mercoledì 21 dicembre 2011

NATALE DEL SIGNORE MESSA DELLA NOTTE da Citerna.


NATALE DEL SIGNORE
MESSA DELLA NOTTE

Is 9,1-6   Salmo 95    Tt 2,11-14     Lc 2,1-14

La Solennità del Natale del Signore prevede quattro celebrazioni eucaristiche: la Messa vespertina nella vigilia, quella della notte, quella dell’aurora e quella del giorno.
Ci soffermiamo qui sulla Liturgia della Parola della Messa della notte non solo perché quella maggiormente frequentata ma soprattutto perché l’atmosfera particolare e tradizionale che la caratterizza può a volte offuscare il grande mistero che celebra.
In questa “santissima notte”, come viene definita dalla colletta, celebriamo infatti il mistero della nascita (il Natale) di Gesù, il Salvatore, di Cristo Signore (Lc 2,13): con Lui si compiono tutte le profezie e giunge quella “pienezza dei tempi” (Gal 4,4) in cui il “Verbo si fa carne”(Gv1,14), Dio prende la nostra umanità. Con il Natale del Signore si conclude e si compie anche il cammino dell’Avvento perché arriva Colui che è l’Atteso da tutte le genti.
Possiamo allora avvicinarci al Vangelo della natività, in Lc 2,1-14, attraverso questa dimensione del compimento, ricordando i vari passi evangelici che ci hanno guidato in questo Avvento e scoprendo come tanti elementi trovano il loro compimento proprio in questo evento centrale della nascita di Gesù.
Le quattro domeniche di Avvento sono state caratterizzate dal richiamo alla vigilanza (Mc13,33-37), dal “grido” di Giovanni il Battista a preparare la via al Signore (Mc 1,1-8), dalla sua presenza come “voce” e come testimone della luce (Gv1,6-8.19-28), dall’invito alla gioia e infine dall’annuncio dell’Angelo a Maria che si dona totalmente a Dio affinchè in Lei si compia la sua parola (Lc1,26-38).
Ci avviciniamo allora al Vangelo della natività tenendo presenti queste tappe del nostro cammino.
Il passo di Lc 2,1-14 può essere diviso in tre parti:

Nella prima (vv.1-3) l’Evangelista ci fornisce le coordinate storiche del racconto perché la salvezza si realizza nella storia. San Luca è molto attento alla realtà storica (cfr.Lc1,1-4) e colloca l’evento narrato al tempo dell’impero di Cesare Augusto (30 a.C.-14 d.C.) che ordinò un primo censimento quando era governatore della Siria Quirinio. Il censimento (termine che ricorre 4 volte) era l’atto che sanciva una occupazione militare, politica ed economica dove i sudditi venivano contati per riscuotere le tasse e averli disponibili in caso di guerra. Esso rappresenta un esempio del potere dell’uomo sull’uomo ed è “il primo”(v.2) di tutti quelli che la storia continua a conoscere. Gesù nasce in questo contesto storico. L’evangelista Luca, per dare valore universale all’evento, sottolinea che il censimento riguardava tutta la terra ma in realtà interessava solo l’impero di Augusto.

Nella seconda (vv 4-7) appare Giuseppe che dalla città di Nazaret, in Galilea, sale in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme per farsi censire, obbedendo alle leggi della storia. Nota l’Evangelista che egli apparteneva alla dinastia davidica compiendo così la promessa fatta a Davide (2 Sam 7). Il suo cammino, la sua via, si snoda da Nazaret a Betlemme.
Accanto a lui c’è Maria, ormai sposa e incinta perché si sono compiute le parole dell’Angelo (Lc 1,30-31) e ora si compiono anche i giorni del parto(v.6). Questa seconda parte si conclude con il versetto centrale di tutto il passo (v.7) e di tutta la storia: Maria dà alla luce un figlio, lo avvolge in fasce e lo depone in una mangiatoia.
L’Altissimo si è fatto piccolo, l’Onnipotente bisognoso, la Parola infante, l’Immortale mortale. E’ il mistero dell’amore di Dio per l’uomo che si umilia per raggiungerlo.  
Le due espressioni “avvolto in fasce” e “adagiato in una mangiatoia” ci proiettano al mistero pasquale quando Gesù subirà ancora il rifiuto (“per loro non c’era posto nell’alloggio”), sarà avvolto per la sepoltura e deposto nel sepolcro. “Lo adagiò” è la parola che si usa, secondo il costume orientale, per sdraiarsi e mangiare, ma qui Gesù è posto nel luogo in cui si trova ciò che è mangiato dalle bestie, nella mangiatoia perché Lui è il pane disceso dal cielo che dona la vita all’uomo peccatore (Betlemme significa “casa del pane”). Infatti non c’è altro posto per lui nell’alloggio e questo stesso termine tornerà in Lc 22, 11 quando nell’ultima cena darà se stesso in cibo ai suoi discepoli.

Nella terza (vv.8-14) compaiono i pastori che vegliano tutta la notte e ricevono l’annuncio dell’angelo mentre una luce, segno della gloria di Dio, li avvolge. Le tenebre della notte sono rischiarate dalla luce perché “viene nel mondo la luce vera” (Gv 1, 9) e, come dice il profeta Isaia “il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce” (Is 9,1).
Questo annuncio di gioia riguarda tutto il popolo, sottolineando la valenza universale dell’evento come nel v.1, perché è nato il “Salvatore, che è Cristo Signore” cioè il Messia atteso e annunciato da tutti i profeti.
L’”oggi” attualizza per noi questo evento, oggi è nato Dio, oggi è il giorno della salvezza.
Ma ai pastori viene dato un segno per riconoscere il Messia: la nascita di Gesù, la sua storia concreta è il segno definitivo della salvezza che Dio offre oggi e sempre ad ogni uomo che accoglie liberamente l’annuncio.
Così il compimento di ogni attesa e di ogni desiderio umano si trova in questa grotta: questo è il sapiente disegno di Dio, di fronte al quale è possibile solo tacere e adorare. L’amore di Dio si incontra con la libertà dell’uomo che ancora oggi può ripetere “non c’è posto” nella mia vita per il Figlio di Dio.

Gli ultimi due versetti di questo passo (vv.13-14) riportano il canto degli angeli ripreso anche dalla liturgia nel “Gloria” che cantiamo con tutta la Chiesa nei giorni di festa: con esso gli angeli esprimono il senso di ciò che è accaduto e dichiarano con gioia che la nascita del Bambino realizza la gloria di Dio e la pace per gli uomini.
“Pace agli uomini che egli ama”: il Natale è l’annuncio radioso dell’amore di Dio per gli uomini, della Sua “buona volontà” perché l’Amore è il motivo ultimo della Incarnazione. Come ci ricorda San Paolo, con amore paterno, nella lettera a Tito “Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini” (Tt 2,11).
Il canto degli angeli può diventare così la nostra preghiera di lode “Gloria a Dio nel più alto dei cieli” e di intercessione per ogni popolo, per ogni terra, per ogni fratello “sulla terra pace agli uomini che egli ama”.


Per approfondire: nel Vangelo di Luca risuona l’OGGI della salvezza che attualizza l’evento: Lc 2, 11; 4,21; 5,26; 19,5; 19,9; 23,43



Salmo 95
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.

Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.

Davanti al Signore che viene:
si, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.

Orazione
O Dio, che hai illuminato questa santissima notte con lo splendore di Cristo, vera luce del mondo, concedi a noi, che sulla terra lo contempliamo nei suoi misteri, di partecipare alla sua gloria nel cielo.  

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