Diocesi di Città di Castello Parrocchia di San Giustino
CELLULE DI EVANGELIZZAZIONE
188°
INSEGNAMENTO
|
Perché
esiste la morte?
Sapienza 1,12-14: “ Non provocate la morte con gli
errori della vostra vita, non attiratevi la rovina con le opere delle vostre
mani, perché Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi.
Egli infatti ha creato tutto per l'esistenza; le creature del mondo sono sane,
in esse non c'è veleno di morte, né gli inferi regnano sulla terra.”
Sapienza
2,23-24: “Sì, Dio ha creato l'uomo
per l'immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia
del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono.”
La morte, il
male, la sofferenza non sono volute da Dio. Ma dato che esistono Dio ci
aiuta attraverso di esse.
Noi cristiani siamo spesso accusati di amare la morte, la
sofferenza, il dolore quasi lo bramiamo. Noi non lo desideriamo, non siamo
masochisti.
Dalla malattia
il nostro Dio ne trae dei benefici utili per noi.
La prima scoperta che faccio attraverso la malattia è che io non
sono Dio; lo sappiamo, ma spesso ce ne dimentichiamo, ci crediamo Dio, ci
crediamo immortali. Soprattutto i giovani pensano che vivranno per sempre, che
possono fare tutto grazie alle proprie forze… ma non è così … e la malattia e
la morte di una persona cara ci può aiutare a riconoscere la verità, che siamo
semplicemente esseri temporali, che siamo
qui per servire e amare e che la nostra vera patria ci aspetta nei cieli.
Un’alta cosa che la malattia insegna è che fa cambiare la mia immagine di Dio. Noi siamo convinti che Dio sia
buono, ma poi quando arriva la malattia? Quando arriva la sofferenza? Allora sì
che scopriamo veramente se per noi Dio è buono. Di fronte alla morte non si
mente, di fronte alla morte si vede quanto è autentica la fede di una persona.
La morte, la sofferenza ci costringono a cambiare la nostra immagine di Dio, o
diventiamo atei, abbandoniamo il Signore oppure approfondiamo la Sua conoscenza e comprendiamo,
a un livello superiore, la Sua
bontà.
Un’altra novità che porta la malattia nella persona che la vive su
di sé è una nuova comprensione dell’altro. È difficile comprendere chi è malato
… solo chi è stato depresso può capire un depresso, solo chi è stato un
alcolizzato può capire a fondo un alcolizzato, solo chi ha fatto determinati
errori può capire come si sente chi si trova nella sua stessa situazione … così
la malattia, essa aiuta a capire cosa passa nella testa di chi è malato. C’è
una nuova comprensione, rende più
compassionevoli, più attenti, se vissuta con Gesù.
L’ultimo punto sull’importanza della malattia (ricordiamoci: mai
voluta dal Signore!) è che rende l’uomo di fede un testimone più credibile.
Pensiamo a Giovanni Paolo II, nella malattia continuava ad essere un testimone
del Vangelo e, quando diceva che Dio è Amore la sua parola era più credibile .
Chiunque sia nella malattia si appropri profondamente della
propria fede, perché si trova in uno stato di grazia, uno stato che rende un potentissimo evangelizzatore,
dimenticando se stesso diventa visibilità del Signore Gesù.
Che questo insegnamento ci aiuti a prepararci a contemplare il
Signore Gesù, che sulla croce ci dona la vita.
Domande
per l’approfondimento:
·
Avevi
mai pensato che la malattia e la morte, se vissuti nella fede potessero avere
dei significati positivi?
·
Ti
ha turbato questo insegnamento? Ha toccato qualche tua ferita?
·
Ti
ha dato speranza?
·
Hai
sperimentato in te, o negli altri, che è diverso vivere e affrontare la
sofferenza dopo l’incontro con Gesù?
Nessun commento:
Posta un commento