Ho la presunzione di ammettere che non sono mai rimasta insensibile alle sofferenze fisiche delle persone ,forse perché per prima ho sperimentato il dolore fisico e la paura di non farcela. Non è stata una formale presentazione di un libro qualsiasi ma un’umile dimostrazione di un padre ed una madre che lottano ,nonostante la disperazione,con fede e forza attaccati alla vita e in questo caso la vita di un’ angelo,che il signore ha donato loro. Chiunque avrà modo di leggere il libro, si renderà conto del fatto che nella vita tutto è risolvibile: anche i problemi che sembrano insormontabili diventano spesso nulla se rapportati con quelli ben più gravi legati alla salute. In questo caso, la salute di un bambino piccolo che sembrava avere la sorte segnata. La partenza dall'ospedale di Sansepolcro al Meyer attraverso Città di Castello e Perugia; un tragitto fatto di presunti errori sanitari ,per una diagnosi non riconosciuta di diabete mellito di tipo 1. Coma farmacologico, coma chetoacedosico, coma cerebrale più tre arresti cardiaci: queste le tremende prove che Plinio ha dovuto superare, compresa l'estrema unzione. Il libro non è assolutamente un atto di denuncia ,ma ciò che papà Jacopo ha voluto fare come dice lui stesso è creare un "contenitore" di sensazioni incredibili che non aveva mai provato, davanti alle situazioni di estrema emergenza e alle continue lotte contro il tempo. Impossibile rimanere insensibili ed io mi sono commossa più di una volta ed allo stesso tempo indignata per la scarsa sensibilizzazione a questa malattia che per diagnosticarla ci vuole solo una punturina nel dito e venti secondi per sapere l’esito ,venti secondi!!!un tempo ristrettissimo contro una vita spesa nel dolore e nel sacrificio Credo quindi che la stessa lettura costituisca per tutti un ottima e salutare "medicina" di vita, non dimenticando che chi acquista una copia del libro fornisce in automatico un contributo al Meyer di Firenze.
Una preghiera per Plinio e la sua famiglia.
Simona.
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