venerdì 25 novembre 2011

Lectio da Citerna - 1^ Domenica del tempo di avvento.

1^   DOMENICA DEL TEMPO DI  AVVENTO   anno B


Oggi vogliamo meditare la Parola offertaci dalla liturgia  della prima domenica del tempo di Avvento.
Con il tempo di Avvento si apre un nuovo anno liturgico, un nuovo periodo  per il nostro vivere in consonanza con la vita della Chiesa. Sarebbe molto bello parlare dell’anno liturgico e in particolare del Tempo di Avvento, ma non è questa la sede  adatta. Soffermandoci però sul Vangelo propostoci in questa domenica, possiamo far emergere quello che il Signore ci vuol comunicare per poterci aprire in questo tempo nell’attesa del prossimo ricordo del Mistero dell’Incarnazione. Quindi dovremo attualizzare il Vangelo, cercare di comprendere ciò che la Parola di questa prima domenica di Avvento ci vuol dire  e far vivere all’inizio di questo Tempo particolare.
Innanzitutto vediamo brevemente il conteso di questa parabola:Mc 13,21-32 ; si parla di una venuta del “Figlio dell’uomo” ( v.26 ) e dell’invito a prevedere,  con attenzione ai segni, questa prossima venuta ( v. 29 ). Mc 14, 34- 41 ; è la scena della preghiera di Gesù al Getsémani; Gesù chiede ripetutamente ai suoi di vegliare per condividere la sua intima sofferenza e la sua preghiera al Padre.
Il nostro brano è un pressante invito, da parte di Gesù, a vegliare in vista di un ritorno. Ci sono quindi due fondamentali elementi: il Vegliare da parte dell’uomo, il ritorno, la venuta da parte di Dio.
Vorrei proporre due schemi che ci possono illuminare e fornirci un percorso su cui basare la nostra riflessione personale questa sera, ma soprattutto l’atteggiamento interiore con cui vivere questo tempo di Avvento.
Vigilare o vegliare è l’atteggiamento di chi attende; e attendere presuppone il desiderare una persona, un avvenimento; e il desiderio scaturisce da una situazione di bisogno: sono queste le fasi di un semplice processo che si radica nella vita interiore di ogni essere umano: dal bisogno scaturisce il desiderio che genera un atteggiamento di attesa la quale rende necessaria un vigilanza (cfr. Tb 10,7 ).

Ora pensiamo al modo di agire di  Dio e in particolare quale sia il Suo relazionarsi con l’uomo, come agisce nei confronti dell’umanità: è un Dio che si fa continuamente presente all’uomo, che segue il suo cammino da vicino.
Esaminando in particolare un brano del profeta Ezechiele ( Ez 43,1-9 ) troviamo tre verbi per indicare la .presenza del Signore nel tempio rinnovato: venire ( vv. 1.4 ), riempire (v. 5 ), abitare (vv.7.9 ).Insieme questi tre verbi esprimono una progressione; il primo significa nello stesso tempo venire ed entrare. La gloria di Dio che aveva abbandonato il vecchio tempio viene ora da oriente ed entra nel nuovo tempio; questo verbo è usato per Dio una quarantina di volte nell’AT; questo vuol dire che c’è uno spazio nel nostro mondo che si apre alla presenza divina; Dio è il Dio del cielo, ma è anche un Dio che viene, il mondo è altro da Dio, ma è anche spazio che accoglie Dio, lo spazio umano diviene un recipiente atto ad accogliere la presenza di Dio stesso, e se Dio riempie, non c’è spazio per nient’altro ( idoli, peccato ecc. ) , quando Dio vivente entra nello spazio mondano, lo riempie e quindi lo completa, lo porta a piena realizzazione. Dio, inoltre, nel nostro brano viene per porre la sua abitazione in mezzo al popolo; perché Dio possa abitare in mezzo agli uomini, bisogna che lo spazio umano possa diventare spazio sacro, esige cioè la formazione di una umanità nuova capace di rispondere alla presenza di Dio con la propria fedeltà.
Il brano tratto dal profeta Ezechiele illumina il grande evento del Natale nel suo significato più profondo: Dio viene definitivamente nel tempio della nostra umanità, nella persona del suo unigenito ,per riempirla della sua presenza, per porvi una stabile dimora. Questo straordinario evento è avvenuto 2000 anni fa , ritorna in pienezza ogni anno nel giorno del Natale, avviene in ogni celebrazione del’Eucarestia.
La vigilanza cristiana non è paura né un aspettare passivo che il Signore venga; consiste nel vivere con pienezza la propria vita, nutrita dalla preghiera per preparare in noi un cuore vergine ( Ct 5,2 ), aperto cioè e disponibile ad accogliere, come in un tempio il Dio altissimo e farne sua abitazione. E’ ciò che è avvenuto, in modo eccellente, in Maria, nuovo tempio del popolo di Israele, modello ed esempio per tutta l’umanità.
La vigilanza, perciò, mobilita le nostre energie, ci rende protagonisti nella Chiesa e nel mondo pronti e solleciti; essa è soprattutto attenzione assidua alla Parola di Dio per esultare ogni volta che in essa scorgiamo il volto dell’Amato che viene. Il Cristo infatti non è soltanto colui che verrà ( nel prossimo Natale o alla fine dei tempi ), ma colui che viene incessantemente.
 Come abbiamo detto, la natura umana vive costantemente in una situazione di incompletezza, di bisogno di essere riempita. Amare Cristo significa desiderare la sua definitiva manifestazione , attendere che egli, con la sua venuta, guidi al suo ultimo destino tutto l’universo rigenerato, vigilare per essere pronti ad accoglierlo, ad aprirgli le porte del tempio che è ciascuno di noi perché lo Spirito, riempiendo il nostro essere ci porti alla comunione perfetta con il Padre.
 Come potremmo dunque non desiderare e amare la sua venuta? La nostra vita perciò se la viviamo, nella coscienza dei nostri limiti, desiderando e attendendo con un cuore vigile e attento il Cristo che viene, diviene  liturgia di un Avvento perenne.

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