perché sono tuo servo;
“ Sono troppo infelice”.                                 io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
Agli occhi del Signore è preziosa                  tu hai spezzato le mie catene.
la morte dei suoi fedeli.                                 A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
                                                                       e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.

PREGHIAMO:  O Dio, Padre buono, che non hai risparmiato il tuo Figlio unigenito, ma lo hai dato per noi peccatori; rafforzaci nell’obbedienza della fede, perché seguiamo in tutto le sue orme e siamo con lui trasfigurati nella luce della tua gloria. AMEN.

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