+ Dal Vangelo secondo Luca
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù.
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
Parola del Signore
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.
Parola del Signore
Gesù è entrato nella storia come ogni uomo: in un luogo preciso, in un tempo preciso, in una famiglia fatta di persone. Le persone i tempi e i luoghi della nostra nascita ci danno delle informazioni di tipo culturale, pongono limiti e aprono strade e questo ci permette di vivere la nostra libertà e la nostra storia, ma, soprattutto, ci permette di interpretare la nostra vita e di renderla intelligibile agli altri. Così è anche per Gesù che nasce in quella terra promessa ai patriarchi del popolo d’Israele poco più di duemila anni fa. Gesù viene circonciso, come ogni bambino ebreo secondo le prescrizioni dalla Legge di Mosè, questo significa che è figlio di Abramo, appartenente al popolo di Dio cioè un ebreo e che lo sarà per sempre, visto che il segno è incancellabile. Quel segno dice soprattutto l’alleanza con Dio, un’alleanza perenne come ricordano i testi biblici. È importante ricordare l’identità di Gesù anche nella sua appartenenza storica e culturale, perché è da qui che prende il via la sua missione di essere compimento definitivo della promessa di Dio ai padri. Gesù entra in quella storia che è partita con Abramo, ma ancor prima con l’uomo creato, con Enoch, con Noè e gli altri patriarchi per essere il culmine di quella storia, entra nell’alleanza e porta su di sé il segno di quell’alleanza.
RispondiEliminaLa circoncisione, nella cultura ebraica è anche la circostanza in cui viene dato il nome al bambino, un compito importante, perché nel nome è racchiusa l’identità profonda delle persone. Ognuno di noi si riconosce nel proprio nome, è in qualche modo condizionato dal nome. Scegliere per il proprio figlio un nome di famiglia, o il nome di un santo, o un nome con un bel significato non è la stessa cosa che sceglierlo per il suono un po’ esotico o perché sentito in televisione. Nella cultura biblica è il padre che dà il nome, tanto che nella rivelazione a Giuseppe si dice che Maria partorirà un figlio e “tu lo chiamerai Gesù” indicando così che anche se agli occhi del popolo è Giuseppe che sceglie, in realtà il nome viene da Dio stesso, è Dio il vero padre di questo bambino che è il Messia.
Gesù, in ebraico Jeshu‘a, è un nome teoforico, cioè che contiene il nome di Dio e significa “il Signore salva” cioè azione che si compie, ma nello stesso tempo può anche significare “Signore, salva!” cioè un’invocazione. In questo nome è racchiusa la realtà profonda di Gesù e, in realtà, anche della chiesa che compie ogni sua azione nel nome di Gesù, cioè nella persona di Gesù.
La promessa fatta a Mosè: “Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò” si realizza in Gesù, nome di Dio e azione salvifica di Dio presente nella storia del mondo, nella storia di ogni uomo. Gesù è l’azione di Dio, agisce come Dio, in vece sua nel mondo. Ora è la chiesa, cioè i battezzati, noi che deve agire nel suo nome, in sua vece. Deve agire come luogo ed esperienza di salvezza, di pace, di fraternità.
La salvezza che possiamo compiere è qualcosa di molto concreto: Gesù salva ridonando dignità alle persone, come la peccatrice o Zaccheo, avvicinandosi, accogliendo, lasciandosi accogliere ed amare, salva prendendosi cura, ascoltando i desideri e le angosce delle persone, salva vivendo l’amicizia, delle relazioni profonde, salva aprendo occhi e orecchie, permettendo alle persone di camminare, cioè rendendole libere e lasciando che esercitino la propria libertà anche con un rifiuto.
Anche noi oggi possiamo compiere delle opere di salvezza, liberando chi è o si sente prigioniero, non tanto per portarlo nella chiesa quanto perché possa vivere da figlio di Dio, libero di camminare sulla propria strada.
Don Domenico Malmusi