AVVENTO IV ^ DOMENICA:
IO SONO CON TE
Lc
1,26-38
Dopo un’annotazione riguardante il
tempo e il luogo, Luca presenta brevemente i personaggi. Gabriele, l’inviato di
Dio, un nome che significa “Dio si è mostrato forte”. Maria è un nome comune,
di significato incerto. Null’altro si dice. Il narratore non concede
distrazioni. L’attenzione del lettore deve fermarsi non sulle due figure, ma
sul loro dialogo. Al sesto mese (in riferimento all’annuncio fatto
dall’angelo a Zaccaria) l’angelo Gabriele (lo stesso che aveva parlato a
Zaccaria) fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazareth. Nazareth
era un villaggio della Galilea assolutamente insignificante, al punto che
Natanaele, quando Filippo gli disse di avere incontrato Gesù di Nazareth e che
era il Messia, rispose: “Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?” (Gv
1,46). La stessa Galilea era
disprezzata come una regione imbastardita dalle infiltrazioni pagane; inoltre
vi era convinzione, basata sulle Scritture, che il Messia sarebbe venuto dalla
Giudea, da Gerusalemme, dove si radicava la stirpe di Davide. Nazareth era un
villaggio sconosciuto di una regione non amata e disprezzata. Proprio in questo
contesto, così nascosto e povero, avviene l’evento che cambia il volto della
storia: lì il Verbo, il Figlio di Dio, si fa fratello dell’uomo.
…
a una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe.
Abbiamo qui
due informazioni. Una riguarda la donna promessa sposa ma ancora vergine. Il
matrimonio avveniva in due fasi: prima gli “sponsali” in cui la donna era
affidata all’uomo, senza però essere portata nella sua casa; e poi avveniva il
matrimonio pieno, quando la ragazza era condotta nella casa del marito. Maria e
Giuseppe avevano celebrato gli sponsali ma non abitavano ancora insieme.
L’altra informazione ci dice che quest’uomo, pur abitando e lavorando a
Nazareth, era della casa di Davide.
Perciò per il censimento avrebbe dovuto recarsi a Betlemme, dov’erano le
radici della sua stirpe. Inoltre, attraverso Giuseppe, Gesù sarebbe stato
discendente della casa di Davide, secondo il diritto.
La
vergine si chiamava Maria. Entrando da lei l’angelo disse: “Rallegrati, piena
di grazia: il Signore è con te”.
Sono
tre affermazioni molto forti.
Rallegrati:
Questa parola rinvia al passo del libro di Sofonia in cui il profeta invita
Gerusalemme a rallegrarsi nell’attesa del futuro Messia (cf Sof 3,14 ss.).
Quindi questa espressione ‘rallegrati, O Maria’ non è solo un saluto, ma
è l’annuncio messianico che sta per entrare in questa casa.
Piena
di grazia: Amata gratuitamente da Dio e per
sempre.
Il
Signore è con te: Essere con noi è il nome che
Dio ha rivelato a Mose`. “Io Sono con te” è una promessa che nell’Antico
Testamento è sempre fatta alle persone cui Dio affida una missione.
Queste
tre espressioni sono cariche di significato. Per questo Maria rimane turbata:
non solo per l’apparizione dell’angelo, che esprime la presenza di Dio, ma
perché avverte che c’è qualcosa di grande nelle parole dell’angelo.
Davanti
al turbamento di Maria, l’angelo dice:‘Non temere’. E’ un invito
bellissimo a non avere paura di Dio ed è una parola che risuona all’inizio del
Vangelo e lo attraversa tutto. ‘Perché avete paura?’ dirà Gesù agli
apostoli spaventati nel mare in tempesta. ‘Non temete’ dirà l’angelo
della Resurrezione alle donne che vanno al sepolcro. Di fronte a Dio non
dobbiamo temere, perché la sua presenza nella nostra vita, nella storia
dell’uomo, è sempre una presenza di amore. ‘Non temete’ è la parola che ci
rivolge in tutte le nostre paure, perché Dio ci vuol bene, incondizionatamente.
Allora
Maria disse all’angelo: ”Come avverrà questo? poiché
non conosco uomo”. E l’angelo
risponde al “come”: “Lo Spirito
santo scenderà su di te”. All’inizio della creazione lo Spirito di Dio
aleggiava sulle acque. Qui avviene una nuova creazione. Lo Spirito di Dio
scende su Maria per realizzare un nuovo inizio della storia. “La potenza
dell’Altissimo ti coprira’ con la sua ombra ”. Questo richiama la nube che
si posava sulla tenda degli ebrei dove c’era l’Arca, a significare che Dio era
presente e Mosè poteva parlare con lui (cf Es 33, 9-11). Luca usa lo stesso verbo perché ora si
realizza quello che lì era solo una profezia: “Colui che nascerà sarà santo
e sara’ chiamato Figlio di Dio”.
Maria
non chiede un segno, ma è l’angelo che glielo dà: “Ed ecco, Elisabetta, tua
parente, nella sua vecchiaia ha concepito anche’essa un figlio e questo è il
sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio”. Lo
stesso Dio, che ha reso possibile a Elisabetta la generazione di un figlio in
età avanzata, agirà anche in te.
Dopo
aver ascoltato l’annunzio grandioso dell’angelo, Maria risponde: “Ecco la
serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola. E l’angelo si
allontanò da lei”. Maria non fa nessuna obiezione: di fronte a Dio che si
affaccia alla sua vita, dà la risposta più semplice e più radicale: “Sono la
serva del Signore”, aprendosi in una totale disponibilità a Dio. Di fronte
a Lui lei ha solo da dire sì. Quel sì che il primo uomo aveva rifiutato a Dio,
Maria ora lo dice. È l’inizio del ritorno dell’uomo a Dio. Esso condurrà tutta
la vita di Gesù e avrà il suo vertice nel «Sì, Padre» di Gesù sulla croce. E da
quel momento “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.
Incarnandosi, Gesù è venuto ad abitare in
mezzo a noi per dirci: “Io sono con te, come tuo fratello in ogni momento del
tuo cammino”. Dice il profeta Geremia: “Tu
sei in mezzo a noi, Signore, il tuo nome è invocato su di noi, non
abbandonarci” (Ger 14,9).
Ma noi facciamo fatica a vederlo. Anzi, siamo portati a dire: “Signore,
perché non ti mostri? Perché tanta violenza? Perché la tua Chiesa è così
tribolata? Perché non intervieni?”. In fondo, il nostro modo di pensare è
simile a quello della gente sotto la croce di Gesù che gli diceva: “Se tu
sei il Figlio di Dio, scendi dalla croce. Se tu sei il Messia, salva te stesso!”
Lo scandalo è questo: noi vorremmo che Dio mostrasse la sua onnipotenza secondo
i nostri criteri, mentre lui interviene in altri modi.
Il
vangelo dell’Annunciazione ci assicura che Dio non si è scordato dell’umanità,
ma si è reso presente mediante il Figlio suo incarnato: non è lontano, ma è in
mezzo a noi come un Dono totalmente gratuito. Maria si apre con
radicale disponibilità all’azione di Dio, a questo dono. Non perché Maria era
grande, ma perché ha aperto il cuore, ha creduto all’amore, percio’ Dio
la scelta. “Beata te che hai creduto”, le dirà Elisabetta. E Maria
risponderà: “ha guardato l’umiltà della sua serva”.
Meditando
il mistero dell’Annunciazione pensiamo a come ognuno di noi è stato amato da
Dio e ci domandiamo: “Io ho risposto?” Non solo l’inizio del nostro rapporto
con Dio, il battesimo, ma tutta la nostra vita è segnata dal suo amore. Quante
volte noi abbiamo voltato le spalle a Dio e lui è venuto a cercarci, ci ha
chiamati, ci ha sollecitati, ci ha perdonati, ci ha rinnovato e ci ha fatti
suoi? Dio aspetta da noi non quel
semplice “dare” ma il dono totale. Perche’ il donarsi è
l’amore dato agli altri e invece, il dare è l’amore data a noi stessi.
Notate bene la differenza. Il “dono” fa sussultare l’anima di chi lo riceve (Lc
1,40-41).
Il
bellissimo salmo 135, il grande Hallel, che gli ebrei cantano nella Cena
pasquale, che recensisce tutti gli interventi di Dio nella storia del popolo
ebraico; a ogni evento il salmo ripete: “Perché il suo amore
è per sempre”. Ciascuno
di noi dovrebbe portare nel cuore questo grande Hallel per prendere coscienza di
essere amato e cercato da Dio, e trarne una grande speranza e la forza per
rinnovare il nostro “SI” generosamente.
Ringraziamo
il Signore per quest’amore che ha sempre accompagnato l’umanità e sempre l’accompagnerà.
Le tre parabole di Luca 15, la
pecorella smarrita, la moneta perduta, il figlio perduto e ritrovato attesta
questo amore incondizionato del Padre per ciascun uomo e appartengono alla
biografia di ciascuno di noi. Partendo da questa rivelazione d’amore, convinciamo
che l’Incarnazione di Gesù è la manifestazione concreta del perdono creatore di
Dio in mezzo agli uomini. Quest’amore Dio l’ha sigillato nella Croce del Figlio
suo e la Croce non può essere smentita dal Padre. Prendere coscienza di questo
è trovare il punto di appoggio per la nostra vita; credere che Dio è con noi ci
dona la serenità e pace nel cuore, anzi, fa nascere Dio dentro di noi. La
celebrazione del Natale di quest’anno ci aiuti in questo.
Salmo
88
Canterò
in eterno l’amore del Signore
Di
generazione in generazione
faro’
conoscere con la mia bocca la sua fedeltà,
perché
ho detto: E` un amore edificato per sempre;
nel
cielo rendi stabile la sua fedeltà.
Ho stretto un alleanza con il mio eletto,
ho
giurato a Davide, mio servo.
Stabilire
per sempre la tua discendenza,
di
generazione in generazione edificherò il tuo trono.
Egli
mi invocherà, Tu sei mio Padre,
mio
Dio e roccia della mia salvezza.
Gli
conserverò sempre il mio amore,
la
mia alleanza gli sara’ fedele.
Preghiamo:
Dio grande e misericordioso, tra gli
umili scegli i tuoi servi per portare a compimento il tuo disegno di salvezza,
concedi alla tua Chiesa la fecondità dello Spirito, perche sull’esempio di
Maria accolga il verbo della vita e si rallegri come madre di una stirpe santa
e incorruttibile. Ti chiediamo nel nome di Gesù nostro Signore.
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