Diocesi di Città di Castello
Parrocchia di San Giustino
CELLULE DI EVANGELIZZAZIONE
187°
INSEGNAMENTO
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Questo insegnamento
non avrei potuto farlo ad ottobre, quando abbiamo ripreso il cammino delle
cellule, ma ora che siamo quasi a metà anno, quello che vi dico può essere
utile.
Voglio parlarvi
della fatica di seguire Gesù. È una
condizione legata alla nostra esistenza. Dice il salmo:”Gli anni della nostra vita
sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore;
passano presto e noi ci dileguiamo”(89,10). Eppure Dio vede la nostra
fatica come un merito. Sorvola tutte le volte che ci va liscia, e punta invece
il suo sguardo tutte le volte che con sudore continuiamo a seguirlo e a
obbedirgli:”Conosco le tue opere, la tua
fatica e la tua costanza, per cui non puoi sopportare i cattivi… Sei costante e
hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti”(Apocalisse 2,2).
La fatica riguarda
anche la fede? molti vedendo che credere costa fatica pensano di non avere la
fede, oppure l’abbandonano. I giudei domandano a Gesù: «Che
cosa dobbiamo compiere per fare le opere
di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato»
(Giovanni 6,28-29).
La fede è un’opera.
Il termine greco per dire opera (ergon)
significa anche “fatica”, “lavoro”, dice, cioè, il carattere impegnativo della fede che
si attua nell’affidamento totale di tutta la vita alla volontà di Dio.
La cosa più bella è
sapere che per il Signore anche questa
fatica non è vana. Ha cioè un valore,
un incredibile valore. Scrive
Paolo ai cristiani di Corinto:”Perciò,
fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre
nell’opera del Signore, sapendo che la
vostra fatica non è vana nel Signore.” (1Corinti 15,58)
Paolo parla
dell’opera della fede come un faticare.
Anche nella fede si fatica? Nella famiglia si fatica, al lavoro si fatica… con
Dio si fatica. C’è qualcosa che si può fare senza fatica?
Ognuno ha la sua
fatica, le sue fatiche strutturali, congenite e contingenti. Domandati: qual è
la tua fatica più grande?
~
La
fatica di uscire dalla pigrizia, dall’indolenza…
~
La
fatica di donarmi agli altri, di aprirmi agli altri, di perdonare gli altri…
~
La
fatica della lotta contro il maligno, contro le tentazioni.
~
La
fatica del salire in alto, di crescere davanti alla lusinga di accontentarsi.
~
La
fatica della vita fraterna, dello stare insieme ai fratelli, di condividere.
~
La
fatica di pregare, di leggere la
Scrittura , di andare tutte le domeniche alla Messa.
~
La
fatica di ….
Tutto questo, dice la Bibbia , non è vano se vissuto con il Signore, per il Signore. Sì,
perché c’è anche una fatica senza il
Signore che è allora un’inutile fatica. È quella di Pietro che risponde a
Gesù: «Maestro, abbiamo faticato tutta la
notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti» (Luca 5,5). Un
conto è faticare con Gesù e un conto faticare senza di Lui.
Dal momento che non possiamo non faticare, prendiamo esempio dalla fatica
di Gesù. C’è un brano nel vangelo di Marco dove si racconta una giornata tipo
di Gesù:
“Andarono a
Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise a insegnare. E subito, usciti dalla sinagoga, andarono
nella casa di Simone e Andrea, la suocera di Simone era a letto con la febbre.
Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed
ella li servì. Venuta la sera, dopo
il tramonto del sole, gli portavano tutti
i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta.
Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni. Al mattino presto si alzò quando era
ancora buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue
tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi
vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea , predicando nelle
loro sinagoghe e scacciando i demòni.» (Marco 1,29-39)
Per tutta la giornata Gesù sta davanti agli uomini e ascolta i loro
bisogni. La mattina presto si alza. Quindi Gesù ha anche dormito. Poco, però.
Leggo questo vangelo e sento la stanchezza di Gesù. Gesù è certamente spossato, ma non stressato. Infatti non dice agli apostoli: “lasciatemi in pace”, ma “andiamocene
altrove a predicare”. Cosa lo
rigenera? Accosto questo vangelo a quello che viene raccontato al cap 6:
“Gli apostoli si
riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e
quello che avevano insegnato. Ed Egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un pò».
Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il
tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in
disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città
accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande
folla, ebbe compassione di loro,
perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro
molte cose” (Marco 30,34)
Da dove prende Gesù tutta questa energia? Il vangelo dice che è la compassione a rigenerarlo. È talmente
tanta la compassione che Gesù ha nel cuore che si dimentica della sua
stanchezza e di quella dei suoi discepoli.
Bada bene che Gesù non è un iperattivo, è
semplicemente un IPERINNAMORATO.
Quando si è
riposato Gesù? Poche ore sulla croce.
L’hanno fermato con la forza, ma anche in quella posizione impossibile Gesù ha
amato e ha avuto compassione dei suoi aguzzini:”Padre perdona loro…”
Ora in cielo si riposa? Nemmeno, perché è tutti i giorni con noi,
fino alla fine del mondo!
Calo questo vangelo
nella nostra vita quotidiana. L’antidoto
alla stanchezza non è prendersi un periodo di riposo, ma avere più
compassione. Solo la compassione riposa.
Non chiediamo al
Signore il riposo dagli impegni, chiediamo il riposo della compassione.
Ricordiamoci: se noi possiamo stancarci, il male non si stanca mai. L’instancabilità
di Gesù si misura su questo dato poco considerato: il diavolo non si riposa mai.
Domande
per l’approfondimento:
- Qual è la tua fatica più grande?
Perché? È una fatica recente o ti accompagna da tanto?
- Ti condiziona? Ti ostacola nel cammino della
fede e nell’evangelizzazione? Cosa ti impedisce di superarla?
- Dove trovi ristoro e ricarica?
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